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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/10/2010  -  stampato il 10/12/2016


Nasce il settore giovanile dell'Astrea

Nelle periferie più nascoste delle città, spesso così lontane dalle grandi metropoli per abitudini e tenore di vita, c’è fortunatamente a volte una palla che rotola ad allietare i pomeriggi ed i giochi di bambini e ragazzi. 

E’ un giocattolo che travalica distanze e linguaggi, che armonizza caratteri e accorda persone differenti più di qualunque altra campagna sociale a favore dell’integrazione quella sfera su un prato o tra lo spazio rubato al cemento dei palazzi, alle macchine in sosta o in transito. 
Quella palla è già integrazione, senza altri argomenti necessari a dire quanto sia utile. 
E’ una medicina preziosa alla voglia di esserci di ognuno che la calci, senza sé e senza ma, senza necessità di ingaggi in squadre importanti e senza i riflettori delle pay tv puntati addosso. 
Il calcio è  lo sport che su tutti è in grado di catturare le attenzioni di un pubblico che sui giornali o in tv lo segue con numeri che fanno registrare uno share da finale del Festival di Sanremo, come si sarebbe detto qualche tempo fa, o da lunedì di grande fratello per attualizzare un pò di più. 
Ma al di là dello spettacolo mediatico che alimenta questo calcio popolarissimo del nostro stivale, al di là degli interessi economici che lo muovono e lo fanno odiare da molti cultori degli sport minori che sono invece animati dalla sola passione per la disciplina e niente di più,  è anche uno strumento potente e importante di crescita abitudine al rispetto delle regole per moltissimi giovani che lo praticano, a qualunque livello o età, così come altre situazioni giovanili non riescono ad essere molto spesso. 
Il rischio dell’alternativa delle periferie alle pratiche sane come lo sport è, non di rado, quello del non trovare nulla di interessante nel lecito delle attività che offrono le città che si abitano: i sassi dal cavalcavia qualche anno fa, i cattivi maestri che portano ad avvicinarsi alla droga o all’alcool, le corse notturne  in macchina alla ricerca di altri e inspiegabili tipi di ebbrezza di vita, le violenze di gruppo filmate in classe e rigorosamente messe in rete o la sola attitudine alla violenza che porta a scene di guerriglia urbana, ai pugni sferrati sotto una stazione del metrò per una fila non rispettata alla biglietteria,  o a  tutti quei delitti maturati nell’intimo della crescita della persona, fanno credere che sia necessario prevenire in modo che le condizioni dalle quali tutti questi mali sociali del nostro tempo non possano prodursi e lavorare tanto da far scrivere altre pagine nere in cui siano protagonisti ragazzi che potevano essere preservati da una crescita deforme, che dovevano essere guidati verso percorsi migliori rispetto a quelli tracciati dall’essere cresciuti  da soli tra richieste implicite di guide sicure per l’avvenire, e famiglie spesso troppo impegnate ad assicurare il solo pane rispetto alle tante esigenze che ad un nucleo domestico vengono demandate più del cibo, dei vestiti o del superfluo a cui la crisi o il consumismo spicciolo ci hanno abituati. 
Nell’ambito dell’attività caratterizzante l’importante mestiere  della Polizia Penitenziaria si è sempre parlato molto di trattamento e rieducazione quali cardini fondamentali del servizio d’istituto dei baschi azzurri al servizio del Paese. 
Tutto estremamente fondato il discorso relativo a tali sfide che ogni appartenente al corpo deve assumersi quotidianamente nell’espletamento del suo ufficio, ma allo stesso tempo in cui ci si impegna a despondere spem anche di una vita diversa una volta fuori dalle mura del carcere per chi ha la sorte di trascorrervi una parte della propria esistenza, si dovrebbe operare con iniziative utili a che i possibili abitanti delle patrie galere non varcassero mai la loro soglia. 
Buoni maestri e attività sane per  assicurare delle speranze di vita migliori rispetto a quelle designate da  una noia giovanile che fa deviare da qualunque radice sana dalla quale si inizi la crescita, sono l’altra sfida da raccogliere dalla  nostra società per dirsi migliore ed evoluta in un tempo in cui le persone da prendere a vero esempio sono spesso poche rispetto a quelle che i media ci raccontano come uomini o donne di successo.
Forte anche di questa consapevolezza, in una realtà periferica come quella di Ostia che non ha un tasso di criminalità da allarme sociale ma ha numeri di abitanti importanti tanto da rendere necessaria qualche sana iniziativa in più a vantaggio di una corretta formazione giovanile, è partito dalle fila della  Polizia Penitenziaria il progetto della As Astrea calcio per la categoria dei giovanissimi provinciali del Lazio (fascia B girone A).
Per la prima volta in 62 anni di storia, dopo aver raggiunto tra l’altro la militanza in serie C e soddisfazioni che l’hanno posta all’attenzione non solo del calcio laziale e romano in particolare,   la As Astrea Calcio si sta occupando anche delle categorie agonistiche, mai fatte dal 1948 ad  oggi. 
Grazie ad un accordo con la A P.D. Vega, i giovanissimi, classe 1997, partecipano ai campionati federali, iniziati domenica 17 ottobre, indossando i colori bianco e azzurro dell’Astrea.
E’ partito infatti a seguito dell’assenso ottenuto dal consiglio direttivo dell’Astrea presieduto dal capo del Dap dott. Franco Ionta,  il progetto Astrea giovani e  la scuola calcio Astrea-Vega.
La  spinta propulsiva all’idea è stata dal dal ds Astrea, comm. Marcello Tolu, particolarmente attento alla necessità di coinvolgere i ragazzi in iniziative utili alla loro crescita e a quella del movimento calcistico laziale in un ambiente sano quale quello generato dall’unione della A P D Vega ed il team della Polizia Penitenziaria di gloriose tradizioni..
Le attività sportive del settore si svolgono presso l’impianto P Giannattasio di Ostia- Stella Polare, una struttura  immersa nel verde e ben attrezzata, che ha ospitato l’Astrea nelle partire di campionato disputate in casa durante i lavori di strutturazione di Casal del Marmo..
Nella prima giornata di campionato disputata in casa il 17 ottobre 2010, l’Astrea giovanissimi ha incontrato la formazione del Cretarossa Nettuno pareggiando per zero a zero ma strameritando la vittoria con un passivo per gli ospiti ingente a giudicare dalle occasioni create e dal dettaglio, non trascurabile, di una dominanza di campo e di palla non comuni per tutto il tempo regolamentare.
Il gruppo dei giovanissimi del 1997 è ingente: ben 28 sono i componenti papabili per l’undici che gioca la partita di ogni domenica, ma al di là del titolare in campo o no, del gol, della vittoria settimanale o della classifica,  l’elemento fondamentale che deve plaudire alla nascita del sodalizio romano, è proprio la vivace partecipazione di ragazzi locali ad un sano avviamento all’attività sportiva, che migliora le attitudini fisiche e mette al riparo dalla solitudine e dalla noia del pomeriggio dopo la scuola.
Il mister che guida il gruppo è l’assistente capo di Polizia Penitenziaria Mauro Sambucini.
E’ lui che allena i ragazzi coadiuvato dall’allenatore in seconda Roberto Conti.
Mauro è approdato nel Corpo nel lontano 1992. 
Dopo delle esperienze positive trascorse ad allenare le categorie degli esordienti e dei giovanissimi del Ladispoli calcio e della Cisco, è arrivato a capo di questa fondamentale esperienza che coinvolge la Polizia Penitenziaria e la A P D Vega in un sodalizio sano e vincente. Le caratteristiche  caratteriali del nostro mister assistente lo aiutano molto al contatto con i giovani allievi. 
Mauro è dolce socievole e ben disposto verso l’insegnamento ai ragazzi. Con loro è impegnato sul campo di Ostia per gli allenamenti tre volte alla settimana. 
La partita di campionato viene svolta sempre dopo quella della juniores dell’Astrea, il sabato pomeriggio: l’opportunità di vedere e prendere a modello i ragazzi più grandi è già uno sprone importante a crescere e migliorarsi. 
Un’opportunità che negli auspici della prima squadra dell’Astrea in prospettiva futura  potrebbe significare avere un vivaio da cui attingere sin dalle fasce giovanili se i piccoli dimostreranno in futuro di essere cresciuti sportivamente ed umanamente per vestire e difenderne la maglia, ma che sarà una vittoria anche solo se, anche lontani dai campi verdi un domani,  tanti giovani cresceranno come uomini abituati al rispetto della legalità e delle regole che sono alla base di qualunque sport, come il calcio insegna, ma come soprattutto la più importante  partita con la vita dovrebbe far sperare che avranno acquisito nel loro patrimonio di consapevolezza e valori.