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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/10/2010  -  stampato il 10/12/2016


Gorbaciof

Toni Servillo è Marino Pacileo povero cristo con  una squallida esistenza vissuta fra la galera, dove lavora come contabile, e le bische dove gioca d’azzardo. 

Una vistosa voglia che ha sulla fronte sta all’origine del soprannome con cui tutti lo chiamano: Gorbaciof.  
Marino non ha nessun amico vero, soltanto infidi colleghi e i deliquenti di mezza tacca dell’ambiente del gioco clandestino.
Gorbaciof, (ancora un’ottima prova di Toni Servillo)  è un uomo che si trascina nello squallore e nella solitudine, fino a quando, imprevedibilmente, si innamora della figlia di un ristoratore cinese (Mi Yang), una ragazza dolce e remissiva che non spiccica una parola d’italiano ed irrompe nella sua vita e nel suo cuore gelido con la sua situazione difficile, disperata, perchè risucchiata dai guai paterni. 
Nel retrobottega del ristorante cinese, intorno al tavolo di gioco, si aggirano infatti molti delinquenti. 
Nella ragazza, Gorbaciof troverà qualcuno di cui prendersi cura, qualcuno che risveglia in lui una vocazione umana, qualcuno da amare (e proteggere) disinteressatamente.
Gorbaciof e la giovane cinese percorrono le strade di un amore puro, fatto di sguardi, di carezze delicate e di delicato erotismo. Per lei, per salvarla, Gorbaciof si metterà nei guai.
Ma l’amore non basta. Non basta a risanare un mondo corrotto e spietato. 
Quanto avviene dentro Gorbaciof non trova corrispondenza fuori di lui, pregiudicando il lieto fine sospirato. 
Un fatalismo triste, un destino infausto, farà fallire il tentativo di redenzione di Gorbaciof e ne causerà la definitiva perdizione.