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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/10/2010  -  stampato il 08/12/2016


Appello al Ministro Alfano: dedichi un po’ più del suo tempo e del suo impegno politico alla Polizia Penitenziaria

Nonostante la drammatica situazione delle carceri diventi sempre più drammatica, continua l’assurda inerzia del Governo e della politica nei confronti del sistema penitenziario italiano.

Più volte, più di qualcuno, ha fatto ricorso all’ossimoro silenzio assordante per definire l’atteggiamento del Governo, in particolare del Ministro della Giustizia, nei confronti dell’esecuzione penale.
In verità, non si può proprio parlare di silenzio in quanto sia Alfano, sia Ionta continuano a parlare, senza soluzione di continuità, di Piano carceri e di assunzioni straordinarie ormai da più di un anno.
Purtroppo, però, al di là dell’effetto annuncio tanto caro alla politica, nessun atto concreto ha fatto seguito alle chiacchiere da bouvette.
Il famigerato piano carceri di Ionta rimane ammantato da una cortina fumogena impenetrabile, dietro la quale sembra esista un pool di esperti esterni all’amministrazione che sta lavorando incessantemente da parecchi mesi. 
Quasi fosse intervenuta una secretazione da Mistero di Stato, non è dato sapere da chi è composto questo Gruppo di Lavoro, quali obiettivi si sia prefisso e quali risultati siano stati raggiunti.
Ancora peggiore lo stato dell’arte del provvedimento legislativo sulla detenzione domiciliare, quello all’interno del quale è prevista l’assunzione straordinaria dei famigerati 2.000 agenti (che nel frattempo pare siano diventati 1.800 e che rischiano una ulteriore erosione numerica come le spiagge del mar Tirreno), che dopo aver ottenuto la procedura d’urgenza alla Camera dei Deputati ed essere stato approvato in tutta fretta in sede legislativa dalla Commissione Giustizia, ha improvvisamente perso le sue caratteristiche di provvedimento emergenziale al Senato della Repubblica dove è stato declassificato a ddl ordinario e messo in coda a tutti gli atti legislativi in lista di attesa. 
Assurda, paradossale e finanche ridicola questa situazione, laddove un ramo del Parlamento riconosce l’urgenza di un provvedimento e l’altro ramo – composto dagli stessi partiti e dalla stessa maggioranza – smentisce se stesso e ne derubrica l’emergenzialità.
Innegabile che, anche noi, paghiamo dazio alla incredibile situazione politica attuale ma non mi sembra sufficiente nemmeno una simile scriminante per giustificare una vera e propria omissione della classe politica nei confronti di quella parte dello Stato che Voltaire definiva come indicativa del suo livello di civiltà.
Nonostante l’ottimo rapporto politico che il Sappe ha istaurato con il Ministro Alfano (e nonostante altrettanta stima e simpatia che intercorre) non possiamo non sottolineare il gravissimo handicap risentito dal Corpo che sembra orfano del proprio Ministro in Parlamento e all’interno della compagine governativa.
Ci rendiamo tutti conto del fatto che il nostro Guardasigilli è impegnato full time con l’attività politica del suo partito, ma ci rendiamo altrettanto conto che tale attività ha finito per far diventare residuale il proprio impegno di Ministro della Giustizia.
E questo è sicuramente il nostro più grande rammarico soprattutto laddove siamo assolutamente consapevoli delle grandissime qualità politiche e di governo di Angelino Alfano che, siamo convinti, porterebbero risultati di indubbia eccellenza per il Corpo se fossero messe completamente al servizio della Polizia Penitenziaria. 
Ed è, soprattutto, per questo motivo (per la consapevolezza delle sue grandi qualità politiche) che mi permetto di rivolgergli un appello accorato da parte di quarantamila poliziotte e poliziotti penitenziari:
Signor Ministro ci dedichi un po’ più del suo tempo e del suo impegno politico.