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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/11/2010  -  stampato il 10/12/2016


Pregate per la Polizia Penitenziaria.

 

Domenica 31 ottobre, (XXXI del tempo ordinario), in tutte le chiese d’Italia, un passaggio della preghiera dei fedeli è stato dedicato a chi lavora nelle carceri.
 “ Ti preghiamo per chi lavora nelle carceri: possano affrontare ogni situazione con saggezza ed equilibrio, preoccupati di rispettare la dignità di ogni persona. Preghiamo: Ascolta, o Padre la nostra supplica.”
   La chiesa spesso si ricorda degli oppressi, dei carcerati e di chi lavora al servizio degli altri, come la Polizia Penitenziaria, e le preghiere dei fedeli rivolti al Signore hanno il compito, direi quasi di proteggere questi lavoratori da momenti di sconforto, ed infondere coraggio, equilibrio, finalizzati al rispetto della dignità del detenuto.
   C’è però uno scollamento evidente nella società causato dagli estremisti della pena (lo chiuderei e butterei via la chiave……a pane e acqua come una volta li tratterei…….pure il televisore hanno in cella? Adesso portategli pure una donna…….), gli ultragarantisti (anche il sovraffollamento nelle celle è una forma di tortura…..ogni detenuto deve avere uno spazio vitale di 3 metri quadrati……l’ispezione anale, la flessione fatta fare al detenuto è una violenza fisica e psichica), i cristiani che, indifferentemente da eventuali orribili reati commessi dai detenuti pregano per questi affinchè si redimino e ripensino ad un futuro diverso; in mezzo a queste categorie di pensatori, ci siamo noi: i poveri poliziotti penitenziari o meglio tutti gli operatori penitenziari per i quali in tutte le chiese si è pregato.
   Da uomo qualunque, penso però che al momento in cui muore un detenuto in carcere, non solo perché si è suicidato, ma anche per una grave malattia, un infarto o altro, ecco che le categorie che hanno una visione diversa, l’una dall’altra, della pena, si coalizzano e chiedono subito che venga fatta chiarezza su quella morte. Immediatamente piovono esposti da ogni parte e la Procura apre un’inchiesta su quella morte che necessariamente diventa “sospetta” solo perché è avvenuta in carcere.
   Premesso che ogni giorno assistiamo impotenti alle morti più disparate per malattie anche in soggetti giovani, per suicidi anche di gente che all’apparenza aveva tutto dalla vita e che scorriamo le pagine dei giornali con una indifferenza preoccupante soffermandoci solo ai titoli principali, ma quando muore un detenuto colpito ad esempio di infarto ecco che l’attacco mass mediatico è rivolto all’istituzione carcere e un’ombra di sospetto viene gettata immediatamente su poliziotti penitenziari, direttori, medici ed infermieri. Non l’hanno curato bene? l’hanno torturato? è stato oggetto di violenza? Aveva meno di 3 metri quadrati a disposizione? (non mettetevi a ridere ho visto misurare una cella da un geometra nominato perito dalla Procura!!! Qualche tempo prima vi era morto un detenuto per cause naturali!!!!) e magari proprio quella categoria che avrebbe buttato le chiavi perché il soggetto era un pedofilo, adesso conduce la battaglia affinchè sia resa giustizia a quella famiglia per quella morte dentro il carcere.
   E’ davvero preoccupante questo fenomeno, questo automatismo per cui per ogni morto in carcere scatta un’inchiesta penale alla caccia dei colpevoli per un futuro congruo risarcimento danni alla famiglia – a volte penso che le famiglie di questi poveretti vogliano sfruttare la morte del loro congiunto che da vivo probabilmente non avrebbe fruttato un euro, per avere risarcimenti dallo Stato.
   Ed è davvero preoccupante come per queste inchieste (ve ne saranno attualmente almeno una cinquantina in tutta Italia) e a difesa degli operatori penitenziari non si levi mai una voce autorevole dal DAP.
   E allora non ci resta che affidarci alla fede e alla chiesa - nostre uniche alleate in questo difficile lavoro – e pertanto preghiamo, ogni domenica, insieme per il per gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria e per tutti gli altri operatori oggi sotto inchiesta a causa di una morte naturale di un detenuto.
 
Uomo Qualunque