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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/11/2010  -  stampato il 11/12/2016


Mauro Rostagno e Peppe Montalto uccisi dallo stesso killer?

 
In questi giorni, la cittadinanza trapanese ha esultato per la notizia sulla conclusione delle indagini per l’omicidio del giornalista Mauro Rostagno.  
 
L'ordinanza di rinvio a giudizio nei confronti di Vincenzo Virga, capo mafia di Trapani, accusato di essere il mandante, e nei confronti di Vito Mazzara, uomo d’onore di Valderice e Custonaci, è stata firmata il 22 ottobre u.s., dal procuratore aggiunto della Dda di Palermo Antonio Ingroia e dal pm Gaetano Paci. Adesso la cancelleria del Giudice per le Indagini Preliminari dovrà fissare la data dell’udienza. Il processo in Corte di Assise a Trapani, se il gup accoglierà la richiesta di rinvio a giudizio, dovrebbe cominciare non prima della prossima primavera, quando nel frattempo saranno trascorsi 23 anni da quel delitto.
 
Ad uccidere Mauro Rostagno, quindi, secondo la tesi investigativa fu Vito Mazzara, killer infallibile e campione di tiro al piccione come amava definirsi, agli ordini del capo della mafia trapanese Vincenzo Virga; Mauro Rostagno dava fastidio alla Mafia – con i suoi editoriali dalla emittente televisiva RTC lanciava strali contro i boss e i politici conniventi con i mafiosi, apriva gli occhi alla gente usando un linguaggio chiaro e diretto, auspicava il formarsi di una coscienza popolare purtroppo da sempre intorpidita da favori politici, e dall’omertà. 
 
Ma la cosa che colpisce di più è che un filo di sangue lega l’omicidio Ristagno (1988) con quello di Montalto (1995); a compiere gli omicidi in provincia di Trapani è sempre lo stesso fucile calibro 12 appartenente a Vito Mazzara il killer preferito di Vincenzo Virga, l’infallibile tiratore che mira solo al bersaglio perché sicuro di non sbagliare (infatti Rostagno si trovava con una ragazza all’interno dell’auto – che non fu colpita – così come non furono colpite la moglie e la figlia del nostro compianto collega Montalto, pur essendo sedute a pochi centimetri di distanza).
 
Insomma, dopo anni di indagini, depistaggi (si seguiva la tesi che gli assassini erano da ricercarsi tra i vecchi militanti di Lotta Continua – di cui Rostagno fu uno degli elementi di spicco -  o addirittura dall’interno stesso della Comunità Saman) la verità era a portata di mano e gli strateghi erano sempre gli stessi ovvero quei mafiosi che decretarono la morte del collega Montalto.
 
Ancora una volta emerge l’importanza , in questo caso fondamentale, delle intercettazioni in carcere senza le quali, non sarebbe stato possibile scoprire la verità su tantissimi episodi criminali, ultimo dei quali ma non per ordine di importanza la scoperta di un arsenale di armi della Mafia seppellito all’interno di una delle più prestigiose ville pubbliche di Palermo!!!
 
Nuvola Rossa

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