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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/11/2010  -  stampato il 08/12/2016


In ricordo dell’assistente capo Pietro La Pica.

 

Oggi, 8 novembre 2010, sono stato al funerale di un caro collega, Pietro La Pica, scomparso prematuramente alle soglie dei cinquant’anni, distrutto da un’orribile malattia che lo aveva fatto soffrire per cinque lunghi anni.
   
    Da tempo non assistevo ad un funerale così partecipato e commosso, con la chiesa stracolma di gente, tra cui numerosissimi colleghi e pensionati del Corpo, con un’omelia toccante come solo il cappellano delle carceri di Trapani, monsignor Gaspare Gruppuso, profondo conoscitore dell’ambiente, poteva fare, con il “silenzio” suonato all’uscita della chiesa da un trombettiere mentre tutti i colleghi erano ritti sull’attenti nell’ultimo omaggio alla salma.
   
     L’assistente capo Pietro La Pica, prima di ammalarsi, prestava servizio all’NTP di Trapani ed era un ragazzo gioviale e benvoluto da tutti. Abile calciatore, non mancava di dare il suo grande contributo a centrocampo in tutte le compagini della Polizia Penitenziaria presenti in tutti i tornei di calcio amatoriale.
   
     Lo ricordo soprattutto come uno dei trascinatori della protesta sindacale che, nel novembre 1996, portò la polizia penitenziaria di trapani su tutte le prime pagine dei giornali per quei mitici nove giorni di auto consegna in istituto per protestare per la carenza di personale e condizioni lavorative migliori.
   
     Pietro ha lasciato moglie e tre figli, ai quali la polizia penitenziaria di Trapani e Marsala è stata, e sarà anche nel futuro, particolarmente e concretamente vicina per qualsiasi bisogno.
   
     Un amico comune, l’assistente capo Pietro Calega, autista navigato dell’NTP mi aveva consegnato un biglietto d’addio da poter far leggere a qualcuno in chiesa ma nessuno ha avuto la forza di leggerlo in quanto eravamo sopraffatti dall’emozione; però voglio trascriverlo ed è come se lo avessimo letto alla presenza di tutti i colleghi della polizia penitenziaria:
 
Caro Pietro, oggi Dio ti ha voluto lassù nel cielo al suo fianco, togliendoti la sofferenza e dandoti la serenità. Molti di noi ti abbiamo conosciuto come una persona semplice, sempre pronto a regalare un sorriso, sempre pronto a tendere la mano a chi ne aveva bisogno, sempre pronto a proteggere i più deboli. Da lassù continuerai a proteggere ed amare i tuoi figli, tua moglie e tutti coloro che hai amato in terra. Chi non ti ha conosciuto non può sapere che angelo speciale sei; un angelo che molti vorremmo avere durante il nostro cammino della vita. Ciao caro Pietro, sei e sempre sarai nei nostri cuori.”
 
Giuseppe Romano