www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/11/2010  -  stampato il 05/12/2016


Nel 2011 arriveranno nelle carceri pił di tremila nuovi agenti (e cinque nuovi dirigenti generali)

Dopo tante lotte, numerose manifestazioni di protesta e tanti (troppi) suicidi di Poliziotti Penitenziari e detenuti, finalmente la politica si è messa una mano sulla coscienza e ci ha concesso un po’ di respiro.

Un bando per seicento agenti già pubblicato in G.U., un altro per ottocento (che saranno presi integralmente dalla graduatoria degli idonei non vincitori degli ultimi concorsi) che sarà bandito entro il 31 dicembre ed, infine, grazie alla nuova legge sugli arresti domiciliari, un concorso per altri duemila (1800?) agenti da bandire nel 2011.
Certamente apprezzabili questi interventi del Governo e del Parlamento e, sicuramente, senza di essi ci sarebbe stata una catastrofe con gli istituti penitenziari che, probabilmente, sarebbero implosi su se stessi, ma va detto, con forza, che tremila agenti non risolveranno affatto, in maniera definitiva, i problemi del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Da affermare, infatti, con fermezza che entro il 2011 almeno mille poliziotti andranno in pensione nonostante il blocco, circa settecento verranno persi in organico perché destinati a diventare vice ispettori e almeno altrettanti  parteciperanno al concorso per vice sovrintendente che non potrà non essere bandito nel 2011.
Siccome la matematica, a differenza della politica, non è una opinione il saldo tra il dare e l’avere nel 2011 sarà positivo per appena cinquecento agenti, a fronte della carenza di seimila esistente allo stato attuale.
Ciò significa che, comunque, il Corpo di Polizia Penitenziaria resterà carente in organico di oltre cinquemila agenti.
Pur tuttavia, siamo e restiamo soddisfatti di aver ottenuto (in un momento così drammatico per il paese) questi tremila nuovi agenti che porteranno, comunque,  nuova linfa, entusiasmo ed energia nelle carceri italiane, stanche e sovraffollate, restando consapevoli , però, del fatto di non aver ancora vinto la guerra ma soltanto una battaglia per i diritti dei colleghi.
Per dirla con Einstein: «E' meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione».
Dico questo perché ho assistito in questo ultimo anno, come del resto hanno assistito tutti i colleghi, allo Show del Biasimo messo in atto da uno dei tanti sindacalisti-profeta che si agitano nel panorama del Corpo.
Ho letto decine e decine di comunicati che, pur di attaccare Ionta ed Alfano, sparavano addosso alla legge che conteneva la norma per l’assunzione dei 2000 agenti, oltre che al cd. Piano Carceri di Ionta.
Ovviamente, è assolutamente legittimo che chiunque possa esprimere liberamente la propria opinione (è un diritto tutelato dalla nostra Costituzione) ma nel caso di specie mi è sembrato di assistere, piuttosto, ad una vera e propria campagna di denigrazione e di delegittimazione del Ministro e del Capo del  Dipartimento verso i quali sembrava manifestarsi un particolare livore ed accanimento a prescindere dalla materia del contendere.
Ma anche qui restiamo nel campo delle opinioni e sarebbe stato legittimo anche questo, se non fosse che tutta questa serie di mistificazioni come effetto collaterale ha finito per inficiare anche l’iter parlamentare della legge sulla detenzione domiciliare nella misura in cui alcuni parlamentari (per ostruzionismo politico o per legittima curiosità) sono andati ad assecondare talune obiezioni suggerite dal Sindacalista-Profeta ed hanno rallentato, di molto, l’approvazione del provvedimento.
Stendiamo un velo pietoso, infine, sul fatto che quello stesso Sindacalista-Menagramo ha sbandierato poi ai quattro venti l’approvazione della legge sulle assunzioni, quasi come fosse stato merito suo il buon esito della norma.
Ma, forse, abbiamo dedicato fin troppo tempo a queste polemiche di bottega di chi, non essendo capace di azioni concrete, continua ad affabulare con la propria demagogia oscurantista che, per nostra fortuna, non ha mai inciso concretamente sulla politica penitenziaria degli ultimi vent’anni.
Nel 2011 avremo, anche, cinque nuovi Dirigenti Generali Penitenziari che dovrebbero andare ad occupare, al più presto, i cinque provveditorati rimasti senza titolare.
I cinque neo Dirigenti Generali, ai quali inviamo i nostri migliori auguri, sono Maria Claudia Di Paolo, Bruna Brunetti, Gianfranco De Gesu, Maurizio Veneziano e Giuseppe Martone.
I provveditorati rimasti scoperti sono Basilicata, Calabria, Lazio, Puglia, e Sardegna.
Non sarebbe male se, in concomitanza con le assegnazioni dei nuovi, il Capo del Dap procedesse ad un generale piano di avvicendamento di tutti, o quasi tutti, i Provveditori.
Ancor più necessario sarebbe un vero piano nazionale di avvicendamento dei Dirigenti degli istituti penitenziari soprattutto laddove sono titolari dell’istituto da più di dieci anni (si pensi che in qualche carcere ci sono Direttori titolari da più di venti anni ed in qualcun altro addirittura da più di trenta).
Vedremo se Ionta e Turrini avranno la forza ed il coraggio di attuare un generale  rinnovamento dell’amministrazione penitenziaria a beneficio, soprattutto, della Polizia Penitenziaria che avrebbe, così, il vantaggio di essere amministrata da nuovi dirigenti che, forse, potrebbero avere un po’ più di entusiasmo e di buona volontà nel gestire il personale dipendente.
Non sarebbe affatto male, infine, se un tale rinnovamento potesse partire proprio dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria dove, come è noto a tutti, vi sono numerosi dirigenti che vi stazionano da più di un Ventennio (...e la parola Ventennio sa tanto di Regime).