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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/11/2010  -  stampato il 10/12/2016


Il Terzo Polo e le elezioni politiche del 2011

C’è stata una fase della politica italiana, quella immediatamente antecedente alle ultime elezioni politiche, in cui il Paese sembrava essersi avviato verso un sostanziale bipolarismo che avrebbe dovuto garantire stabilità e governabilità. Infatti, Margherita e Partito Democratico della Sinistra si fusero  in un’unica formazione politica, dando vita al Partito Democratico (PD). Dopo poco tempo, anche Forza Italia e Alleanza Nazionale, tra mille dubbi e perplessità di Fini e di gran parte dei dirigenti del partito erede del Movimento Sociale, aderirono all’idea di Berlusconi di dare vita ad un’unica  formazione politica: Alleanza nazionale e Forza Italia furono sciolte ed i rispettivi dirigenti fondarono il Popolo della Libertà (PDL). Nacquero, quindi, due formazioni politiche, PDL e PD, che si presentarono alle elezioni del 2008 ed ottennero, rispettivamente, circa il 36% ed il 34% dei consensi. Il PDL era ed è guidato da Silvio Berlusconi, il PD era guidato da Walter Veltroni, due leader molto diversi per personalità, formazione politica e culturale. Questo è noto a tutti e non è certo il caso di spiegarlo in questa sede. Walter Veltroni, dando vita al PD, scelse di staccarsi definitivamente dalla sinistra radicale. Ciò determinò l’isolamento di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani che non riuscirono ad entrare in Parlamento e, al tempo stesso, consentì a Berlusconi di vincere con una larga maggioranza. Nonostante ciò l’operazione politica di Veltroni assunse un importante rilievo, sia perché aveva svincolato il neo partito della sinistra democratica italiana dai ricatti della sinistra radicale, sia per le innovazioni che il leader aveva introdotto nel sistema politico del nostro Paese. Infatti, non va dimenticata l’innovazione introdotta da Veltroni, nel modo di fare opposizione in Italia. Il cosiddetto governo ombra, altro non era che la mutuazione del sistema inglese. Infatti, in Inghilterra, il capo dell’opposizione, dopo la sconfitta elettorale, svolge la funzione di leader del governo ombra; funzione per la quale riceve anche un’adeguata retribuzione. L’errore più grande per la sinistra democratica fu quello di non aver compreso l’importanza di questa grande innovazione e, come sempre, ha costretto a dimettersi il condottiero del neonato partito. L’opposizione di Veltroni fu giudicata troppo morbido; cosa dire, allora, di Bersani e delle sue capacità di comunicazione? 

Dall’altra parte, l’operazione che diede vita al PDL determinò entusiasmi e qualche malumore negli ex di Alleanza Nazionale, ma alla fine la maggior parte dei dirigenti e dei militanti di quel partito condivisero la scelta della classe dirigente. Forse il meno convinto di tutti era proprio Fini. L’asse PDL - Lega Nord ottenne una vasta maggioranza sia alla Camera dei Deputati, sia al Senato. Una maggioranza che avrebbe dovuto garantire stabilità e governabilità almeno per i successivi cinque anni. 
Invece, la convivenza tra Fini e Berlusconi, i quali sembra che non andassero d’accordo già da alcuni anni, è stata fin da subito difficile. D’altra parte era prevedibile che due leader così diversi facessero fatica a convivere nello stesso partito, dove uno dei due, Gianfranco Fini, da anni abituato a gestire in prima persona un partito come Alleanza Nazionale, aveva assunto un ruolo subalterno rispetto a quello di Berlusconi. Alle vicende politiche si sono poi aggiunte quelle personali che hanno fatto precipitare ancora di più la situazione, fino ad arrivare alla nascita di un nuovo partito, Futuro e Libertà, FLI, in cui è confluito un consistente gruppo di parlamentari del PDL. 
Bisogna comunque dire che non tutto può essere ricondotto alle vicende personali. Le scelte di Fini e di molti suoi ex collaboratori, i quali hanno preferito restare nel PDL, sono anche e soprattutto scelte di carattere politico. Fini, negli ultimi tempi, ha assunto posizioni politiche molto diverse e distanti dalle precedenti, soprattutto in tema di immigrazione, cittadinanza, coppie di fatto, alimentazione forzata e via discorrendo, posizioni che non sono condivise da molti suoi ex compagni di partito e militanti di centro destra, ma che potrebbero catturare il consenso di quella parte di italiani indecisi, i quali non hanno un partito di riferimento e non votano per posizione ideologica, ma scelgono in base a situazioni contingenti. La nascita di FLI costituisce il presupposto per la costituzione del terzo polo centrista, a patto che Fini riesca a convivere con Casini UDC), Rutelli (API) e Lombardo (MPA), soprattutto su alcuni argomenti come le coppie di fatto, ma questo si vedrà strada facendo e dipenderà dalla capacità dello stesso Fini di mediare e di indicare una linea del partito che sia condivisa anche dagli alleati. Stando ai sondaggi, se si votasse adesso, il terzo polo, costituito da FLI, UDC, API ed MPA dovrebbe superare il 15% e la Lega Nord dovrebbe arrivare all’11/12%. Quindi, le prossime elezioni, che ormai tutti gli analisti politici danno per certe, potrebbero consegnarci uno scenario un po’ diverso da quello precedente: i due grandi partiti, PDL e PD, stando sempre ai sondaggi, sarebbero ridimensionati, con una perdita di consensi del 10% circa,  il terzo polo dovrebbe superare abbondantemente il 15%, La Lega Nord arriverebbe all’11/12%, la sinistra ecologista di Vendola al 7/8%, l’Italia dei Valori al 6/7% ed altre piccole formazioni contribuirebbero alla frammentazione partitica. Ovviamente tutto è aleatorio. La campagna elettorale potrebbe stravolgere ogni più attendibile previsione. Anche se un po’ logorato dalle vicende personali e politiche degli ultimi mesi, nel PDL c’è sempre Silvio Berlusconi, le cui capacità di attrarre consensi sono note a tutti. Alle elezioni politiche del 2006 tutti lo davano per spacciato ed attribuivano alla compagine di Romano Prodi una larga maggioranza, poi abbiamo visto com’è andata a finire.
Molto remota, invece, sembra la possibilità di un cosiddetto governo di responsabilità nazionale, cui aderirebbero FLI, PD e UDC. PDL e Lega Nord, invece, se dovesse cadere l’attuale governo chiederanno le elezioni anticipate.