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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/11/2010  -  stampato il 03/12/2016


Per uno Sport pulito

Il Comune di Roma e l’AICS Comitato Provinciale di Roma, in collaborazione con il CONI, hanno presentato, presso la  Sala del Carroccio in Campidoglio, la conferenza sulle iniziative Progetto Antidoping a scuola e Contro Doping, sport medicina della salute. 

Nata da un gemellaggio di intenti, la campagna antidoping è sorta con l’obiettivo di rendere coscienti anche i più giovani dei gravissimi rischi legati all’uso di sostanze proibite. 
Ideato e promosso dal professor Giuseppe Capua e l’iniziativa dell’AICS  il progetto, darà vita ad uno stimolante connubio: la competenza medica si coniugherà con l’esperienza dei grandi campioni dello sport che interverranno agli incontri in varie scuole medie della Capitale. Con la loro testimonianza diretta, ritenuta fondamentale, si terranno lezioni itineranti atte a rendere note le conseguenze distruttive delle sostanze dopanti sull’organismo. 
Primi testimonial sportivi intervenuti all’avvio di questo  progetto sono stati, per le Fiamme Azzurre, Claudia Corsini, Andrea Valentini, Federica Mastrantoni e Lara Liotta.
La conferenza si è aperta con gli interventi di Giuseppe Capua (Delegato del Sindaco Alemanno per le attività sportive e motorie e per la sicurezza degli impianti sportivi), il quale ha sottolineato l’utilità di un’ iniziativa unica nel suo genere in Italia che a breve toccherà le scuole di tutti i municipi di tutte le circoscrizioni per far comprendere ai ragazzi, anche con filmati e documenti a forte impatto emotivo, l’importanza dello sport pulito. 
E’ seguito l’intervento di Bruno Molea (Presidente Nazionale dell’AICS), che ha ricordato come l’Aics abbia  il senso della cultura sportiva come mission insita nel suo dna, anche e soprattutto in vista del dato fondamentale che al suo interno ospita circa 46% degli iscritti in giovane età. 
Testimonial Aics già da quattro anni in questo genere di campagne di sensibilizzazione è  un campione dall’indiscutibile valore come Pietro Mennea, nato sportivamente sotto l’egida dell’Aics e molto legato alle Fiamme Azzurre della cui fondazione fu uno dei primi ispiratori. Altri interventi sono stati quelli di Franco Pascucci (Vice Presidente Coni Provinciale), del Consigliere Comunale  Luca Quadrana, di Massimo Zibellini (Vice Presidente CONI Lazio) e di Raul Leoni (addetto stampa delle Fiamme Azzurre) che in apertura ha portato i saluti  del responsabile del Gs Fiamme Azzurre  Tolu e del vice responsabile Pennisi  passando poi alla presentazione gli atleti presenti. Ha esposto come gli atleti del gruppo siano dotati di un settore sanitario all’avanguardia molto attento alla problematica della lotta all’uso di sostanze o pratiche proibite, ha evidenziato come tutti gli atleti delle  Fiamme Azzurre abbiano una doppia responsabilità: nei confronti degli organismi sportivi italiani ed internazionali e del Corpo di Polizia Penitenziaria. Proprio per questo secondo aspetto l’appartenenza degli atleti è anche garanzia di pulizia  dato che, oltre alle qualità morali che l’appartenente deve possedere, oltretutto le sanzioni disciplinari nel caso in cui si presentino fenomeni di doping sono di prassi. In chiusura di giornata gli atleti sono stati premiati per la loro partecipazione dal Vice Presidente del Coni Provinciale Zibellini.
Ma vediamo di analizzare il perchè un progetto di questo tipo approda nelle scuole medie e perchè soprattutto le Fiamme Azzurre possono dare il loro prezioso contributo ad una così nobile iniziativa.
Il doping si sa è un fenomeno diffuso. Molti lo associano  solo alle gare professionistiche, quelle in cui ci sono in gioco interessi economici rilevanti,  competizioni di alto profilo, atleti e società disposti a raggiungere la vittoria a qualunque prezzo e con qualunque mezzo. 
In realtà il doping e l’uso di sostanze chimiche al fine di intervenire sul corpo chiedendogli più di quanto normalmente offre alle prestazioni del proprietario, non sono un’abitudine che coinvolge solo l’atleta  professionista: sono pratiche che riguardano purtroppo maggiormente gli sportivi occasionali, coloro che usano sostanze proibite per  vincere la gara amatoriale di corsa della domenica, per giocare a tennis contro l’amico non sentendo la fatica, o per avere un fisico maggiormente prestante in vista della classica prova costume d’estate. Ed è quest’ultimo un doping ancora più pericoloso di quello usato da molti sportivi di mestiere. Gli atleti con alle spalle club di rilievo nel panorama agonistico della loro disciplina hanno infatti generalmente a disposizione medici e strutture che controllano con attenzione dosi ed effetti delle sostanze ingerite: che paradosso tanto zelo da parte degli specialisti del giuramento di Ippocrate nel seguire chi avvelenano! 
Chi  invece è abituato al fai da te acquistando sostanze pubblicizzate su internet, sperimentandole in proprio o seguendo il passaparola degli amici non conscio del dato che ogni corpo ad uno stesso dosaggio di farmaci e sostanze ha reazioni differenti e specifiche, è il più a rischio nella possibilità di incorrere in gravissime patologie ed effetti anche potenzialmente letali. 
Si legge nel comunicato reso noto dagli organizzatori del progetto di come sia  “ampiamente documentato che gran parte delle componenti illecite assunte dall’atleta per migliorare le prestazioni sportive, possono provocare aritmie cardiache, patologie cardiovascolari, morti improvvise e aumentare del 400% il rischio di trombosi e ictus” ; un motivo in più per riflettere ma che non risolve il problema alla radice se non viene affrontata la questione culturale che è alla base del fenomeno doping ed uso di sostanze proibite.
E’ necessario infatti un intervento sulla formazione individuale dei possibili fruitori di  tali sostanze, è necessario partire dall’età scolare della preadolescenza per avere speranza di risultati convincenti. 
Non è infatti sconosciuto a chi frequenta l’ambiente sportivo di quante e quali  siano le pressioni di certi allenatori  e molto spesso di alcuni genitori, sugli agonisti in erba che si dedichino ad una determinata attività affinchè siano necessariamente dei vincenti, i campioni di domani. 
Si comincia presto,  in direzione di soggetti non in grado di discernere da soli la bontà dei consigli ricevuti, la campagna verso un modello di prestazione che se non conduce alla vittoria mostra come perdente anche la persona. 
Per questo, se in famiglia, nelle società sportive o nei gruppi di amicizia che si frequentano abitualmente i buoni maestri latitano, un progetto antidoping nella scuola con degli esempi umani positivi quali sono gli atleti delle Fiamme Azzurre, può aiutare i più piccoli a non cadere nella trappola di chi non è in grado di far passare il messaggio che la persona vale qualcosa anche se non vince e pur di vincere non è autorizzata a  fare di tutto. 
Far interagire un atleta agonista impegnato quotidianamente e seriamente nello sport con i giovani delle scuole medie significa far toccare loro con mano l’importanza di un lavoro costante e duro: è un lavoro privo di scorciatoie rispetto a quel che propongono i tanti venditori di fumo, ma anche quello con gli effetti più duraturi,  più carico di soddisfazioni e  più scarico di conseguenze negative per il fisico. 
Questi incontri sono uniti alla proiezione di contributi video che mostrano le performance degli atleti del gruppo sportivo, sono aperti all’esposizione dei dubbi e delle domande degli studenti al campione usato come  testimonial della scuola di turno. In alcuni dei filmati sulle conseguenze dell’uso di sostanze proibite, si cercherà di far comprendere anche come molto di ciò che purtroppo non è difficile trovare nella più comune delle discoteche possa spegnere la luce per sempre realizzando la più stupida e ingiusta delle fini per dei ragazzi con un’aspettativa di vita normalmente elevata con uno stile di vita sano. 
Proprio per questo gli agonisti del gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria saranno a loro modo, con il loro vissuto portato a conoscenza di altri, preziosi  testimonial di una società che negli auspici può e deve essere migliore non dimenticando che al di là di tante parole si educa innanzitutto con l’esempio .