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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/11/2010  -  stampato il 05/12/2016


I permessi retribuiti previsti dall’art.3, della Legge104 incidono sulla 13ª mensilità?

PERMESSI RETRIBUITI DI CUI ALL’ART. 33, COMMI 2 E 3, DELLA LEGGE N. 104/92

 
Spett.le SAPPe, nel complimentarmi per la pregevole rubrica Diritto & Diritti e per l’encomiabile attività di informazione giuridica, gradirei chiarimenti circa:
• l’incidenza o meno, sulla 13° mensilità, dei permessi retribuiti di cui all’art. 33 commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;
• modalità di risarcimento dei giorni di ferie che sono stati decurtati in proporzione ai permessi usufruiti, ai sensi della stessa legge.
Ringrazio anticipatamente.
Distinti saluti
 
 
Cortese collega,
numerose richieste di chiarimenti pervengono in ordine all’incidenza o meno sul calcolo dei ratei della tredicesima mensilità dei permessi retribuiti di cui all’art. 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone disabili).
Con specifico riferimento al lavoro pubblico si ritiene pertanto utile precisare quanto segue.
La rilevanza della questione, che più volte è stata oggetto di incertezze sul piano applicativo, ha reso necessario l’intervento dell’’Avvocatura Generale dello Stato.
Il predetto organo, con nota n. 142615 del 2 novembre 2004, nell’esprimersi in merito alla problematica, è giunto alla conclusione che “…vista la ratio di tutela e protezione della normativa in esame a favore di soggetti particolarmente deboli, tra cui i lavoratori familiari di persone portatrici di handicap, e vista l’evidente finalità sociale delle disposizioni esaminate, non si può non interpretare la normativa in esame, nel senso che la tredicesima mensilità non subisce decurtazioni o riduzioni nell’ipotesi nella quale un lavoratore scelga di fruire dei permessi disposti dal 2° e 3° comma del citato art. 33. Del resto, analoga disciplina è direttamente seguita dal legislatore in casi analoghi, come nell’ipotesi di periodi di assenza per malattia ed infortunio, per gravidanza e puerperio e nel caso di congedo matrimoniale.”
Alla luce di quanto sopra rappresentato e in aderenza al parere dell’Avvocatura Generale dello Stato, si ritiene di poter affermare che la fruizione dei permessi retribuiti, di cui all’art. 33, commi 2 e 3, della legge n. 104/92, non comporta alcuna riduzione sulla tredicesima mensilità.
In riferimento alle modalità di risarcimento dei giorni di ferie che sono stati decurtati in proporzione ai permessi di cui all’art. 33, commi 2 e 6, della legge 104/92, usufruiti  in situazione di handicap grave o di coloro che si trovano a dover prestare assistenza ad un familiare disabile, si rappresenta che, in linea con la giurisprudenza del lavoro avvalorata successivamente dal D. Lgs. 66/2003, che regolamenta l’istituto delle ferie, il decorso del termine di riferimento per il godimento delle ferie non fa venir meno il diritto alla fruizione delle stesse, la cui finalità consiste nell’assicurare al lavoratore il recupero delle energie sia fisiche che psichiche.
Da ciò ne deriva il principio della irrinunciabilità delle ferie sancito dall’art. 36, comma 3, della Costituzione .
Occorre, inoltre, sottolineare il principio della non retribuibilità sostitutiva delle ferie, secondo cui le ferie vanno effettivamente godute senza poter essere sostituite da erogazioni economiche, riducendo tale possibilità limitatamente al caso di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro.
Si deve tuttavia ammettere, pur tenendo conto di tale principio, che nel caso in cui il periodo di ferie non venga goduto entro il termine di riferimento, per una ragione qualsiasi non riferibile alla volontà del lavoratore, laddove quest’ultimo non abbia più interesse alla fruizione tardiva del riposo, non può che scattare la “sanzione risarcitoria del pagamento” in conseguenza della mancata fruizione delle ferie, ovvero la corresponsione dell’indennità sostitutiva, sempre che l’Amministrazione provi l’esistenza di motivi ostativi al recupero delle ferie, dovuti a concrete esigenze organizzative.
Alla luce di quanto sopra rappresentato, in conclusione si ritiene, perseguibile il pagamento dell’indennità risarcitoria solo nel caso di effettiva impossibilità (per rifiuto del dipendente a goderne tardivamente o per esigenze organizzative dell’Ufficio) del reale godimento delle ferie stesse, fermo restando i termini di prescrizione previsti dalla legge.
Cordialmente
 
Giovanni Passaro
Vice sovrintendente in servizio a Roma – Regina Coeli,
laureato in Scienze Giuridiche e in Giurisprudenza