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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/11/2010  -  stampato il 09/12/2016


Sotto il cielo di Gomorra

La Campania affonda: “don’t come in Naples non venite a Napoli!” si legge su un muro della città. Ed ancora:  «È scoppiata la guerra civile», titola il Gazzettino Vesuviano, ma Berlusconi è tranquillo, dice che si tratta di problemi locali e che non necessita lo stato di emergenza.

Impossibilitato a vedere i telegiornali per i troppi impegni, non ascolta neppure il Questore quando dice che  nelle strade non ci sono disordini ma guerriglia e che ad Ottaviano la gente è scesa in strada urlando rivoluzione. 
A nulla serve neppure l’allarme del suo Sottosegretario Mantovano quando dice che in piazza c’è anche gente che utilizza uno stato di grande disagio sociale per finalità al confine con l’eversione.
E d’altra parte la dinamica degli scontri, a fisarmonica – come i terroristi degli anni ’70 e come i black-block di Genova -  lascia prevedere che dietro quei visi incappucciati non ci sono padri di famiglia e madri con bambini ma professionisti del disordine in piazza.
Nel buio della notte lo scambio di fuochi d’artificio e di lacrimogeni  ci riporta con un brivido a Beirut o a Bagdad e invece questa volta succede dietro casa perchè sono cose di cosa nostra. 
Rivoluzione, gridano a Terzigno, S.Giuseppe Vesuviano, Boscotrecase e Ottaviano. Rivoluzione. 
«Vuoi vedere che qualcuno - come ha detto il Presidente di Legambiente -  si è accorto finalmente che in Campania si sta uccidendo lentamente senza sparare perché tra cemento e rifiuti si è saldata una alleanza strategica tra la camorra e i colletti bianchi? Vuoi vedere che finalmente si vuole riscattare una regione che da 15 anni detiene il primato di illegalità ambientale, di gestione criminale del cemento e dello smaltimento rifiuti? Vuoi vedere che sta gente si è stancata di vivere in una regione con il più alto tasso di illegalità ambientale che ha visto nel solo 2009 ben 95 aziende  coinvolte in smaltimento illecito dei rifiuti e abusivismo?»
Il giro d’affari supera i quattro miliardi di euro, interessa decine e decine di famiglie che controllano l’ecomafia, l’abusivismo edilizio, la gestione truccata di appalti, il settore agronomo quello archeologico (Fonte Legambiente), ma prediligono lo smaltimento dei rifiuti e, in questi ultimi tempi, il cemento taroccato, utilizzato per strade,autostrade ed edifici pubblici.
Una montagna di rifiuti,  alta come l’Etna (3350 metri) e pari a 13 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi, sono stati scaricati in 3 anni in migliaia di  discariche abusive. Per trasportare questa munnezza ci sono voluti 520 tir, invisibili in una regione dove davanti a tutti i bar di paese c’è sempre il pieno, transitati evidentemente come fantasmi per strade, piazze e strade sterrate della Campania, diretti verso discariche abusive o «impianti fatiscenti e tecnicamente carenti, forti in qualche caso di provvedimenti autorizzativi di taluni appartenenti alla pubblica amministrazione» (Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia). 
In tutta Europa gli Stati membri devono vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti e promuoverne la prevenzione, il riciclaggio e la trasformazione a fini di riutilizzo. In Campania no.
In tutta Europa i rifiuti devono essere trattati prima di essere collocati a discarica e i rifiuti pericolosi devono essere destinati ad una discarica per rifiuti pericolosi. 
In Campania no. 
In tutta Europa (Direttiva 1999/31/CE del Consiglio, del 26 aprile 1999) per gestire una discarica necessita un’autorizzazione, che prevede di identificare il richiedente che dovrà descrivere i tipi e i quantitativi dei rifiuti da depositare, la capacità ricettiva,la descrizione del sito, i metodi per la riduzione dell’inquinamento, i piani di sorveglianza, il piano di chiusura, la garanzia finanziaria del concessionario, una valutazione d’ impatto ambientale. 
In Campania evidentemente no. 
E così il fuoco cova sotto la cenere, poi all’improvviso scatta l’emergenza che richiede la gestione dell’emergenza, dell’emergenza dell’emergenza con Commissari alla munnezza che devono risolvere i problemi a colpi di decreti, di ordinanze e manganelli per giustificare crimini ambientali e collezionare l’ennesimo deferimento dell’Italia alla Corte Europea di Giustizia pronta a sanzionarci con milioni di euro che pagheremo tutti.
 
Aldo Maturo - Avvocato, già Dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria