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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/12/2010  -  stampato il 08/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere 29 nov - 4 dic 2010.

 

ATTO CAMERA
INTERPELLANZA URGENTE 2/00901
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 405 del 01/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: CENNI SUSANNA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 01/12/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010
PARTITO DEMOCRATICO
01/12/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 01/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00901
presentata da
SUSANNA CENNI
mercoledì 1 dicembre 2010, seduta n.405

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:

è presente in località Ciuciano Ranza nel comune di San Gimignano (provincia di Siena) una casa di reclusione maschile; si tratta del carcere più grande dell'intera provincia;

la categoria della casa di reclusione, in relazione soprattutto alla presenza di detenuti con condanne definitive e per reati gravi e di ergastolani appartenenti ad associazioni criminali, richiede una sorveglianza attenta e continua che rischia di essere incompatibile con l'attuale carenza di personale in servizio;

secondo quanto reso noto da organizzazioni sindacali e certificato dalla dirigenza del carcere in occasione delle ripetute visite dei parlamentari senesi alla struttura, sono attualmente presenti circa 410 detenuti (cui 120 in regime di alta sicurezza): a fronte di una capienza «tollerabile» indicata dal Dap - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria di 217 posti;

la carenza di organico degli agenti di polizia penitenziaria risulterebbe di oltre il 40 per cento: sono attualmente effettivamente operative circa 134 unità di polizia penitenziaria (a fronte delle 233 unità previste dall'apposito decreto ministeriale del 2001). Delle 173 unità presenti 12 vengono infatti utilizzate esclusivamente per il nucleo traduzioni e piantonamenti dei detenuti, mentre 39 risultano distaccate ad altre sedi per differenti motivi;

i sindacati di polizia penitenziaria hanno recentemente sostenuto che con il prossimo piano di mobilità nazionale la struttura di San Gimignano perderà complessivamente altre 3 unità di personale (11 agenti arrivati nel 2009 rientreranno nelle sedi di provenienza e verranno sostituiti da soltanto 8 elementi);

i dati sono confermati dal provveditore regionale della Toscana del dipartimento di amministrazione penitenziaria, dottoressa Maria Pia Giuffrida, che ha visitato il carcere di Ranza il 19 novembre 2010 ed inviato una nota ufficiale (in data 24 novembre 2010) all'attenzione al direttore generale nazionale del personale e della formazione. In tale missiva si rileva testualmente come il nuovo piano di mobilità nazionale, che prevede una perdita di 2 unità in una già critica situazione, ha fatto sparire ogni aspettativa di miglioramento, seppur lieve, delle condizioni operative di quell'istituto, con intuibili ricadute sull'intera organizzazione a cui il provveditorato non può che far fronte con provvedimenti d'urgenza, quali l'invio del personale in missione, per sopperire ai soli casi di necessità. Nella lettera la dottoressa Maria Pia Giuffrida ha poi ribadito la grave carenza d'organico e la mancanza, nel dettaglio, di 12 unità di ispettori, di 16 unità di sovrintendenti e di 60 unità di agenti;

si tratta di una ulteriore e manifesta riduzione di organico che contrasta palesemente con gli impegni assunti da tempo dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che, nella persona del dirigente, dottor Massimo De Pascalis, aveva assicurato (visitando anche la struttura) l'impegno del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per l'assunzione anticipata di 21 agenti utile a rendere più sostenibile la gestione del carcere di Ranza;

tale situazione di difficoltà è stata rappresentata e ufficializzata più volte dalla stessa dottoressa Rita Barbera, direttore supplente del carcere fino al mese di luglio 2010;

in tale contesto va infatti segnalato che l'istituto di pena in questione, da circa 4 anni, non ha un direttore stabile, ma è amministrato per mezzo di incarichi temporanei da dirigenti spesso già assegnati ad altre case di reclusione. Una ulteriore situazione di precarietà che incide notevolmente sulla corretta ed efficace gestione del penitenziario;

questa situazione complessiva costringe conseguentemente il personale a continui turni straordinari che, oltre a ripercuotersi sulla qualità della vita degli agenti e dei loro familiari, potrebbero comportare gravi rischi per la conduzione della casa di reclusione e per la sicurezza di personale e detenuti;

va sottolineato come anche l'edificio che ospita il carcere presenti, da anni, gravi e mai risolte problematiche di molteplice natura tali da compromettere il corretto svolgimento delle attività previste, oltre a non garantire la tutela dei diritti di detenuti e personale impiegato. Tali problematiche, ad esempio, riguardano la disposizione logistica della struttura (costruita ad un livello inferiore rispetto alla strada provinciale che lo sovrasta e che la espone conseguentemente a pericoli), la stabilità (testimoniata da continui cedimenti), gli aspetti igienico-sanitari (aggravati dalla carenza cronica di acqua, il cui approvvigionamento avviene soltanto attraverso alcuni pozzi e non tramite l'allacciamento all'acquedotto), la mancanza di collegamenti pubblici tra il carcere e gli insediamenti urbani territoriali vicini;

tali problematiche sono state già state segnalate in numerose occasioni al Ministero della giustizia: con l'interrogazione a risposta scritta n. 4/00134 del 20 maggio 2008, a prima firma del deputato Franco Ceccuzzi e, successivamente, con l'interrogazione a risposta scritta n. 4/02432 del 9 marzo 2009, e con l'interrogazione a risposta in Commissione del 17 novembre 2010 entrambe (queste ultime tre) a prima firma del deputato Susanna Cenni;

se all'atto di sindacato ispettivo n. 4/00134, il Ministro della giustizia aveva risposto in forma scritta il 1o dicembre 2008, segnalando le misure messe in campo dal suo dicastero per risolvere i problemi (annunci che, a quanto consta agli interpellanti, si sono poi rivelati infondati a fronte di un peggioramento complessivo della situazione sopra esposta), le altre interrogazioni sono rimaste ancora senza risposta;

nonostante le grandi difficoltà sopra descritte il senso di responsabilità del personale ha consentito di sventare ripetuti tentativi di suicidio posti in atto dai detenuti ed altri gravi episodi con il tempestivo ed efficace intervento del personale presente;

va inoltre aggiunto che tali problematiche erano state inoltre sottoposte dettagliatamente all'attenzione del Ministro interpellato, con una lettera inviata il 30 giugno 2010 dai deputati Susanna Cenni e Franco Ceccuzzi. La missiva sottolineava, inoltre, l'attenzione continua delle istituzioni locali (comune di San Gimignano e provincia di Siena), anche se risultava «evidente come, sui temi della dotazione di personale, solo il Ministero e la direzione del Dap possano fornire fattive e concrete risposte». Anche tale missiva, risulta, ad oggi, senza risposta;

a conferma dei problemi di sicurezza e di gestione dei detenuti che caratterizzano il carcere di Ranza, va aggiunto che domenica 14 ottobre 2010 si è verificato un tentativo di evasione, denunciato dalle organizzazioni sindacali di polizia penitenziaria, sventato soltanto dal coraggio, dalla prontezza e dalla professionalità degli agenti. Le stesse organizzazioni sindacali, in una nota stampa, hanno annunciato ulteriori iniziative di protesta, rimarcando ancora una volta come la «carenza d'organico e sovraffollamento dei detenuti» rappresenti «un mix esplosivo che sta generando un grave deficit operativo che inevitabilmente comprometterà la stabilità gestionale del penitenziario»;

tale situazione di criticità è stata più volte rimarcata dalle istituzioni locali e dallo stesso sindaco del Comune di San Gimignano che in una nota stampa del 15 novembre 2010, ha dichiarato come: «la sicurezza di Ranza è ormai compromessa da fattori denunciati da anni, senza che il governo e l'amministrazione penitenziaria abbiano mai preso nemmeno in considerazione gli eventuali provvedimenti. A essere in pericolo, oggi, è tutto il personale penitenziario ma anche la popolazione di San Gimignano» -:

se sia a conoscenza della reale, persistente e drammatica situazione di disagio in cui versano da anni il personale dipendente ed i detenuti del carcere di Ranza e quali iniziative urgenti intenda quindi intraprendere affinché venga attuato un intervento reale, tempestivo ed efficace, sia a livello strutturale che di organico, facendo fronte agli impegni assunti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e destinando un dirigente non temporaneo alla struttura, onde evitare che le problematiche, richiamate in premessa, possano compromettere l'ordine pubblico e la sicurezza della popolazione residente.

(2-00901)
«Cenni, Ceccuzzi, Ciriello, Gatti, Codurelli, Concia, Trappolino, Marco Carra, Corsini, Cuperlo, Giacomelli, Cavallaro, Meta, Gasbarra, Brandolini, Laganà Fortugno, Murer, Marchioni, Marchi, Marchignoli, Velo, Mariani, Lulli, Mattesini, De Pasquale, Pollastrini, Fontanelli, Causi, Mogherini Rebesani, Rossomando, Nannicini, Fluvi, Froner».
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09881
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 406 del 02/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: BITONCI MASSIMO
Gruppo: LEGA NORD PADANIA
Data firma: 02/12/2010
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 02/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09881
presentata da
MASSIMO BITONCI
giovedì 2 dicembre 2010, seduta n.406

BITONCI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

un artigiano di Trento, in passato titolare di una ditta individuale, nel 2006 omise un versamento contributivo da 134 euro, a cui è seguito un procedimento penale, e all'inizio del 2010 tale artigiano venne processato e l'8 febbraio condannato in contumacia a tre mesi e 300 euro di multa, senza beneficiare della sospensione condizionale;

per una medesima condanna di qualche anno prima, un mese per un mancato versamento di contributi INPS da 68 euro, l'artigiano intraprese un percorso di riabilitazione, seguito dall'ufficio esecuzione pene esterne, e al passaggio in giudicato della seconda condanna, quella a 3 mesi, all'artigiano venne notificato un ordine di esecuzione della pena con sospensione di 30 giorni per permettergli di ricorrere al medesimo servizio;

l'imprenditore, al momento di tale condanna, privo della consulenza di un avvocato, ha erroneamente creduto che gli avvisi ricevuti si riferissero sempre al primo procedimento e, quindi, di essere già seguito dall'ufficio esecuzione, confondendo, di fatto, le due istanze;

dopo l'accertamento e la notifica degli atti da parte dei carabinieri, l'artigiano è stato condotto e trattenuto in carcere; magistratura e carabinieri si sono limitati nella mera applicazione della legge, senza evidenziare nessun tipo di persecuzione o accanimento contro l'artigiano in questione;

come pare chiaro, la vicenda ha avuto conseguenze così pesanti anche e soprattutto a causa della poca attenzione dell'imprenditore, ma non è da trascurare il fatto che il nostro sistema giudiziario appare penalizzante e troppo rigoroso in questi casi -:

se il Ministro stia valutando l'opportunità di assumere iniziative normative per ovviare a casi come quello riportato in premessa, in cui l'effetto repressivo appare eccessivo rispetto al reato commesso.
(4-09881)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09781
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 403 del 29/11/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 29/11/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 29/11/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09781
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 29 novembre 2010, seduta n.403

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 14 novembre 2010, l'interrogante è tornata a visitare il carcere di Favignana (TP) accompagnata dai referenti in Sicilia di Radicali italiani Donatella Corleo (Palermo) e Gianmarco Ciccarelli (Catania);

la precedente visita si era svolta il 16 agosto 2010 nell'ambito dell'iniziativa Ferragosto in carcere e aveva dato luogo al deposito dell'atto di sindacato ispettivo n. 4-08506 presentato in data 8 settembre 2010 (con sollecito il 12 ottobre 2010), a tutt'oggi rimasto senza risposta;

le ragioni della seconda visita originano da alcune segnalazioni ricevute a proposito di un ulteriore indurimento dell'atteggiamento punitivo della direzione nei confronti dei detenuti che il 16 agosto avevano risposto alle domande della presentatrice del presente atto in merito alle condizioni di vita nell'istituto;

il 14 novembre, la delegazione è ricevuta e accompagnata dal sovrintendente di polizia penitenziaria Pino Buggea;

i ristretti presenti sono 122 (70 detenuti e 52 internati) ai quali si aggiungono due semiliberi; altri 5 internati sono in licenza sperimentale e il loro rientro nella struttura è previsto a giorni;

nella casa di lavoro è presente un numero consistente di internati affetti da patologie di tipo psichiatrico; anche i tossicodipendenti sono molti (gli agenti ammettono: «almeno 25 internati dovrebbero andare in una comunità di recupero»);

l'organico di polizia penitenziaria effettivamente in servizio si conferma fortemente carente;

dal punto di vista strutturale le condizioni del carcere continuano ad essere oltremodo fatiscenti, assolutamente inadeguate ad ospitare esseri umani;

un nuovo istituto penitenziario capace di ospitare 128 persone, ubicato a poche centinaia di metri, è ancora in fase di collaudo, nonostante la consegna fosse prevista per il 30 giugno 2010; «ma sarà impossibile renderlo funzionante con l'attuale numero di agenti di polizia penitenziaria», sottolineano gli stessi agenti;

nel quarto reparto (internati), nella cella n. 1, che a sua volta si compone di 3 piccole cellette senza finestra (i cosiddetti «cubicoli»), sono ristrette 6 persone;

A.G., residente a Castellammare di Stabia (Napoli) è all'interno della struttura da circa 6 mesi, lamenta di non aver mai usufruito di una licenza e di non aver ancora avuto la «relazione di sintesi»; A.G. ha quattro figli, il più piccolo dei quali è nato lo scorso 8 settembre («è venuta a Favignana mia moglie con il neonato, altrimenti non lo avrei nemmeno visto»);

S.C, residente a Nettuno (Roma) deve essere operato alla tiroide; racconta di essere stato per 9 mesi nel centro clinico del carcere di Messina, in cui il chirurgo gli avrebbe confermato la assoluta necessità e urgenza di procedere all'intervento; S.C. aggiunge: «il ministero, in un primo tempo, mi aveva detto che potevo andare ad operarmi al centro clinico di Pisa, dove ho già fatto esami ed analisi; io sto veramente male, perché non mi ci mandano?»;

G.R., proveniente da Marcianise (Caserta), all'interno della struttura da circa 17 mesi, lamenta di non aver mai potuto beneficiare di una licenza; lamenta, inoltre, un grave ritardo nell'assistenza sanitaria: «ho dei polipetti alla gola, per avere una visita di controllo ho dovuto attendere un anno»;

un'altra persona lamenta: «l'educatore non si vede mai, e il magistrato di sorveglianza è a Palermo!;

la cella n. 2 è chiusa per lavori di ristrutturazione;

nell'ottavo reparto, la cella n.1 ospita 4 internati; «fino a poco tempo fa qua dentro eravamo in 9», sottolineano gli internati; la cella si presenta in condizioni strutturali pessime; sui muri sono applicati fogli di giornale per evitare che l'intonaco cada sui letti; il tetto del bagno è in cemento-amianto; gli internati lamentano carenze nel rapporto con gli educatori: «qui non si vedono»; lamentano la carenza di lavoro e la scarsa retribuzione: «la retribuzione massima per i "fortunati" che lavorano è di 160 euro, a cui vanno sottratte le spese di mantenimento»;

R.A., proveniente da Napoli, afferma di aver terminato il 26 giugno 2010 l'anno di internamento che era stato disposto nei suoi confronti e lamenta il fatto che non gli sia stato notificato alcun provvedimento: «sarei dovuto rimanere solo un anno, ma sto qui da un anno e mezzo e non mi hanno mai notificato niente»;

G.D.M. afferma di non fare un colloquio con i familiari da 7 mesi; ha cinque figli che vivono a Salerno e vorrebbe essere trasferito in una casa di lavoro meno distante dalla sua famiglia; G.D.M lamenta gravi carenze nell'assistenza sanitaria: «ho seri problemi cardiaci e ho perso l'occhio sinistro a causa di un incidente stradale, chiedo assistenza da 4 mesi ma qui non mi curano e rischio di perdere anche l'altro occhio; ho un'invalidità dell'80 per cento non ce la faccio più a soffrire così»;

M.F., proveniente da Cosenza, racconta: «ho cominciato a fare uso di sostanze stupefacenti a 11 anni; ho finito la mia pena nel 2006, sono stato in ospedale psichiatrico giudiziario ad Aversa, lì sono stato legato varie volte, mi hanno anche picchiato...»; M.F. prosegue: «quando sono uscito non avevo dove andare, mio padre e mia madre sono morti, io dormivo sulla spiaggia e camminavo a piedi scalzi, stavo male dal punto di vista fisico e psicologico, sudavo a fiumi»; e aggiunge, iniziando a piangere: «mi sono venuti a prendere il 2 ottobre, mi hanno portato qui senza motivo, ma io ho già pagato i miei conti con la giustizia! Ora sto male, non dormo la notte, ho psicosi cronica e paranoia, sento chiasso in testa, non ce la faccio più»;

la cella n. 2 ospita 6 persone:

R.B., residente a Paternò (Catania), lamenta la mancata concessione di licenze: «se non chiudono le relazioni di sintesi per noi è un problema; inoltre, i magistrati di sorveglianza cambiano spesso: in 8 mesi ne ho visti 2; se ci fosse un magistrato di sorveglianza fisso sarebbe meglio». R.B. racconta di aver fatto domanda per andare alcuni giorni a raccogliere le olive nel terreno di suo padre, che è morto; «la mia famiglia è povera, da questa attività avrei potuto ricavare un po' di denaro per mantenerla»; il magistrato di sorveglianza - a detta di R.B, - non avrebbe acconsentito perché non era stata redatta la relazione di sintesi; in 7 mesi R.B. ha fatto un solo colloquio con la moglie e, aggiunge «devo ringraziare il mio compagno di cella, pure lui della provincia di Catania, che ha fatto portare mia moglie dalla sua famiglia, altrimenti non l'avrei potuta incontrare»;

i ristretti lamentano che il prezzo di molti articoli del sopravitto è superiore al prezzo di mercato: «i tovaglioli, ad esempio, qui costano 3 euro; se ci consentissero l'invio da parte dei nostri familiari avremmo un risparmio: perché costringere le persone che stanno qua ad acquistare, ad un prezzo più alto, prodotti che fuori costano meno?»;

lamentano anche l'inadeguatezza della struttura in cui sono ristretti: «qui siamo all'acqua e al vento»; tutte le celle si affacciano su un cortile-passeggio senza copertura e sono sprovviste di doccia; a detta degli internati, la direzione del carcere non permette l'ingresso di cappotti pesanti;

nella cella n. 3 sono presenti 5 internati; il bagno non ha il tetto («prima era in amianto», dicono) e come copertura sono state applicate le buste di plastica nere che si utilizzano per la spazzatura, che si prolungano fino a coprire il piccolo piano con il fornello, per evitare cadute di intonaco sullo stesso; anche nella parte bassa della porta d'ingresso della cella è applicata una busta nera («per evitare che entrino piccioni e topi», affermano gli internati); il rapporto con gli educatori è una delle maggiori criticità dell'istituto, a detta degli internati; anche loro lamentano il fatto di non poter indossare un cappotto e mostrano un giubbetto di cotone e la parte di sopra di una tuta: «questi sono i giubbotti più caldi che abbiamo!»; anche loro lamentano: «i prezzi del sopravitto sono più cari del prezzo di mercato, e rispetto al listino del carcere di Trapani abbiamo meno prodotti e a prezzi più cari»; a detta degli agenti di polizia penitenziaria, i prezzi all'interno del carcere sono in linea con i prezzi dell'isola di Favignana;

L.C., proveniente da Napoli, afferma che in data 10 maggio 2010 pesava 105 chilogrammi mentre in data 29 ottobre 2010 il suo peso corporeo era di 77 chilogrammi; L.C. si trova nella casa di lavoro di Favignana da 6 mesi e dovrà stare ancora un anno e mezzo. Dice di essere schizofrenico e fortemente depresso, e di essere stato in passato in un ospedale psichiatrico giudiziario; inoltre afferma di essere malato di diabete e aggiunge: «sto perdendo la gamba sinistra, da un mese e mezzo ho fatto la richiesta per una stampella»; già 6 mesi fa, al momento del suo ingresso nella struttura, ha fatto richiesta di essere trasferito in un istituto meno distante dalla famiglia: «vorrei andare a Sulmona, dove c'è un presidio medico»; la moglie è gravemente malata («ha un tumore», dice); L.C. lamenta il fatto di non aver potuto partecipare al matrimonio della figlia, lo scorso 13 settembre; «anche il magistrato di sorveglianza - afferma L.C. - ha statuito che non posso stare in qui»;

anche F.C., residente a Viterbo, ha chiesto di essere trasferito in una struttura meno distante dalla sua famiglia: «non vedo i figli da 16 mesi, vorrei andare a Sulmona o a Modena». F.C. ammette il suo passato burrascoso ma sottolinea (lo aveva fatto anche a ferragosto) di essere stato raggiunto dalla misura di sicurezza detentiva quando già il suo passato era una pagina chiusa: «prima ero una capa malata, ma poi mi ero rifatto una vita, lavoravo sulle autoambulanze della Croce Rossa Italiana»;

A.I.,sottolinea i problemi strutturali e la presenza di topi, sia in cucina (dove ha lavorato) sia in cortile («escono dai tombini, a volte entrano nelle celle»);

G.E., di aver ricevuto un rapporto disciplinare per essersi presentato con un giubbino, al rientro dopo alcuni giorni di licenza;

E.H., cittadino italiano d'origine croata, si trova ristretto a Favignana da un mese, dopo aver scontato la sua pena nel carcere milanese di Opera. A Milano ha la moglie e i figli (di 3,7 e 10 anni); «vorrei avvicinarmi alla mia famiglia - dice -, perché devo stare a 1500 km di distanza?»;

le celle dei reparti quarto e ottavo si affacciano direttamente su cortili-passeggio privi di pensiline o coperture; quando piove, lamentano gli internati, il vitto si bagna; anche i panni (indumenti, biancheria, asciugamani etc.) degli internati vengono stesi nel cortile, coperti da buste nere di plastica per la spazzatura: «quando piove dobbiamo rilavare i panni», lamentano gli internati;

alcuni denunciano di dover acquistare buste nere per la spazzatura da utilizzare per la raccolta differenziata (3 buste al giorno per cella): «se non le acquistiamo, ci fanno un rapporto»;

gli agenti - rispondendo ad una domanda della prima firmataria del presente atto - affermano che la ASL di riferimento fa visite all'istituto ogni sei mesi, rilasciando «regolari» documenti di idoneità; nel reparto «isolamento», sono presenti 4 piccole celle, fredde e buie. Soltanto una ha il bagno separato, le altre tre hanno il wc alla turca a vista e il letto in ferro fissato al suolo;

«nudo a cella liscia» in isolamento, cioè completamente nudi e senza materasso, è il trattamento che viene minacciato e in alcuni casi riservato a chi dà in escandescenze, così avevano detto alcuni internati incontrati in precedenza;

nell'unica cella con bagno un cittadino cileno è ristretto da 5 giorni in isolamento giudiziario;

il passeggio del reparto «isolamento» è un rettangolo angusto di cemento con la grata a delimitare lo spazio superiore;

al reparto «osservazione» si accede, attraverso una porta, dal reparto «isolamento»: 11 celle che si affacciano su un corridoio lungo e stretto coperto da una pensilina; 5 celle sono vuote, 6 ospitano altrettanti internati; il reparto «osservazione» è un reparto ordinario della casa di lavoro, secondo quanto riferito dagli agenti che accompagnano la delegazione nella visita; tutte le celle sono prive di finestra; in molte celle il wc è a vista, con evidente lesione del diritto alla privacy;

nella cella n. 1 è ristretto un internato di Palermo; nella cella n. 2 è ristretto un internato di Milano in regime di sorveglianza particolare (ex articolo 14-bis dell'ordinamento penitenziario), proveniente dalla casa di lavoro di Castelfranco Emilia, in questa cella il wc è a vista;

nella cella n. 3 è ospitato un internato che lamenta: «non vedo l'assistente sociale da 10 mesi»;

anche in questa cella il wc è a vista;

nella cella n. 5 è ristretto un internato di nome R.I. che non riesce a spiegarsi il motivo della sua permanenza nella casa lavoro e dice: «sono uscito da carcere di Ancona nel 2006 e mi sono rifatto una vita in Spagna: mia moglie e mia figlia sono spagnole, e io in Spagna lavoravo ma adesso ho perso il lavoro!; se non vivo più in Italia ormai da anni, come faccio ad essere pericoloso?»; R.I. non vede la figlia da 8 mesi; in questa cella il wc è a vista; l'internato racconta che il suo avvocato spagnolo, non essendo al corrente del fatto che in Italia una persona possa essere carcerata anche senza una condanna da dover scontare, avendo appreso che il suo cliente era stato assegnato ad una casa di lavoro, gli ha detto: «le hanno dato una casa ed un lavoro, di cosa vi lamentate?»;

nella cella n. 8 è ristretto un internato che dice di trovarsi nella casa di lavoro di Favignana da 3 anni; anche in questa cella il wc è a vista;

l'interrogante conferma tutte le domande contenute nel precedente atto di sindacato ispettivo, auspicando quelle risposte che non possono più attendere per chi abbia a cuore la salvaguardia dei diritti umani garantiti dalla nostra Costituzione -:

se abbia intenzione di verificare la messa in atto di atteggiamenti punitivi da parte della direzione nei confronti dei detenuti e internati che hanno interloquito con la presentatrice del presente atto nel corso della precedente visita di sindacato ispettivo;

cosa intenda fare per garantire la pienezza della prerogativa di sindacato dei deputati prevista dall'articolo 67 dell'ordinamento penitenziario (legge n. 354 del 1975);

quali siano i motivi della mancata apertura del nuovo istituto già prevista al 30 giugno 2010 in base a quale elementi si confermi costantemente l'agibilità dell'istituto visto quanto riportato in premessa.
(4-09781)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09774
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 403 del 29/11/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 29/11/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 29/11/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09774
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 29 novembre 2010, seduta n.403

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

sull'agenzia di stampa AGI del 25 novembre 2010 sono stati riportati ampi stralci della drammatica lettera-denuncia scritta dalla madre siciliana di un detenuto di 40 anni, ristretto nel carcere di Nuoro, che non vede il figlio da due anni non avendo la possibilità, per problemi di salute e per motivi economici, di affrontare il viaggio per raggiungere Nuoro;

la donna, ammalata, si è rivolta alle massime autorità dello Stato, al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, al tribunale di sorveglianza, al garante dei detenuti del comune di Nuoro ed all'associazione Socialismo diritti e riforme;

nella lettera-denuncia è scritto quanto segue: «Mio figlio, ergastolano, detenuto a Bad'e Carros, ha iniziato lo sciopero della fame il 27 ottobre per protestare contro l'amministrazione penitenziaria in quanto, dopo 20 anni di carcere, non è ancora riuscito, nonostante le numerose richieste, ad ottenere un trasferimento che gli permetta di avvicinarsi alla famiglia. Per punizione gli è stata tolta la cella singola a cui ha diritto e in seguito a una sua crisi è stato trattato in maniera disumana nonostante fosse debilitato dalla prolungata astinenza dal cibo. Sono molto preoccupata per le sue condizioni. Mio figlio è stato tenuto in una cella di isolamento priva di qualsiasi servizio ed è stato trattato come un animale. È stato visitato dal medico che gli ha riscontrato numerose ecchimosi e contusioni»;

sulla vicenda Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo diritti e riforme, ha dichiarato: «È un episodio preoccupante, a conferma dell'assoluta incompatibilità del detenuto con il carcere di Bad'e Carros. In venti anni di detenzione, l'uomo, padre di due figlie e nonno di un nipotino, ha girato numerosi carceri della penisola senza mai usufruire di un permesso. Ristretto a Bad'e Carros dal gennaio 2010, nel luglio scorso, si è rivolto al Dap chiedendo il trasferimento in un istituto penitenziario dove poter intraprendere un percorso professionale e didattico. La richiesta è purtroppo rimasta senza risposta» -:

quali urgenti iniziative intenda adottare al fine di riavvicinare il detenuto alla propria famiglia;

se corrisponda al vero la circostanza che al detenuto in questione sia stata tolta la cella singola come forma di punizione a causa del suo sciopero della fame condotto per protestare contro il mancato trasferimento;

se corrisponda al vero il fatto che il detenuto in questione sia stato tenuto in una cella di isolamento priva di qualsiasi servizio;

sei il medico del carcere di Nuoro abbia effettivamente riscontrato ecchimosi e contusioni sul corpo del detenuto;

se non ritenga opportuno aprire un'indagine amministrativa interna al fine di appurare se il trattamento al quale è stato sottoposto il detenuto in questione sia conforme alle norme dell'ordinamento penitenziario. (4-09774)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09772
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 403 del 29/11/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 29/11/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 29/11/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09772
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 29 novembre 2010, seduta n.403

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

l'agenzia di stampa ANSA del 25 novembre 2010 ha battuto la seguente notizia: «Campobasso: prima di morire chiede di rivedere la figlia detenuta a Torino ma le negano il permesso»;

l'agenzia di stampa riporta il disperato appello del padre di una trentenne molisana rinchiusa nel carcere a Torino per furto e alla quale è stato negato di poter rivedere per l'ultima volta il padre che è in fin di vita. L'uomo, che è malato di tumore, dopo essere stato ricoverato in ospedale è tornato a casa, a San Polo Matese (Campobasso), con un verdetto, quello dei medici, che non lascia speranze;

la trentenne, che finirà di scontare la sua pena nel prossimo mese di marzo, ha presentato istanza alla direzione carceraria per vedere anche per una sola ora il padre, ma si è sentita negare il permesso; ha deciso quindi di ricorrere non solo al magistrato di sorveglianza, ma di presentare anche un esposto al garante per i diritti dei detenuti -:

di quali informazioni disponga circa i fatti riferiti in premessa;

per quali motivi sia stato negato alla figlia il permesso di vedere per l'ultima volta, anche solo per un'ora, il padre morente;

se intenda avviare una indagine amministrativa interna per appurare l'eventuale esistenza di profili di illegittimità nel comportamento del direttore del carcere. (4-09772)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09771
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 403 del 29/11/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 29/11/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 29/11/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09771
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 29 novembre 2010, seduta n.403

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

Francesco Molinaro, segretario del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha denunciato la situazione di assoluta invivibilità in cui versa il carcere calabrese di Lamezia Terme;

all'interno del predetto istituto di pena vi sono nove persone rinchiuse in una sola cella per 20 ore al giorno. Tutti affollati su tre letti a castello, intorno a un tavolino in un corridoio stretto, e con un bagnetto;

nel carcere di San Francesco vi sono 90 detenuti e 20 agenti penitenziari attivi nei corridoi, altri 10 negli uffici amministrativi. Ma l'istituto potrebbe ospitare massimo 50 persone, e dovrebbe essere dotato di un agente per ognuno di loro;

secondo gli esponenti del SAPPE, «il carcere lametino è interessato da tempo da un notevole sovraffollamento se si considera che la capienza regolamentare è di 30 posti e quella tollerabile di 50, mentre i detenuti oscillano dagli 80 ai 90, determinando una percentuale di sovraffollamento tra le più alte d'Italia. C'è un solo sovrintendente in servizio per turno perché tanti agenti sono distaccati altrove, e diversi non si trovano al lavoro per motivi di salute, e presto potrebbero andare in prepensionamento. Personale ridotto significa anche, secondo il sindacato, che c'è un solo agente donna e quando c'è l'accesso al carcere dei familiari dei detenuti bisogna fare ricorso a dipendenti di supporto che arrivano da altre sedi. Manca anche un educatore, ogni tanto ne arriva uno che deve far fronte alle richieste di 90 detenuti. La situazione obbliga il personale ad effettuare gravose ed estenuanti turnazioni di lavoro, senza che possano essere assicurate adeguate condizioni di sicurezza nella struttura penitenziaria» -:

come il Governo intenda intervenire per:

a) superare la situazione come sopra evidenziata e ricondurre il numero dei detenuti entro i limiti imposti dalla capienza regolamentare dell'istituto;

b) ripristinare adeguate condizioni logistiche e organizzative, nonché un numero adeguato di agenti di polizia penitenziaria nel penitenziario di cui sopra, onde preservare legalità e sicurezza.
(4-09771)
 
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09770
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 403 del 29/11/2010
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 29/11/2010

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010
PARTITO DEMOCRATICO
29/11/2010

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 29/11/2010
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-09770
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 29 novembre 2010, seduta n.403

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

sull'agenzia ANSA del 25 novembre è apparsa la notizia del tentato suicidio di Diego Calì, 57enne, siciliano, rinchiuso nel carcere di Badu 'e Carros (Nuoro) per associazione mafiosa;

il pronto intervento dei poliziotti penitenziari in servizio in quel momento nella sezione EIV (elevato indice di sorveglianza) è riuscito a salvare la vita all'uomo;

Calì aveva tentato il suicidio anche sei mesi fa. Imprenditore con l'appoggio di Cosa nostra, secondo gli inquirenti Calì voleva acquisire il monopolio del racket del caro estinto, ed era stato arrestato, con l'accusa di associazione mafiosa, dai carabinieri di Caltanissetta, il 28 febbraio 2010 -:

di quali informazioni dispongano circa i fatti riferiti in premessa;

su quale supporto psicologico potesse contare il detenuto prima di cercare di togliersi la vita, visto che lo stesso aveva tentato il suicidio già qualche mese prima;

a quali trattamenti medico-sanitari sia stato sottoposto Diego Calì dopo quest'ultimo tentativo di suicidio;

se intendano, negli ambiti di rispettiva competenza, aprire una indagine amministrativa interna al fine di verificare se nei confronti del detenuto fossero state messe in atto tutte le misure di supporto e sostegno psicologico e se lo stesso fosse sottoposto a una continua vigilanza dopo il primo tentativo di suicidio. (4-09770)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/03930
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 406 del 02/12/2010
Firmatari
Primo firmatario: FIANO EMANUELE
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 02/12/2010
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 02/12/2010
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 02/12/2010
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-03930
presentata da
EMANUELE FIANO
giovedì 2 dicembre 2010, seduta n.406

FIANO. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il segretario nazionale del sindacato penitenziario Uilpa, Angelo Urso, ha denunciato la situazione di grave disagio nella quale versa il parco macchine di servizio del carcere San Vittore di Milano;

attualmente sarebbero disponibili in tale carcere per i trasferimenti giornalieri dei detenuti solo due furgoni ed un pullman;

la disponibilità completa in dotazione assommerebbe a sei furgoni e quattro pullman;

secondo il sindacato di cui sopra non è comunque sufficiente a garantire le necessità per il trasporto dei detenuti;

per il servizio di traduzione dei collaboratori di giustizia vi sarebbero disponibili in Lombardia solo tre autovetture nonostante tali collaboratori siano ristretti in tre diversi istituti -:

se tale condizione di mancanza di mezzi di trasporto per la traduzione dei collaboratori di giustizia abbia effetti sulla effettuazione dei processi e quali essi siano;

se tale denuncia rappresenti in maniera corretta la situazione;

quali provvedimenti intenda attuare per porre tali indifferibili servizi di trasporto in condizione di efficienza.
(5-03930)
 
 Damiano Bellucci