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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/12/2010  -  stampato il 06/12/2016


Traduzioni: il diktat del reimpiego obbligatorio!

 

    Il Dipartimento non sa più cosa fare per risparmiare e per contenere i tagli che la politica effettua sistematicamente al sistema carcere, ma anzi di bacchettare le forse dell’ordine che continuano a portare in carcere gli arrestati prima della direttissima, i giudici che continuano a chiedere i detenuti in Tribunale pure per convalidare gli arresti, (tutto lavoro per i Nuclei della Polizia Penitenziaria), anziché limitare il c.d. “turismo giudiziario” da parte dei detenuti, cosa fa? Si inventa il “reimpiego obbligatorio” nelle traduzioni aeree!
    D’altronde abbiamo scritto più volte che più che servitori dello Stato, siamo Servi dei Giudici i quali dispongono della polizia penitenziaria anche per accompagnare detenuti anziani ed innocui, dagli arresti domiciliari all’Ospedale per un ciclo di fisio terapia o dal dentista per fargli cavare un dente…..più che traduzioni, diciamo che siamo tassisti; anzi apro una breve parentesi e propongo di far acquistare al DAP dei taxi blu da adoperare per i detenuti agli arresti domiciliari la cui pericolosità sociale, essendo agli arresti a casa o in una comunità, dovrebbe essere nulla o quasi, ma per i giudici devono essere i poliziotti penitenziari ad accompagnarli! E anche quando concedono invece gli arresti domiciliari impongono che vengano accompagnati presso il proprio domicilio (salvo rare eccezioni che li lasciano liberi di recarsi al domicilio) anche se il domicilio e dall’altro capo della nostra Italia.
    Dicevo quindi, anziché pensare a come fare per limitare tutti questi, ormai abnormi, movimenti di detenuti, impongono ai colleghi l’obbligatorietà del reimpiego nelle traduzioni aeree. Spesso la giornata tipo di un poliziotto siciliano ad esempio, in una traduzione aerea inizia in piena notte, alle tre del mattino: sveglia, doccia, vestirsi e recarsi in servizio; preparare il o i detenuti, e via verso l’aeroporto (un’ora prima della partenza) e alle sei finalmente si decolla (qualora non ci siano ritardi). Alle 11 del mattino ilo collega ha già effettuato il suo turno di servizio, ma l’aereo per il ritorno è fissato alle ore 21,00 perché non ce n’erano prima. Allora scatta il reimpiego; gli si ordina di prendersi il detenuto e portarlo, con il mezzo che verrà all’aeroporto a prenderli in un altro carcere della Sicilia, dove arriveranno si presume intorno alle ore 23,00, per fare definitivo rientro in sede all’una di notte del giorno dopo, per un totale di 22 ore di servizio.
   E’ legittimo pensare che il collega o i colleghi non siano nelle condizioni psico fisiche di tradurre un altro detenuto; è legittimo pensare che colti dalla stanchezza gli stessi possano schiacciare un pisolino sull’aereo al ritorno? Ma i nostri eroi del DAP non la pensano così: i colleghi viaggiano in aereo quindi dov’è lo stress? O ve lo prendete o vi facciamo rapporto disciplinare!
    Ma per i Nuclei vale ancora l’Accordo Quadro? E il Contratto di lavoro? Quante ore deve lavorare un agente del Nucleo? Vale ancora il dettato che non si possono fare le traduzioni notturne? Non è così che si risolvono i problemi dell’amministrazione penitenziaria e cioè minacciando i colleghi. Moltio resisteranno a questo diktat e già qualcuno è in procinto di prendersi il rapporto disciplinare del DAP. Che facciano pure i rapporti, io ammiro i colleghi che hanno il coraggio di resistere a questa imposizione. Prima di fare i trasferimenti dal Nord a Sud, cari burocrati, pensate che ogni detenuto che trasferite ha più processi al Nord per cui inevitabilmente si faranno centinaia di traduzioni aeree; evitate il turismo giudiziario, questo sarebbe un primo passo per abbassare i costi. Invitate il nostro Ministro Alfano a dare direttive precise sulle direttissime e sulle convalide, prendendo provvedimenti disciplinari verso quei giudici che non si adeguano o creando incidenti diplomatici con le altre forze di polizia.
     Tanto per fare un esempio di qualche giorno fa: la PS arresta 6 extracomunitari per una rivolta in un CPT e li porta in carcere; nonostante le preghiere del Comandante di Reparto di avere un aiuto da parte della PS, l’indomani la direttissima è stata eseguita a carico della polizia penitenziaria. Ma questo è solo un banale esempio di quello che accade nelle carceri ogni giorno.
     Per dare una risposta ai geni che hanno partorito la recente circolare del reimpiego obbligatorio voglio raccontare un aneddoto: un collega dopo vari giorni di Nucleo dove si è alzato ogni mattina non oltre le cinque del mattino, arrivato al sabato esegue una traduzione aerea, alzandosi nuovamente alle tre del mattino. Arrivato a destinazione, il detenuto tradotto lo sveglia muovendo la spalla destra sulla quale il collega stremato si era addormentato!
    Non c’è vergogna in questo. E’ un aneddoto. Non offendo nessuno se lo racconto, piuttosto mi sento offeso da chi ci dirige e continua a non comprendere davvero l’essenza del nostro lavoro.
 
 
Nuvola Rossa