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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/12/2010  -  stampato il 10/12/2016


Con l’augurio di un anno migliore, ma purtroppo non lo sarà per tanti...

Il Natale s’avvicina, quando uscirà questo articolo sarà già passato e, probabilmente, saremo nel nuovo anno; un anno che s’annuncia più povero degli altri, anche per i poliziotti italiani. 

Nello scambio degli auguri siamo abituati ad augurare e ad augurarci che l’anno che verrà possa essere migliore di quello trascorso. 
Lo diciamo per la vita in generale, per gli affetti e per le ambizioni di ognuno di noi, anche quelle professionali. 
Tanti augurano e si augurano maggiore prosperità, oltre che felicità: spesso le due cose non sono disgiunte. 
Ci sono tante persone, purtroppo, per le quali questo augurio non vale più. 
E di questi tempi abbiamo tanti esempi: gente che ha perso il lavoro, intere famiglie dove entrambi, marito e moglie, non hanno più un reddito e, quindi, non riesco più a fare la spesa, a garantire ai propri figli, soprattutto quelli minori, un’assistenza adeguata.
 In questo quadro a volte desolante s’inseriscono, seppur in condizioni diverse, anche coloro che un lavoro ce l’hanno, ma il cui potere d’acquisto si sta riducendo sempre di più. 
Queste sono tutte persone alle quali non si può più augurare un anno, dal punto di vista economico, migliore di quello che ci stiamo lasciando alle spalle, poiché sappiamo a priori che non sarà così, a causa della situazione economica contingente. 
Tra questi ci sono anche i lavoratori dipendenti, gl’impiegati ed i poliziotti che fino a qualche anno addietro riuscivano a condurre una vita dignitosa, mentre oggi sono costretti sempre più spesso a ricorrere ai finanziamenti per far fronte alle spese quotidiane. 
Non vorremmo sembrare pessimisti ed essere bacchettati dal nostro Presidente del Consiglio che invita tutti all’ottimismo (certo, nelle sue condizioni lo sarebbero tutti), ma il prossimo anno sarà peggio di quello che ci stiamo lasciando alle spalle, almeno dal punto di vista economico; anzi, per alcuni versi lo sarà sicuramente, a causa dei blocchi imposti dalla politica economica del governo, soprattutto in alcuni settori. 
Noi possiamo parlare sicuramente del nostro, dove il trattamento economico dei poliziotti, per i prossimi tre anni, non potrà essere superiore a quello del 2010.
Il voto di fiducia dei giorni scorsi ha dato ragione a Berlusconi; ogni persona saggia non può che essere contenta di questo risultato, soprattutto se la soluzione sarebbe stata il ritorno alle urne, cosa che in questo momento il nostro Paese non si può proprio permettere. 
Berlusconi ha vinto, ma con un risultato che non lascia molte speranze sulle possibilità di governare il paese nei prossimi mesi, tranne che non si arrivi ad un allargamento della maggioranza. 
L’instabilità politica, di certo, non aiuta a migliorare la situazione.
Il Paese sta vivendo un momento di caos generale, a causa delle molte e, spesso, fondate proteste dei vari settori della nostra società. Proteste che, come dicevamo, spesso sono fondate nel merito, ma sbagliate nel metodo. 
Basta guardare le ultime fatte a Roma da tanta gente per bene e una parte di delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco la città, distruggendo e devastando beni pubblici e privati, colpendo poliziotti che stavano facendo il loro lavoro, per mille e duecento euro al mese, ai quali, molti di loro, attribuivano “la colpa” di difendere la compravendita dei voti (è quanto ha affermato durante la trasmissione di Anno Zero il ragazzo che parlava dalla tribuna). 
Ammesso che ciò sia avvenuto, ma non lo sappiamo, cosa c’entrano gli appartenenti alle Forze di Polizia, persone che difendono le istituzioni e la sicurezza dei cittadini, indipendentemente da chi governo in quel momento? 
I poliziotti sono quelle stesse persone che, il giorno prima della manifestazione degli studenti davanti al Senato, avevano manifestato davanti alla Camera dei deputati, per rivendicare il rispetto degli impegni assunti dal governo pochi mesi prima, quegli impegni che avrebbero consentito a molti di loro di avere un trattamento economico più dignitoso e adeguato all’impegno e al sacrificio che tutti i giorni profondono sulle strade e nelle carceri. 
La differenza tra chi difende le istituzioni e chi le devasta si è visto anche in questo, nella capacità, cioè, di saper esprimere il proprio disagio nel rispetto della legge. Qualche distinguo, comunque, bisogna farlo anche rispetto al merito delle questioni. 
Le proteste sono legittime, è giusto che si discuta dei cambiamenti in atto nella società, soprattutto tra gli studenti che devono essere la coscienza critica di un paese democratico, ma tutto deve avvenire nell’alveo della legalità, anche consentendo di frequentare le lezioni a coloro che non intendono partecipare agli scioperi o alle manifestazioni. 
Sarebbe anche giusto e importante che ogni dibattito avvenisse senza posizioni preconcette e strumentalizzazioni di sorta. 
Non si può criticare tutto ciò che fa un governo, dimenticandosi dei danni che hanno fatto quelli precedenti. 
Sempre per restare nell’ambito della scuola, non possiamo dimenticare gli aspetti negativi della riforma Berlinguer che ha fatto proliferare i corsi di laurea fino a crearne alcuni in cui c’erano più professori che studenti, con enormi costi per la società. 
Eppure, allora, per fortuna, nessuno ha bruciato macchine e distrutto negozi per le strade di Roma.