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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/12/2010  -  stampato il 06/12/2016


Medaglia d’Argento per Carolina Kostner al Grand Prix 2010

Carolina è tornata l’11 dicembre al National Gymnasium di Pechino, in Cina, ed è quasi sulla vetta del mondo. 

Davanti a lei c’è solo l’americana Alissa Czisny, ma l’argento, miglior risultato personale ed individuale di sempre, nella finale del Grand Prix è suo. 
Nelle due precedenti finali (Torino 2007 e Goyang City 2008) aveva ottenuto due terzi posti. Meglio di questo risultato, in chiave azzurra, avevano fatto solo Barbara Fusar Poli-Maurizio Margaglio, vincitori nella danza a Tokyo 2001, per il resto, nell’individuale, è sola nella storia del pattinaggio azzurro ad aver colto un risultato così.
L’atleta gardenese in forza alle Fiamme Azzurre aveva staccato il biglietto per la Cina grazie al successo ottenuto nella tappa di Nagoya e al 3° posto riportato a Portland, dove fu rimontata da Murakami e Flatt nel libero dopo aver concluso lo short program al comando. 
Il gruppo nel quale era stata inserita era decisamente il più competitivo della stagione: infatti Kostner, Murakami e Flatt sono state tutte presenti sul ghiaccio di Pechino per contendersi con le altre tre qualificate la vittoria finale. 
Tra le protagoniste ci sono state anche le due giapponesi  Miki Ando (vincitrice delle prove di qualificazione in programma in Cina e in Russia) e Akiko Suzuki,oltre che e l’americana Alissa Czisny. Tutto ciò ci dice che Carolina è stata l’unica atleta europea ammessa nel sestetto delle migliori, confermando
una volta di più una leadership che le altre specialiste
del Vecchio Continente non riescono ad intaccare in 
maniera così definitiva.
La fase conclusiva di questo tipo di circuito può essere considerata come una gara di Coppa del Mondo. Una rassegna alla quale partecipano tutte le più quotate pattinatrici del ghiaccio mondiale, un’occasione unica per l’atleta delle Fiamme Azzurre di riprendere consapevolezza del suo indiscusso valore dopo le luci ed ombre della passata stagione. 
Finalmente un Kiss and Cry pieno di lacrime di gioia dopo il disastroso Vancouver, dopo i mondiali non troppo esaltanti rispetto alle sue possibilità di giocarsela per il podio, dopo che il corso dei risultati mancati durante tutta la permanenza negli Usa le aveva imposto una riflessione sofferta sulle scelte agonistiche (tecniche e di team), sul futuro, sulla possibilità di ritirarsi anche, oppure di lottare per rialzarsi e dimostrare al mondo, ma prima ancora a se stessa, che la vera Carolina oltre ad essere una fatina del ghiaccio è anche un’araba fenice capace sempre di risorgere dalle sue ceneri e ricominciare a volare.
Ritornare nella sua terra era ciò che le serviva. 
Oberstdorf: poche anime, tranquillità e quiete, luogo degli affetti più cari, il vecchio allenatore di sempre (Michael Huth), i programmi più congeniali alle sue doti artistiche ed espressive così lontani dal funambolismo circense orientale e con meno rischi cui poter incorrere; questo serviva a Caro per ripartire serena e riprendersi le posizioni che merita ai vertici della disciplina. 
Nessun mental coach, nessun ambiente ipertecnologico degli States, nessuna Los Angeles o metodologie avveniristiche senz’anima nè umanità potevano farle meglio di un ritorno all’antico con il quale ha riabbracciato certezze e punti di forza di quell’infanzia che, in fondo, se ce l’ha consegnata da bambina alle prime pattinate a regina dei ghiacci tanto male non doveva essere. E si è visto. 
Le Fiamme Azzurre non hanno mai smesso di starle accanto, di credere in lei e di attendere che tornasse a dimostrare quello che è realmente. Responsabile del gruppo sportivo in primis, nessuno ha mai pensato che fosse un’atleta finita, agli ultimi giri di pista. 
La fiducia che qualcuno ripone nell’abilità in un’altra persona, la capacità di attendere che il buio di una stagione no passi, può essere il migliore degli antidoti possibili allo stress e alle pressioni. 
Carolina di occhi puntati e di pressioni  ne ha sempre avuti addosso molti ma oggi la si può vedere finalmente più sorridente e distesa. Persino il ginocchio sinistro, che le sta dando qualche problema mentre si allena o gareggia a causa di una fastidiosa infiammazione, è stato poca cosa rispetto alla voglia di far bene e di non interrompere la stagione in corso soprattutto  in vista dei Campionati europei di gennaio. 
La portacolori delle Fiamme Azzurre, quarta nel libero pattinato sulle note del Preludio al pomeriggio di un fauno di Claude Debussy,  ha confermato il piazzamento ottenuto dopo il corto di venerdì 10. 
Con l’americana Alissa Czisny a precedere  (180,75 punti ), altra  compagna di sventura in quanto a stagione non fortunata, l’azzurra ha accumulato 178,60 punti e si è piazzata per un soffio davanti alla sedicenne giapponese Kanako Murakami (178,59). 
Nella finale di sabato, con un lungo pulito e preciso, come già nel corto nel quale è stata coinvolgente e sicura sulle note del flamenco Galicia e del Can Can, ha meritato un punteggio molto alto nei components e ciò l’ha fatta restare nella parte alta della classifica. 
Come al solito meravigliosa la sequenza di passi, ottima anche la combinazione finale triplo salchow-doppio toloop-doppio toloop. 
E’ quarto il suo libero dopo il secondo posto nel corto, ma il punteggio di 116,47, suo primato stagionale, combinato con il punteggio del corto (62,13) le permette di battere per 0,01 punti la giapponese Kanako Murakami e tanto basta per gioire e godersi un argento che è preziosissimo soprattutto perchè vi avrebbero scommesso in pochi.
La classifica finale, rispetto alla prima parte di gare, non cambia quasi di niente. 
L’ex campionessa del mondo, la giapponese Miki Ando, è la migliore di giornata, ma rimane al quinto posto. 
A precederla ci sono le connazionali Kanako Murakami (che ha solo 16 anni), terza e Akiko Suzuki, quarta. Sesta e staccata resta la statunitense Rachael Flatt. 
L’atleta della Polizia Penitenziaria  ha ottenuto anche il consenso dell’allenatrice russa Tatiana Tarassova, che alla televisione russa commenta il suo programma dicendo che Carolina è una delle pattinatrici più talentuose che abbia mai visto. 
Nei primi commenti a caldo dopo la gara Carolina ha dichiarato: «Mi sono sentita molto sicura e mi sono divertita molto». 
In conferenza stampa ha aggiunto: «Ero contenta per la qualifica e adesso lo sono ancora di più per aver ottenuto una medaglia. Penso di essere migliorata di competizione in competizione, i salti sono andati bene e ho commesso solo un errore ma qui ho avuto proprio la sensazione di avere dell’energia in più».
Purtroppo non c’è stata l’opportunità di guardare gli altri due portacolori delle Fiamme Azzurre sul ghiaccio di Pechino: Anna Cappellini e Luca Lanotte sono stati infatti assenti nella competizione di danza  a causa di problemi fisici per Luca in via di soluzione, che hanno negato ai due di misurarsi in una gara di altissimo livello tecnico e spettacolarità.
L’anno scorso a Tokyo, erano stati proprio loro a difendere i colori della Polizia penitenziaria nella finale della danza su ghiaccio.
La vittoria finale  è arrivata per gli statunitensi Davis/White (171,58) che hanno preceduto i francesi Pechalat/Bourzat (162,10) e i canadesi Crone/Poirier (139,74).