www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/12/2010  -  stampato il 10/12/2016


Dalla vita in poi

Questo prison movie (opera prima del regista Gianfrancesco Lazotti)  muove dalla storia di Rosalba, innamorata di Danilo, detenuto in carcere a seguito di una condanna per omicidio.
La ragazza decide di scrivere una lettera ogni giorno al proprio amato, ma non ha molta dimestichezza con le parole e non riesce a farlo. In suo aiuto accorre la sua amica Katia, anch’essa in qualche modo condannata a vita perché costretta a stare su una sedia a rotelle. Imprevedibilmente, attraverso la scrittura e raccontando di se stessa, Katia si lega profondamente a Danilo fino al punto che, quando Rosalba lo dimenticherà, esce senza remore allo scoperto, lo va a trovare in carcere e gli spiega tutto quello che è successo. A questo punto, Katia, con grande ostinazione decide di sposarlo, pur sapendo che Danilo dovrà trascorrere ancora tanti anni in carcere. Quando, però, Danilo otterrà il permesso di  incontrare la giovane moglie per un giorno fuori dal carcere, i due avranno la concreta possibilità di valutare la fuga per tentare di vivere una vita diversa.
Ispirato a una storia vera, Dalla vita in poi è una commedia semplice ma di buon gusto, anche se continuamente a rischio di retorica. Lazotti è un esperto regista televisivo che arriva sul grande schermo con grande umiltà, senza esploit di regia, accontentandosi di raccontare una storia così com’è...
Il tratteggio dei personaggi non ha guizzi ma nemmeno è troppo scontato. Cristiana Capotondi  conquista il  centro della scena, la sua Katia è colta e sfacciata e non esita ad usare il proprio handicap per raggiungere i suoi scopi. Il Danilo di Nigro è il duro dal lato tenero, un personaggio estremamente schematico e modellato sul suo fisico, al quale l’attore sa comunque fornire qualche sfumatura importante.La Romanoff impersona la borgatara con una sua grazia e un’onesta considerazione di se stessa e delle proprie virtù. 
Ottima, infine, l’interpretazione del poliziotto penitenziario di Pino Insegno, che offre una prova davvero all’altezza della situazione.
Di secondaria importanza, nel film, la parabola di un amore che nasce dalla conoscenza intima anzichè dalla vista dell’amato, come una volta i romanzi epistolari ed oggi facebook e i social network.
Anche considerando tutte le ingenuità della trama e l’evidente vocazione alla produzione televisiva, Dalla Vita in poi è un buon film cui va riconosciuto, in definitiva, un buon equilibrio tra le parti, soprattutto la sceneggiatura e la recitazione.