www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/10/2009  -  stampato il 26/06/2017


Un convegno per coinvolgere tutti

Emergenza carceri - Un Convegno per coinvolgere tutti

 

Oggi, nelle carceri italiane, è record! Con oltre 64mila detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare
pari a 43.327 posti (20mila detenuti in più!), è stato superato addirittura l’indice massimo di capienza tollerabile.
E’ il numero più alto di ristretti nelle carceri italiane nella storia della Repubblica!

Sono 12 le Regioni fuori legge (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana,
Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto), che hanno superato tale capienza rispetto a tutte le altre che, comunque, hanno travalicato quella disponibilità recettiva per cui sono state progettate e costruite.
L’allarmante situazione delle carceri italiane sta determinando in molti istituti penitenziari tensioni tra gli stessi detenuti e inevitabili problemi di sicurezza interna che ricadono sulle donne e gli uomini della Polizia penitenziaria, come hanno dimostrato le proteste di detenuti avvenute in numerose sedi.
Il Corpo di Polizia Penitenziaria (carente nei suoi organici di ben 5mila e 500 unità!) ha mantenuto fino ad ora l’ordine e la sicurezza negli oltre duecento Istituti penitenziari, a costo di enormi sacrifici personali, mettendo a rischio la propria incolumità fisica, senza perdere il senso del dovere e dello Stato, nonostante continue e costanti umiliazioni e aggressioni.

Ma la situazione rischia di degenerare ogni giorno di più.

Non si può perdere ulteriore tempo. Ogni anno si congedano, per pensionamenti e infermità, circa 1.000/1.500 appartenenti alla Polizia penitenziaria. Ebbene, a fronte di questo significativo dato le nuove assunzioni non superano il 10% di quelle cifre…
Bisogna dunque trovare soluzioni concrete per deflazionare le carceri e per aumentare gli organici della Polizia penitenziaria.

Anche nell’importante Convegno che si è tenuto alla Camera dei Deputati il 22 settembre scorso abbiamo rinnovato l’auspicio di una svolta bipartisan di Governo e Parlamento per una nuova politica della pena, necessaria e non più differibile, che ‘ripensi’ organicamente il carcere e l’Istituzione penitenziaria, anche alla luce della sostanziale inefficacia degli effetti dell’indulto.
Si mettano da parte le polemiche per il bene dello Stato e dei suoi fedeli servitori, le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria.
Si concentrino sforzi comuni per varare una legislazione penitenziaria che preveda un maggiore ricorso alla misure alternative alla detenzione, delineando per la Polizia Penitenziaria un nuovo impiego ed un futuro operativo, al di là delle mura del carcere, parallelamente all’affermarsi del suo ruolo quale quello di vera e propria Polizia dell’esecuzione penale, interna ed esterna al carcere.

Alla vigilia dell’indulto dicemmo che quell’iniziativa sarebbe stata un autentico suicidio politico se alla stessa non si fosse aggiunta una profonda rivisitazione delle politiche della Giustizia e dell’assetto dell’Amministrazione penitenziaria.
Dobbiamo amaramente dire che avevamo ragione: oggi abbiamo più detenuti di quando venne approvato l’indulto.

Questo dimostra l’occasione persa dalla classe governativa e politica quando, approvato l’indulto, non raccolse il nostro auspicio di ‘ripensare’, allora, il carcere e di adottare con urgenza rimedi di fondo al sistema penitenziario, chiesti autorevolmente più volte anche dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Non si perda oggi ulteriore tempo prezioso e si dia corso ad una urgente svolta politica bipartisan per una nuova politica della pena, non più differibile.

Si adottino provvedimenti concreti di potenziamento dell’area penale esterna, che tengano in carcere chi veramente deve starci, e si potenzino gli organici della Polizia Penitenziaria a cui affidare i compiti di controllo sull’esecuzione penale.

Quella della sicurezza è una priorità per chi ha incarichi di governo ma anche per chi è all’opposizione parlamentare.
E’ una priorità per tutti.

E’ necessario dunque un ‘ripensamento’ organico del carcere e dell’Istituzione penitenziaria, prevedendo un maggiore ricorso alla misure alternative alla detenzione, rendendo efficace e concreto l’intendimento che i detenuti stranieri (oggi oltre 23mila!) scontino la pena nelle carceri del proprio Paese d’origine e l’affidamento ai servizi sociali, con contestuale impiego in lavori socialmente utili - che è detenzione a tutti gli effetti - il periodo di pena residua ai circa 20mila detenuti condannati a pene inferiori a 3 anni.

E se la pena evolve verso soluzioni diverse da quella detentiva, anche la Polizia Penitenziaria dovrà spostare le sue competenze al di là delle mura del carcere, parallelamente all’affermarsi del suo ruolo quale quello di vera e propria Polizia dell’esecuzione penale, all’interno ed all’esterno delle carceri.
Un concetto che non è nuovo ma che è sempre stato una prerogativa essenziale di un Corpo di Polizia dello Stato, quale è la Polizia Penitenziaria, che a 19 anni dalla sua istituzione necessita di una nuova riforma, indispensabile al riassetto gerarchico e funzionale.

Tutto questo abbiamo messo sul tavolo del Convegno di Roma.
Ora la palla passa ai parlamentari e agli uomini delle Istituzioni che pure in molti erano presenti nella Sala delle Colonne.