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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/02/2011  -  stampato il 06/12/2016


Situazione economica e modifiche costituzionali

La situazione economica del nostro Paese è sempre più difficile. Se la disoccupazione non cresce nell’ultimo periodo, i dati ci dicono che è ferma all’8’6%, bisogna anche dire che l’occupazione non aumenta. E’ salita quella delle donne dell’1,6%. Il 29 % dei giovani under 25 risulta essere senza lavoro. In Europa fanno peggio di noi solo Spagna, Grecia, Irlanda e Paesi Baltici, tant’è che siamo sotto la media UE. Nel nostro Paese, a parte le donne, l’unica crescita dell’occupazione la fanno registrare gli immigrati, i quali, ormai, svolgono tutte quelle attività che gli italiani non fanno più: per alcuni versi perché non sono più molto redditizie, per altri perché gli immigrati lavorano a basso costo ed hanno minori spese di gestione. Nelle città del Nord, per esempio, tutte le piccole attività commerciali che prima erano degli italiani sono state rilevate dagli immigrati. A queste si aggiungono i lavori di pulizie, di badante e quelli più duri nelle fabbriche. Al Sud i lavori nei campi sono svolti quasi esclusivamente dagli stranieri.

In base ai dati Istat, il numero degli occupati nel nostro Paese risulta invariato sia rispetto a novembre 2010, sia su base annua. Il tasso di occupazione, pari al 57%, è stabile rispetto a novembre e in lieve riduzione (- 0,1%) rispetto all’anno scorso. Coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, cioè gli inattivi, sono pari al 37,6%, in aumento dello 0,1% rispetto a novembre 2010 e a dicembre 2009. Migliora, invece, la situazione delle donne che è cresciuta dello 0,1% rispetto a novembre 2010 e dell’1,6% su base annua. La disoccupazione diminuisce del 2,7% su base mensile e dell’1,7% rispetto a un anno fa. Non migliora il numero delle inattive che cresce dello 0,3% rispetto a novembre 2010.
A questa situazione molto critica si aggiunge quella delle imprese. Molte hanno chiuso negli ultimi due anni. Quelle più piccole ormai non reggono più il confronto con quelle più grandi. Di questo risente anche il fisco, poiché diminuiscono le entrate e, quindi, la riduzione del deficit diventa sempre più difficile. 
In base ai dati diffusi dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate dalle imprese nel 2009, relativi all’anno precedente, si rileva l’effetto della riduzione delle aliquote Ires (- 17%) decise con la Finanziaria 2008. I dati confermano che la maggior parte delle entrate incassate dall’erario derivano sempre dalle grandi imprese. Dallo 0’8% delle società deriva il 52% dell’imposta Ires, mentre il 57% delle imprese dichiara solo l’8% dell’imposta complessiva. Il 35% delle imprese ha dichiarato una perdita fiscale.
Il governo, per rilanciare l’economia, vuole modificare il testo dell’articolo 41 della Costituzione, nato dal compromesso tra le opposte forze sociali che facevano riferimento ai due blocchi di maggioranza: Democrazia Cristiana, Partito Comunista e Partito Socialista.
L’articolo 41 della Costituzione prevede che: 
“L’iniziativa economica privata è libera. 
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo di recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”
L’idea iniziale del governo era quella di lasciare invariato il testo attuale e di aggiungere altri due commi. Tale idea sembra essere stata abbandonata e pare che il governo sia intenzionato ad alleggerire il testo, eliminando ogni tentazione dirigistica.
Il disegno di legge che dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri sembra contenere le modifiche di altri due articoli della Costituzione: il 97, che riguarda le assunzioni nel settore pubblico, ed il 118, anche questo nell’ottica di favorire la libertà d’iniziativa economica.
Per quanto riguarda sempre l’articolo 41, ci sarebbe una modifica sostanziale del primo comma: la Costituzione garantirebbe la libertà non più all’iniziativa economica privata, ma all’attività economica privata, in modo da ampliare l’ambito di operatività.
La seconda modifica porterebbe alla cancellazione dell’intero terzo comma, ritenuto troppo dirigista dal governo.