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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/10/2009  -  stampato il 03/12/2016


Commenti a margine del Ferragosto

Commenti a margine del Ferragosto penitenziario

 

Quello di quest’anno è stato un Ferragosto oggettivamente storico.
 
Non s’era infatti mai vista una concentrazione di visite parlamentari intanti Istituti penitenziari in così poche ore come quelle fatte il 13, 14 e 15 agosto scorsi.
 
Deputati, senatori e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici, Segretari Generali dei Sindacati di Polizia penitenziaria più rappresentativi, garanti per i diritti delle persone private della libertà si sono uniti alla “comunità penitenziaria” per una ricognizione approfondita della  difficilissima situazione delle carceri italiane.
 
I bilanci su quanto queste visite influiranno per definire l’agenda politica alla ripresa dei lavori parlamentari potremmo farlo soltanto nelle prossime settimane.
 
Per ora ci congratuliamo con tutti coloro i quali hanno promosso, ideato, organizzato questa storica iniziativa.
 
E’ il momento di arrivare a ringraziare i politici di tanta disponibilità dimostrata in giornate in cui ognuno vorrebbe pensare ad altro e accantoniamo la maliziosa ed inopportuna domanda: «perché,
tranne rarissime eccezioni, un decimo di questa disponibilità non siete riusciti a trovarla negli altri 364 giorni dell’anno?».
Siamo ovviamente pronti a riconoscere anche l’impegno delle altre sigle sindacali della Polizia penitenziaria che hanno promesso di contribuire alla riuscita dell’evento.
 
Non è il momento, questo, di ricordare i nostri appelli espressi ogni anno – dal 2005(!) - per lo stesso invito (“Ferragosto Alternativo”) rivolto a tutti i Parlamentari a visitare gli Istituti penitenziari italiani, all’epoca già sovraffollati, sia pure non come la situazione odierna.
Appello espresso anche lo scorso 4 agosto, ancor prima della stessa parlamentare
radicale del PD Rita Bernardini che ha avuto tuttavia l’evidente merito di essere riuscita a coinvolgere tanti colleghi politici. Appello rispetto al quale dunque non abbiamo bisogno di rivendicare alcuna paternità.
 
L’attuale emergenza dovrebbe travalicare qualunque calcolo politico e sindacale.
 
Eppure, c’è chi ha confessato di avere sorriso…
Il momento di estrema gravità che i nostri 39 mila colleghi e le loro famiglie sono costretti a vivere, sopportare, subire, per le indifferenze mostrate fino ad oggi da tutto l’arco parlamentare ci impongono, come primo e più rappresentativo Sindacato di Polizia Penitenziaria, di accantonare qualsiasi “polemica da quartierino”, ma lo stesso senso di responsabilità quali maggiori rappresentanti della categoria della Forza di Polizia deputata al mantenimento della sicurezza negli Istituti penitenziari della Repubblica ci obbliga a vigilare sulle prossime iniziative che scaturiranno da queste visite in carcere nelle giornate di Ferragosto.
 
Rivolgiamo ai tanti rappresentanti dei cittadini che si sono recati in visita nei giorni scorsi in carcere l’invito e il monito a non sottovalutare la portata storica del loro gesto.

 Il Corpo di Polizia Penitenziaria ha mantenuto fino ad ora l’ordine e la sicurezza negli oltre duecento Istituti penitenziari a costo di enormi sacrifici personali, mettendo a rischio la propria incolumità fisica, senza perdere il senso del dovere e dello Stato nonostante vessati da continue umiliazioni ed aggressioni da parte di una parte minoritaria della popolazione detenuta e da politiche repressive che non hanno avuto il coraggio e l’onestà politica ed intellettuale di riconoscere i dati statistici e gli studi Universitari indipendenti su come il ricorso alle misure  alternative e politiche di serio reinserimento delle persone detenute attraverso il lavoro siano l’unico strumento valido, efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso per attuare il tanto citato quanto non applicato articolo 27 della nostra Costituzione.

L’intero Corpo di Polizia Penitenziaria è allo stremo e questo, per le aspettative generate dalla risonanza mediatica che ha raggiunto l’ottima (ripetiamo) iniziativa delle visite in carcere dei parlamentari e dei politici, rischia di trasformarsi in un gigantesco boomerang se non si tradurrà in iniziative concrete sia da parte dell’Esecutivo che della sovrana attività Parlamentare.
 
Alla vigilia dell’indulto del 2006 dicemmo che quell’iniziativa sarebbe stata un autentico suicidio politico se alla stessa non si fosse aggiunta una profonda rivisitazione delle politiche della giustizia e dell’assetto dell’Amministrazione penitenziaria.
 
Da allora, abbiamo assistito alla caduta di un Governo, al tracollo di un largo settore della classe politica italiana che stenta ancora a riprendersi, mentre decine di migliaia di poliziotti penitenziari
per quelle parole non ascoltate sono costretti a mettere a rischio la propria salute e quella dei propri cari, anche esponendoli a malattie infettive che si ritenevano debellate in Italia ma che sono largamente diffuse in carcere.
 
Fin qui il Personale ha mostrato di mantenere fede alla propria promessa rinnovata ad ogni Festa del Corpo: “Al servizio del Paese”. Ma è giunto il momento che i rappresentanti dello stesso Paese dimostrino che queste visite non sono state passerelle mediatiche.
 
Non possiamo nemmeno pensare ad una eventualità del genere.
Per questo rivolgiamo ancora una volta i sentiti ringraziamenti a tutte le persone che, dopo aver visto con i propri occhi come si lavora e si vive in carcere, dimostreranno di impegnarsi nella difficile risoluzione dei problemi che affliggono decine di migliaia di persone (e, di riflesso, i rispettivi nuclei familiari) che - per scelta o meno... - vivono quotidianamente il carcere.
 
Come SAPPE, subito dopo Ferragosto abbiamo proposto un termine di cento giorni entro i quali trovare soluzioni politiche e amministrative per evitare il tracollo del sistema penitenziario
italiano. Termine ultimo entro il quale ci auspichiamo sarà raggiunto un accordo bipartisan dopo discussioni serie, responsabili, a costo di non rivolgere lo sguardo ad immediati consensi elettorali,
certi che solo l’onestà politica ed intellettuale possa essere l’unica arma contro l’omicidio che si sta perpetrando nei confronti del Corpo di Polizia Penitenziaria.
 
Quanto avverrà nelle prossime settimane peserà, nel bene o nel male, nelle coscienze delle persone che da noi (ma non solo!) sono state sollecitate a volgere lo sguardo al mondo carcere ed in particolare alle peculiarità e difficoltà operative della Polizia Penitenziaria.