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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/03/2011  -  stampato il 10/12/2016


La circolare sui saluti gerarchici con stretta di mano: della serie "arrivano i Turchi, anzi no, i Bizantini"

Come nella migliore tradizione di ogni società/organizzazione in decadenza, quale è la nostra (nostra?) Amministrazione penitenziaria, proprio quando si sta per toccare il fondo, quando ormai la situazione è al collasso, invece di cercare soluzioni per sfruttare l’eventuale rimbalzo, ecco che emergono le vere attitudini e capacità dei nostri (nostri?) dirigenti.

Leggo oggi che il 3 marzo scorso, il Direttore Generale del personale e della formazione, colui il quale (come istituzione, non come persona fisica) è responsabile in ampia parte della decadenza di cui siamo circondati nel settore penitenziario, ha avuto un sussulto di interventismo e ha diramato una lettera circolare in cui richiama i direttori generali e i provveditori, a sollecitare il personale di propria competenza ad ottemperare alle disposizioni previste in materia di saluti verso i superiori gerarchici.

Inutile dire che la circolare non è presente nel sito intranet del DAP (questa è un’altra storia), ma la potete leggere seguendo il link in fondo alla pagina.

In particolare nella circolare si sottolinea che al dipendente (poliziotto penitenziario o personale ad ordinamento civile), corre l’obbligo di attendere che il superiore, a sua discrezione, porga la mano in segno di saluto e solo in quel caso il dipendente potrà avvicinare la sua di mano e stringere quella del suo superiore gerarchico (nella circolare non sono specificate le modalità, i tempi e i dettagli della stretta di mano che saranno forse oggetto di una prossima circolare).

Il richiamo, così come espresso nella stessa circolare, si è reso necessario da un’emergenza segnalata dalle Autorità (termine empireo di Fantozziana memoria) in visita negli Istituti penitenziari, forse alludendo ai pellegrinaggi che il Ministro della Giustizia e il Capo del Dipartimento stanno effettuando proprio in queste settimane e di cui possiamo avere ampia rassegna sul sito ufficiale della Polizia Penitenziaria.

Sta di fatto che le Autorità hanno ravveduto un comportamento, diffuso quanto deprecabile, del personale di ogni ordine e grado che (testuali parole): “ignora il proprio dovere di salutare nelle forme prescritte i superiori gerarchici. Il continuo non ottemperare a tale obbligo ha indotto un habitus che si avverte anche nella attitudine del personale a porgere la mano senza neppure accennare alla rettificazione della posizione ed al saluto dovuto al superiore; il personale mostra così di ignorare la regola (valida anche per il personale civile) per la quale è il superiore a porgere la mano”.

E’ evidente a tutti che siamo di fronte ad una vera è propria emergenza istituzionale e non faccio fatica a credere ed auspicare che, non appena il nostro Capo del Dipartimento Franco Ionta, nonché Commissario delegato all’emergenza carceri, rientri nei ranghi della magistratura, persegua ed intervenga con tutta la sua esperienza di magistrato anti terrorismo accumulata fino ad ora, per debellare questo comportamento sovversivo e deleterio per la Nazione tutta.

Il richiamo di per sé è giusto, corretto, ineccepibile, se non fosse per il fatto che è l’unica iniziativa rivolta al personale negli ultimi anni. Può darsi che ne esistano, ma non mi sembra ci siano altre iniziative da parte della nostra Amministrazione che s’interessino dello stato in cui si svolgono le attività lavorative della Polizia Penitenziaria. Non mi pare ci siano altre circolari che fanno cenno ad un’altra circolare che qualche anno fa parlava di benessere del personale. E poi la terminologia usata nella circolare, i destinatari, il richiamo a certe norme di educazione e prassi nonché di regolamenti scritti, mi fanno pensare a quei riti diventati un tratto peculiare dell'impero bizantino e del suo complicatissimo cerimoniale, divenuti sempre più arzigogolati tanto più era prossima la decadenza dell’Impero Bizantino: ancora oggi, infatti, il termine bizantinismo come sinonimo di astrusità, cavillosità, pedanteria, tortuosità è utilizzato quasi esclusivamente in riferimento alla burocrazia ed alle sue procedure e questo mi pare proprio il caso di pedanteria applicata al servizio pubblico.

Ripeto che il richiamo di per sé è giusto, corretto, ineccepibile. Nessuno mette in dubbio che certe formalità vanno mantenute e disciplinate, ma mi chiedo: queste Autorità che hanno fatto visita agli Istituti penitenziari, queste Autorità che hanno sentito il bisogno di lamentarsi con il Direttore Generale del personale e della formazione, che a sua volta ha sentito il bisogno di esternare e diramare il suo richiamo a tutti i suoi sottoposti, hanno ravvisato anche qualche altro “problemuccio” durante le Loro visite agli Istituti penitenziari?

Mi vengono in mente tante altre domande tipo questa: ma queste Autorità, non si sentono lusingate e rincuorate che al mondo esistano ancora persone/dipendenti in grado di strngere Loro la mano, nonostante Loro stesse (le Autorità) sono responsabili dello sfacelo un cui loro (le persone/dipendenti) sono costrette a lavorare? Ma invece di ringraziare che Vi si porge ancora la mano invece di ricoprirvi di improperi, protestate pure?

Per ora cari colleghi poliziotti, non possiamo far altro che ottemperare alle disposizioni come da regolamento, reprimere il nostro istinto di salutare con una stretta di mano un superiore gerarchico e rimanere in attesa di altre eventuali circolari: nel frattempo, rinnoviamo ed esterniamo la nostra deferenza alle Autorità dicendo all'unisono: “la nostra faccia sotto i vostri piedi”.

 

Circolare sulle norme del saluto tra poliziotti: Regolamento di servizio Polizia Penitenziaria