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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/03/2011  -  stampato il 09/12/2016


Con il Tricolore nel cuore.

Nonostante i miei 50 anni, ogni volta che ascolto l’inno d’Italia, mi commuovo fino quasi alle lacrime. Infatti, mentre ascolto quelle note, il mio ricordo va a tutti quei patrioti, tutti coloro che credendo nell’ideale dell’Italia Unita, sacrificarono la propria vita o soffrirono le pene dell’inferno nelle fosse di Favignana o nelle segrete di Sant’Elmo.

    Penso a  quei giovani bergamaschi caduti nella battaglia di Calatafimi, ai 434 “lumbard”, i 194 veneti, i 194 liguri che parteciparono entusiasti alla spedizione dei Mille, che non potevano mai immaginare che dopo 150 anni, alcuni loro conterranei, divenuti noti esponenti politici del Paese, di quel Paese che era stato unito PROPRIO E ANCHE con il sangue dei padani, oggi in Parlamento, mentre tutti i parlamentari in piedi cantavano l’inno di Mameli il Senatùr Bossi lo snobbava parlando d’altro – sull’inno - con il Ministro Tremonti; con in mezzo l’imbarazzato Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
    Il Senatur sicuramente non conosce bene la storia d’Italia e non sa che tra i Mille di Garibaldi vi era anche un tal Bossi Carlo nato a Sant’Ambrogio Olona, che combattè insieme a quei Terùn siciliani per quel sogno che era l’Italia Unita.
 
    In un paese serio, questi pseudo parlamentari sarebbero stati presi pubblicamente a calci nel culo per il comportamento tenuto in quel frangente, in un momento solenne dove tutta l’Italia (o quasi tutta) celebrava il 150° anniversario dell’unità.
    Ma d’altronde cosa ci possiamo aspettare da un Bossi eletto senatore da quegli immigrati del Sud che a fatica sono riusciti ad integrarsi al Nord e adesso votano Lega, dimenticando le proprie origini? E’ giusto ricordare che mentre noi tutti ci commuovevamo alle note di Fratelli d’Italia, il senatur, in tempi non sospetti, e cioè in data 26 luglio 1997 a Cabiate (CO) durante la festa della Padania esclamava: Quando vedo il tricolore m’incazzo . Il tricolore lo uso per pulirmi il culo! (fonte Panorama 17/2/2011). Tralascio gli altri sproloqui del Senatur che critica Roma Ladrona e sta comodamente seduto, con il suo stuolo di parlamentari, in quell’ambìta poltrona con tutti i privilegi e i benefit di tutti gli altri parlamentari, ma da cittadino sono doppiamente indignato quando il 15 marzo scorso sento che i deputati regionali leghisti della Lombardia, nell’ascoltare l’inno d’Italia escono fuori dall’aula e l’unico leghista che rimane in aula il presidente del consiglio, dichiara che rimane solo per dovere istituzionale.
Da cittadino mi chiedo, ma esiste ancora l’Art. 292 del codice penale ovvero:
Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato.
“Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.”
L’atteggiamento dei leghisti non è stato tenuto durante una cerimonia ufficiale? Ma perché oggi in Italia si tende ad ignorare questo fenomeno assai diffuso nella virtuale Padania? Solo perché essendo la Lega al governo dobbiamo tenercela buona? Pur avendo votato nel passato per il governo di centro destra mi rifiuto di piegarmi a questa logica e da poliziotto penitenziario mi sento veramente offeso dall’essere rappresentato da tali individui in Parlamento.
W L’ITALIA UNITA, W I BERGAMASCHI CADUTI A CALATAFIMI PER UN GRANDE IDEALE, ABBASSO LA LEGA, ABBASSO BOSSI, TREMONTI, CALDEROLI E MARONI.
 
Nuvola Rossa