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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/03/2011  -  stampato il 08/12/2016


Franca Leosini replica a Nuvola Rossa: " MAI, dico MAI, facendo riferimento agli Agenti di Polizia Penitenziaria, potrei definirli 'guardie', o con altra detestabile definizione…"

Gentile Redazione,
a proposito dell’articolo di Nuvola Rossa “Le Guardie carcerarie stiano fuori dalle stanze”, a commento dell’intervista rilasciata da Franca Leosini su Panorama del 24 febbraio 2011,  ho ritenuto doveroso partecipare alla Signora Leosini sia il contenuto dell’articolo di Nuvola Rossa, sia i commenti espressi dai lettori appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che hanno ritenuto tali affermazioni lesive della professionalità e del prestigio del Corpo. La Signora Leosini ha espresso molto rammarico per le espressioni che le sono state attribuite dall’autore dell’intervista e ha voluto chiarire il proprio pensiero nella lettera che mi ha indirizzato e che io ritengo doveroso inviarvi.
Prego, pertanto, la Redazione di valutare l’opportunità di pubblicare la lettera della Signora Leosini, unitamente a queste mie righe che l’accompagnano.
Vogliate gradire i miei più cordiali saluti
Assunta Borzacchiello
Direttore Ufficio Stampa e Relazioni Esterne
Dipartimento Amministrazione Penitenziaria

 

Gentile dottoressa Borzacchiello,
è con estremo rammarico che prendo atto del commento che – sotto pseudonimo Nuvola Rossa - mi viene rivolto sul blog del sito www.poliziapenitenziaria.it.
Sento il bisogno di rispondere, per il rispetto, la considerazione, l’ammirazione, anche l’affetto che nutro nei confronti degli Agenti di Polizia Penitenziaria, che da anni ho occasione di frequentare, massimamente a causa della trasmissione televisiva Storie Maledette, della quale sono autore e che su Raitre conduco.
La nota di Nuvola Rossa, fa riferimento a un’intervista da me rilasciata al settimanale Panorama, in edicola il 24 febbraio 2011.
Purtroppo, come pure ha intuito l’autore della nota, quando rilasci un’intervista, non sei responsabile di come le tue parole e la tue affermazioni vengono riportate: e devo dire, nel caso specifico, molte “imprecisioni” (certo in buona fede!) sono state operate dal pur valente collega autore del pezzo.
MAI, dico MAI, facendo riferimento agli Agenti di Polizia Penitenziaria, potrei definirli “guardie”, o con altra detestabile definizione…, perché farei torto anzitutto alla mia cultura di base, alla mia esperienza, alla mia consapevolezza della qualifica che meritatamente, giustamente compete al Corpo di Polizia Penitenziaria.
Per non dire del personale disagio che mi ha attraversato quando ho preso nota che “esigo” dai Direttori della Struttura che all’intervista non siano presenti gli Agenti. Neppure a casa mia, oserei “esigere” alcunché! Figuriamoci in una Struttura Penitenziaria della quale sono ospite, e all’interno della quale ho l’obbligo di agire con il dovuto rispetto e l’attenzione dovuta.
Magari, io “prego”, e ottengo dal Direttore, dagli Agenti, sempre con me amabili e gentilissimi, di poter dialogare in massima concentrazione con il mio interlocutore. Le interviste che realizzo sono infatti di estrema delicatezza e richiedono concentrazione estrema.
Le persone che intervisto (che MAI definisco “assassini” o “criminali” perché è linguaggio che non mi appartiene e che, peraltro, critico e detesto) quando scendono nell’inferno del proprio passato, hanno un bisogno assoluto di sentirsi come isolati, in una dimensione che escluda presenze dalle quali possano avere percezione di sentirsi nell’immediato giudicati. Anche se sono consapevoli che milioni di spettatori seguiranno successivamente  la loro storia. A questo fine, il regista ha cura di schermare con paraventi e pannelli tutti gli operatori presenti nel corso dell’intervista per necessità di ripresa televisiva.
Purtroppo - come lei dottoressa Borzacchiello certamente sa bene - chi rilascia un’intervista, NON ha alcun diritto di prenderne visione prima della pubblicazione. E’ regola giornalistica. Può pretenderlo solo un Capo di Stato, un Regnante o il Papa, o qualche Ministro, se molto influente..! Queste, le regole del giornalismo e in nulla possiamo intervenire noi comuni mortali, quand’anche titolari di una tessera dell’Ordine.
Questo tenevo a precisarle, gentile dottoressa, in ossequio alla deontologia e al rispetto con cui pratico la mia professione, ma soprattutto in ossequio al rispetto con cui agli altri faccio riferimento.
Nel ringraziarla, sono per lei i miei più cordiali saluti.
 
Franca Leosini