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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/10/2009  -  stampato il 05/12/2016


Mio padre era un Agente di Custodia

I nostri antenati agenti di custodia, si sa, non godevano di grande considerazione da parte della società cosiddetta civile; erano considerati rozzi ed ignoranti, degli aguzzini che godevano nel maltrattare i detenuti.
 
A prescindere, quindi, dai luoghi comuni che gli Agenti di Custodia si sono portati dietro nel tempo, bisogna però in qualche modo rendere giustizia a queste figure eroiche, la cui vita era stata letteralmente venduta allo Stato (in virtù di turni massacranti, dell’esercizio di una disciplina feroce da parte dei superiori gerarchici – che oggi chiameremmo mobbing).
 
La maggior parte degli agenti di custodia era dotata di un grande spirito di sacrificio ed  abnegazione, era gente di modesta estrazione sociale, culturalmente sapeva appena scrivere e far di conto, erano piccoli di statura; ma questi nani cattivi (per buttarla sull’ironico) hanno avuto il proprio riscatto sociale nei figli. Figli che si sono inseriti perfettamente nel tessuto sociale della città dove i loro padri –mandati a fare servizio - decidevano di restare.
 
Figli che hanno fatto carriera nelle pubbliche amministrazioni, nella gerarchia militare, fino ad occupare le massime cariche politiche comunali.
 
E’ questo il caso di Salvatore Burrafato, neo eletto Sindaco del Comune di Termini Imerese con il 54,21% delle preferenze (MPA - varie Liste Civiche), figlio del Vice Brigadiere degli Agenti di Custodia Antonino Burrafato, ucciso dalla Mafia il 29 giugno del 1982.
 
Burrafato,43 anni, presidente del Consiglio Comunale uscente, funzionario alla presidenza della Regione conquista la carica di primo cittadino, con la benedizione del sottosegretario Gianfranco Miccichè.  
 
Nella prima dichiarazione da neo Sindaco, Salvatore Burrafato esordisce con queste parole: dedico al vittoria a mio padre. Appena ho saputo della vittoria, sono stato con mia madre davanti alla lapide che ricorda il luogo del suo sacrificio. Ma Burrafato non è solo, nella lista di figli di agenti di custodia che sono diventati sindaci. Un illustre predecessore di Burrafato, infatti è Michele Megale, ex Sindaco della città di Trapani, figlio dell’agente di custodia Megale Giovanni nato a Melfi l’8 maggio 1905, inviato in servizio a Trapani negli anni trenta. Megale, monarchico della prima ora, aderisce in seguito alla Democrazia Cristiana, ricoprendo varie cariche, consigliere comunale, assessore ed infine Sindaco di Trapani, nonché presidente della Azienda Municipalizzata dei Trasporti (SAU) e dell’Ente Luglio Musicale. Tra gli eventi più importanti della sua sindacatura, l’aver ricevuto l’8 maggio 1993 Papa Giovanni Paolo II a Trapani.
 
Sarebbe bello conoscere, dalla pagine di questo giornale, quali altri esempi positivi ci sono in Italia di figli di agenti di custodia assurti a posizioni di rilievo nella società; sarebbe questo un omaggio postumo a questi piccoli uomini che sacrificarono i propri affetti, il tempo libero, le proprie idee politiche a favore di uno Stato che per oltre un secolo li ha considerati uno scalino un po’ più alto dei detenuti.