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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/04/2011  -  stampato il 08/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere dal 4 al 9 aprile 2011.

ATTO SENATO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/04969
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 535 del 06/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: BLAZINA TAMARA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 06/04/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 06/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04969
presentata da
TAMARA BLAZINA
mercoledì 6 aprile 2011, seduta n.535
BLAZINA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
da notizie giornalistiche risulterebbe che sette anni fa sia stata aperta presso la casa circondariale di Trieste una cassaforte, chiusa da decenni, in cui sarebbero stati trovati una quantità non definita di oggetti di valore (orologi tascabili, fedi nuziali, orecchini, banconote), tolti alle persone ivi rinchiuse dal 1943 al 1945;
in base alle ricostruzioni storiche, svolte da esperti e trasmesse dalla sezione provinciale dell'ANPI di Trieste, sembra probabile che tali oggetti siano appartenuti a detenuti, inviati dal carcere Coroneo direttamente nei campi di concentramento in Germania o alla Risiera di San Sabba a Trieste;
considerato che:
qualora dovesse risultare che tali oggetti siano appartenuti ai suddetti detenuti, tali oggetti avrebbero molto probabilmente un notevole valore affettivo per i familiari delle persone decedute in Germania o alla Risiera di Trieste;
durante il processo sui crimini alla Risiera, è stato compilato, in base ai registri della casa circondariale di Trieste, un elenco degli 11.473 detenuti politici rinchiusi tra l'8 settembre 1943 ed il 30 aprile 1945; è probabile, dunque, che in tale registro vi siano anche notizie ed informazioni relative agli oggetti sottratti ai detenuti;
anche in assenza di tale documentazione si potrebbe risalire ai proprietari almeno per alcuni oggetti, come ad esempio gli orologi tascabili (sui quali si usava scrivere il monogramma o il nome e cognome) e le fedi (all'interno delle quali di solito sono incisi la data del matrimonio ed il nome dello sposo o della sposa);
rilevato che recentemente, alcuni di tali oggetti, precisamente 102, sono stati dati in comodato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ad un'associazione privata,
si chiede di sapere:
quanti oggetti siano stati rinvenuti e quali procedimenti siano stati esperiti per individuare i proprietari di detti oggetti o dei loro legittimi eredi;
in base a quali criteri siano stati scelti gli oggetti dati in comodato e le ragioni che hanno portato l'amministrazione penitenziaria ad optare per un'associazione privata anziché per un ente pubblico, come, ad esempio, il civico Museo della Risiera di San Sabba.
(4-04969)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11492
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 458 del 05/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 05/04/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
05/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
05/04/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 05/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11492
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 5 aprile 2011, seduta n.458

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

giovedì 31 marzo 2011, Carlo Saturno, 22 anni, di Manduria (Ta), detenuto nella casa circondariale di Bari, si è impiccato nella sua cella. A trovarlo penzoloni sono state le guardie che lo hanno tirato giù quando respirava appena ed era in fin di vita. In suo aiuto è intervenuto il personale dell'infermeria e del 118 di Bari. Trasportato in ospedale è ora ricoverato in condizioni disperate nella rianimazione del policlinico, dove è mantenuto invita dalle macchine. L'elettroencefalogramma risulta piatto, per cui da un momento all'altro i sanitari potrebbero decidere di staccare la spina del respiratore. Come fanno sapere i suoi familiari, Carlo soffriva da tempo di crisi depressive ed era in cura con tranquillanti. Il suo avvocato, Tania Rizzo, del foro di Lecce, lo aveva visto l'ultima volta una ventina di giorni fa nel corso di un'udienza che lo riguardava nel tribunale di Mandria, e afferma di averlo trovato visibilmente agitato, nervoso e scostante;

i familiari si sono già rivolti ad un proprio legale di fiducia per capire le cause del gesto e soprattutto per scoprire eventuali responsabilità. Il giovane - come si legge nella nota diffusa dall'osservatorio permanente sulle morti in carcere - era detenuto per furto, ma era anche parte civile nel processo in corso davanti al tribunale di Lecce contro nove poliziotti del carcere minorile, che sono accusati di aver compiuto violenze sui detenuti tra il 2003 e il 2005. Il nome di Carlo Saturno, che all'epoca aveva 16 anni, compare infatti nell'elenco delle presunte vittime dei nove agenti di polizia penitenziaria del carcere minorile di Lecce che il tribunale salentino sta processando perché accusati di maltrattamenti e vessazioni di ogni tipo nei confronti di alcuni ospiti dell'istituto di pena per minori. Saturno è uno dei tre ex detenuti di quel minorile che si è presentato come parte lesa nel processo iniziato il 19 febbraio 2011 davanti giudice del tribunale di Lecce Pietro Baffa, che vede alla sbarra, per i presunti abusi nei confronti anche di Saturno, il capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, sette agenti di polizia penitenziaria, per rispondere tutte della presunta atmosfera di paura instaurata tra i giovani detenuti con minacce, privazioni e violenze non di natura sessuale;

dal 29 marzo 2011 si sono verificati in Puglia tre tentativi di suicidio, uno a Lecce e gli altri due a Bari;

dall'inizio dell'anno in Puglia sono stati otto gli episodi - tra suicidi e tentativi di suicidi - riguardanti detenuti rinchiusi negli affollatissimi istituti di pena della regione;

dal 1o gennaio 2010 nella stessa regione sono morti 10 detenuti, 6 dei quali per suicidio;

il penitenziario di Bari in cui il detenuto era rinchiuso ha una capienza di 296 posti letto, a fronte di 606 detenuti presenti;

in tutta la regione sono 4.621 i detenuti rinchiusi tra i 13 penitenziari, a fronte di 2.528 posti regolamentari. Un esubero di 88 detenuti ogni 100 posti, affollamento del 182 per cento. Solo 125 reclusi svolgono lavoro intramurario. Al 28 febbraio 2011 i detenuti agli arresti domiciliari in base alla legge 199/10, cosiddetta «Svuota-carceri» risultano essere 128 di cui 8 stranieri;

la legge regionale 19 del 10 luglio del 2006 all'articolo 31 istituiva l'ufficio del garante dei diritti dei detenuti e impegnava la sua giunta ad approvare il regolamento per la composizione e il funzionamento dello stesso entro 180 giorni. Tale regolamento emanato il 29 settembre 2009 (n. 21) stabiliva entro 90 giorni la nomina di tale organo. A oggi la regione Puglia non ha ancora garante dei diritti dei detenuti;

il 25 giugno 2010 il Governo rendeva noto il parere dal titolo «Il suicidio in carcere Orientamenti bioetici» approvato dal comitato nazionale per la bioetica che, considerata la particolare vulnerabilità bio-psico-sociale della popolazione carceraria rispetto a quella generale sottolineava il preciso dovere morale a garantire un ambiente carcerario che rispetti le persone e lasci aperta una prospettiva di speranza e un orizzonte di sviluppo della soggettività in un percorso di reintegrazione sociale, ma, prima ancora, a riconsiderare criticamente le politiche penali che siano di per sé causa di sovraffollamento. E in cui il comitato nazionale di bioetica raccomandava alle autorità competenti di predisporre un piano d'azione nazionale per la prevenzione dei suicidi in carcere, secondo le linee indicate dagli organismi europei -:

di quali informazioni disponga il Ministro sui fatti riferiti in premessa e, in particolare, se non intenda avviare un'indagine amministrativa volta a verificare eventuali responsabilità dell'amministrazione penitenziaria;

se non ritenga che l'alto tasso dei suicidi e dei tentati suicidi dipenda dall'elevato tasso di sovraffollamento e delle condizioni degli istituti di pena pugliesi;

quali iniziative, il Governo intenda assumere per contenere e ridurre l'alto tasso dei decessi per suicidio in carcere; se intenda istituire in ogni carcere degli appositi presidi specializzati per una prevenzione specifica rivolta alla tempestiva individuazione e intervento sulle situazioni a rischio suicidio in grado di travalicare la «soglia di resistenza» dei detenuti;

quali provvedimenti urgenti il Governo intenda adottare per garantire i livelli essenziali di assistenza sanitario-psicologica previsti dalla legge;

se si ritenga necessario, assumere le opportune iniziative per la creazione di un «osservatorio» per il monitoraggio delle morti che avvengono in situazioni di privazione o limitazione della libertà personale anche al di fuori del sistema penitenziario, osservatorio in cui siano presenti anche le associazioni per i diritti dei detenuti e degli immigrati;

cosa intenda fare per dare attuazione a quanto previsto e approvato nella mozione promossa dalla delegazione radicale nel gruppo del PD n. 1/00288, mozione che impegna il Governo ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, volte ad attuare, con il più ampio confronto con le forze politiche presenti in Parlamento, una riforma davvero radicale in materia di custodia cautelare preventiva, di tutela dei diritti dei detenuti, di esecuzione della pena e, più in generale, di trattamenti sanzionatori e rieducativi, che preveda:

1. la riduzione dei tempi di custodia cautelare, perlomeno per i reati meno gravi, nonché del potere della magistratura nell'applicazione delle misure cautelari personali a casi tassativamente previsti dal legislatore, previa modifica dell'articolo 280 del codice di procedura penale;

2. l'introduzione di meccanismi in grado di garantire una reale ed efficace protezione, del principio di umanizzazione della pena e del suo fine rieducativo, assicurando al detenuto un'adeguata tutela giurisdizionale nei confronti degli atti dell'amministrazione penitenziaria lesivi dei suoi diritti;

3. il rafforzamento sia degli strumenti alternativi al carcere previsti dalla cosiddetta legge «Gozzini», da applicare direttamente anche nella fase di cognizione, sia delle sanzioni penali alternative alla detenzione intramuraria, a partire dalla estensione dell'istituto della messa alla prova, previsto dall'ordinamento minorile, anche nel procedimento penale ordinario;

4. l'applicazione della detenzione domiciliare, quale strumento centrale nell'esecuzione penale relativa a condanne di minore gravità, anche attraverso l'attivazione di serie ed efficaci misure di controllo a distanza dei detenuti;

5. l'istituzione di centri di accoglienza per le pene alternative degli extra-comunitari, quale strumento per favorirne l'integrazione ed il reinserimento sociale e quindi ridurre il rischio di recidiva;

6. la creazione di istituti «a custodia attenuata» per tossicodipendenti, realizzabili in tempi relativamente brevi anche ricorrendo a forme di convenzioni e intese con il settore privato e del volontariato che già si occupa dei soggetti in trattamento;

7. la piena attuazione del principio della territorialità della pena previsto dall'ordinamento penitenziario, in modo da poter esercitare al meglio tutte quelle attività di sostegno e trattamento del detenuto che richiedono relazioni stabili e assidue tra quest'ultimo, i propri familiari e i servizi territoriali della regione di residenza;

8. l'adeguamento degli organici del personale penitenziario ed amministrativo, nonché dei medici, degli infermieri, degli assistenti sociali, degli educatori e degli psicologi, non solo per ciò che concerne la loro consistenza numerica, ma anche per ciò che riguarda la promozione di qualificazioni professionali atte a facilitare il reinserimento sociale dei detenuti;

9. il miglioramento del servizio sanitario penitenziario, dando seguito alla riforma della medicina penitenziaria già avviata con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1° aprile 2008, in modo che la stessa possa trovare, finalmente, effettiva e concreta applicazione;

10. l'applicazione concreta della legge 22 giugno 2000 n. 193 (cosiddetta legge «Smuraglia»), anche incentivando la trasformazione degli istituti penitenziari, da meri contenitori di persone senza alcun impegno ed in condizioni di permanente inerzia, in soggetti economici capaci di stare sul mercato, e, come tali, anche capaci di ritrovare sul mercato stesso le risorse necessarie per operare, riducendo gli oneri a carico dello Stato e, quindi, della collettività;

11. l'esclusione dal circuito carcerario delle donne con i loro bambini;

12. una forte spinta all'attività di valutazione e finanziamento dei progetti di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti, nonché di aiuti alle loro famiglie, prevista dalla legge istitutiva della Cassa delle ammende;

se intenda inviare un commissario straordinario dirigente generale per l'organizzazione dei servizi e delle relazioni sindacali dal dipartimento amministrazione penitenziaria presso il provveditorato regionale Pugliese;

se sia in grado di fornire un quadro di quanti garanti per i diritti privati della libertà personale siano stati istituiti a livello regionale, provinciale e comunale, e, per quel che riguarda le regioni, quali, pur avendo istituito la figura del garante non abbiano proceduto alla nomina;

se, considerate le difficoltà nell'istituzione dell'organo da parte delle amministrazioni regionali, provinciali e comunali, non intenda riconsiderare la posizione negativa del Governo in merito all'istituzione del garante nazionale per le persone private della libertà. (4-11492)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11466
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 457 del 04/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 04/04/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
04/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
04/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
04/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
04/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
04/04/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 04/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11466
presentata da
RITA BERNARDINI
lunedì 4 aprile 2011, seduta n.457

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il signor A. D. venticinquenne, è recluso da circa 6 anni ed è attualmente detenuto presso la casa di reclusione di Spoleto;

nei cinque anni di reclusione presso il carcere di Modena, il signor A. D., dopo essersi iscritto al corso di laurea «consulenza del lavoro e delle relazioni aziendali», ha studiato con profitto superando con buoni voti 15 esami, fino al momento in cui è stato trasferito a Spoleto a causa della chiusura della sezione di alta sicurezza dell'istituto modenese;

negli otto mesi di permanenza a Spoleto, A. D. ha potuto sostenere un solo esame, in videoconferenza;

successivamente A. D. ha trasferito la sua iscrizione all'università di Bologna perché provvista del suo stesso corso di laurea e di una «convenzione» tra università e carcere che consente sia facilitazioni organizzative, come la fornitura di tutto il materiale necessario per la stesura della tesi di laurea, sia economiche: infatti, se all'università di Modena A. D. pagava per l'iscrizione più di mille euro, a Bologna la cifra da sborsare è di poco superiore ai cento euro;

a causa di una circolare del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria datata 2004, secondo la quale il detenuto deve iscriversi presso l'università più vicina al carcere ove è ristretto, A. D. è obbligato ad iscriversi presso l'università di Perugia ove però non esiste il corso di laurea in «consulenza del lavoro e delle relazioni aziendali»;

a causa della suddetta circolare il signor A. D. si vede pertanto a sacrificare il lavoro di tanti anni di studio portati avanti con profitto;

il comma 4 dell'articolo 19 della legge n. 354 del 1975 (ordinamento penitenziario) stabilisce che «è agevolato il compimento degli studi dei corsi universitari ed equiparati ed è favorita la frequenza a corsi scolastici per corrispondenza, per radio e per televisione» -:

cosa intenda fare affinché sia garantito il diritto allo studio del detenuto di cui in premessa è stata rappresentata la vicenda;

se non intenda assumere iniziative affinché il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria riveda la circolare del 2004 che, in alcuni casi concreti di applicazione, contrasta con quanto previsto dall'ordinamento penitenziario. (4-11466)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11463
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 457 del 04/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: ALESSANDRI ANGELO
Gruppo: LEGA NORD PADANIA
Data firma: 04/04/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 04/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11463
presentata da
ANGELO ALESSANDRI
lunedì 4 aprile 2011, seduta n.457

ALESSANDRI. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

in questi giorni, il SAPPE, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, la più grande organizzazione del Corpo, ha proclamato lo stato di agitazione in Emilia Romagna, denunciando diverse criticità che interessano il funzionamento e la gestione delle attività di competenza presso le strutture penitenziarie della Regione, con particolare riferimento alla grave situazione che riguarda la sede di Reggio Emilia;

in tale ambito il Sappe evidenzia, tra le altre problematiche, la carenza di personale di polizia penitenziaria, con un deficit di organico di 44 unità e la mancanza di altre 45 unità nell'organico del reparto di polizia penitenziaria presso il relativo ospedale psichiatrico giudiziario, oltre altri problemi come la situazione di sovraffollamento dei penitenziari e la carenza di automezzi del Corpo per l'esecuzione delle traduzioni dei detenuti;

nella sede di Reggio Emilia sarebbero presenti numerose problematicità, tra cui, in particolare, la mancanza di fondi necessari per diverse esigenze. Si segnalano al riguardo quelle relative alla liquidazione delle indennità del trattamento di missione e alla liquidazione delle prestazioni di lavoro straordinario a causa della riduzione del budget e quelle relative ai lavori di manutenzione delle caserme della polizia penitenziaria e di manutenzione e di ristrutturazione dei fabbricati detentivi già esistenti;

il personale di polizia penitenziaria che lavora nei reparti detentivi è spesso sottoposto a forti e stressanti carichi di lavoro, dovendo svolgere anche due o tre posti di servizio contemporaneamente;

gli istituti penitenziari di Reggio Emilia (casa circondariale e ospedale psichiatrico giudiziario), necessiterebbero di una profonda opera di razionalizzazione essendo situati all'interno dello stesso limite invalicabile e nella stessa struttura architettonica, ma con due differenti direzioni amministrative causa di duplicazioni di funzioni e di costi. Al riguardo, il Sappe, già in passato aveva suggerito l'unificazione delle direzioni in maniera da conseguire un sicuro contenimento della spesa pubblica ed una razionalizzazione delle risorse umane e materiali -:

se sia a conoscenza delle carenze che affliggono gli istituti penitenziari di Reggio Emilia e più in generale delle criticità in essere presso le sedi penitenziarie della regione Emilia Romagna;

quali provvedimenti intenda adottare per risolvere le questioni problematiche presenti nella casa circondariale e nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia ed in tale ambito se non intenda fare proprie anche le risoluzioni avanzate dal Sappe. (4-11463)
 
 Damiano Bellucci