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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/04/2011  -  stampato il 10/12/2016


Interrogazioni parlamentari sul carcere dall'11 al 16 aprile 2011.

ATTO SENATO

INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02088
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 541 del 14/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: D'ALIA GIANPIERO
Gruppo: UNIONE DI CENTRO, SVP E AUTONOMIE (UNION VALDOTAINE, MAIE, VERSO NORD, MOVIMENTO REPUBBLICANI EUROPEI)
Data firma: 14/04/2011
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 14/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02088
presentata da
GIANPIERO D'ALIA
giovedì 14 aprile 2011, seduta n.541
D'ALIA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
in Italia il sistema carcerario è al collasso a causa del sovraffollamento: questa situazione inficia la finalità rieducativa della pena, come prevista dalla nostra Carta costituzionale, e viola la Convenzione europea dei diritti dell'uomo;
il tanto annunciato piano carceri stenta a decollare e a produrre effetti;
la Corte europea dei diritti dell'uomo ha già condannato l'Italia per la violazione dell'art. 3 della citata Convenzione, in quanto l'esiguo spazio in cui sono costretti a vivere i detenuti in Italia è considerato trattamento disumano e degradante;
dall'inizio di aprile 2011 sono morte nei penitenziari italiani otto persone, di cui sei per suicidio e due per cause da accertare. Quattro erano detenute, due internate e due erano poliziotti penitenziari, di cui uno in Sicilia. Dall'inizio dell'anno hanno perso la vita almeno 45 reclusi e due agenti. Di queste 47 persone, 20 si sono sicuramente suicidate, altre 17 sono morte per malattia, mentre per 10 casi sono in corso indagini volte all'accertamento delle cause del decesso;
le condizioni di vita nelle carceri pesano non poco anche sul personale carcerario;
se le situazione è critica su tutto il territorio nazionale, essa diventa drammatica in Sicilia. Infatti gli 8.017 detenuti, dislocati nei 26 istituti di pena per adulti (che rappresentano il 10 per cento della popolazione carceraria in Italia) pongono la Sicilia tra le regioni con il maggior sovraffollamento carcerario. Quasi il doppio della capienza normale, stabilita in 4.500 posti, e ben oltre la capienza tollerabile, 5.393 posti;
la Sicilia denota una situazione allarmante in seno ad un'emergenza nazionale;
in particolare appare preoccupante la condizione del carcere di Gazzi, a Messina. Le emergenze in atto in tale struttura carceraria riguardano la carenza di personale, il grave sovraffollamento e il concreto rischio di carattere sanitario. Ad allarmare non è solo il degrado strutturale ma anche le condizioni di promiscuità tra detenuti e le condizioni di scarsa sicurezza;
a Messina attualmente operano 198 unità di Polizia penitenziaria (147 ai servizi interni e 51 addetti alle traduzioni anche per l'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto) a fronte di un organico previsto di 293 unità. La gravissima carenza di organico dell'istituto messinese costringe il personale in servizio presso il reparto ad assicurare turni di sevizio che spesso raggiungono le 12 ore continuative, mentre per il personale operante al Nucleo provinciale traduzione e piantonamenti il servizio può anche raggiungere le 20 ore consecutive;
a Messina a fronte di una disponibilità reale di 162 posti detentivi sono presenti 393 detenuti. I degenti sono ristretti insieme ai detenuti comuni che sono allocati negli ambienti ospedalieri per mancanza di posti. La moderna sala operatoria è momentaneamente inattiva per il mancato rinnovo della convenzione con il Policlinico di Messina;
accade anche questo che un detenuto che si trovava nel carcere di Catania è stato trasferito a Messina in quanto ivi si trova un "centro clinico"; egli deve effettuare ogni settimana una trasfusione in quanto microcitemico, ebbene, ogni settimana da Messina viene accompagnato a Catania, luogo di provenienza, per effettuare la trasfusione. Questo episodio non fa che evidenziare l'irrazionalità e la schizofrenia del sistema penitenziario;
la disumanità in cui versa il "Centro clinico" di Gazzi si manifesta nella condizione di quel detenuto che è costretto a strisciare per terra fino a raggiungere i servizi igienici in quanto non è dotato di una carrozzina;
in condizioni al limite della sopravvivenza versa anche il reparto "La sosta" ove nelle celle singole sono allocati quattro detenuti, che dormono su letti a castello a quattro piani; nelle multiple, che porrebbero contenere fino ad un massimo di tre detenuti, ve ne sono addirittura 12;
questa condizione non può che aggravare la qualità igienico-sanitaria già fortemente precaria;
tali responsabilità non possono essere addossate al personale amministrativo e operativo del carcere di Messina,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo abbia contezza dell'allarmante situazione in cui versa il sistema carcerario siciliano, in particolare quello messinese, e se e quali misure intenda tempestivamente adottare al fine di avviare concreti investimenti per ovviare alle degradanti condizioni strutturali del penitenziario di Gozzi, per far fronte alla drammatica carenza di organico che affligge il personale carcerario di questa struttura detentiva allo stremo delle forze e per contenere i disagi e le drammatiche conseguenze del sovraffollamento ai fini di garantire sicurezza, di scongiurare il rischio sanitario e di assicurare il rispetto della dignità umana.
(3-02088)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02072
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 538 del 12/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: POLI BORTONE ADRIANA
Gruppo: COESIONE NAZIONALE - IO SUD
Data firma: 12/04/2011
Commissione assegnataria
Commissione: II COMMISSIONE (GIUSTIZIA)
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
ASSEGNATO IN COMMISSIONE
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02072
presentata da
ADRIANA POLI BORTONE
martedì 12 aprile 2011, seduta n.538
POLI BORTONE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
la casa circondariale di Lecce, inaugurata circa 10 anni fa e considerata all'epoca un carcere modello con ampie zone verdi all'interno, un gazebo con giochi per bambini, due campi da tennis e uno di calcio, versa in una gravissima condizione di sovraffollamento; sono infatti rinchiusi circa 1.455 detenuti, a fronte di una capienza ottimale pari a 659 unità e di una capienza tollerabile di 1.100;
le attuali risorse umane a disposizione sono insufficienti: l'organico del personale di Polizia penitenziaria è carente di circa 40 unità rispetto alla pianta organica stabilita dal decreto ministeriale n. 236 del 2001. Nell'area trattamentale da 14 unità prestano servizio solo 3 agenti, compreso il responsabile e solamente 7 educatori, due dei quali distaccati da altri istituti. Nell'ambito dell'area contabile, l'organico già carente ha subito un ulteriore decremento a causa della morte di un operatore e del pensionamento di un altro. A gennaio 2011 si è aggiunta anche la messa in quiescenza del responsabile di area;
il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha confermato l'indisponibilità attuale di ulteriori risorse, umane e finanziarie;
la Direzione del carcere, al fine di individuare strategie di intervento condivise, nel settembre dello scorso anno ha indetto una Conferenza di servizi, allargata ai rappresentanti sindacali dei lavoratori ed ai volontari che collaborano con l'Istituto;
al termine dell'incontro, si è redatto un documento da inviare agli uffici giudiziari ed amministrativi con delle proposte migliorative: adeguamento della pianta organica, richiesta di sfollamento, interventi strutturali, conferenze di servizi allargate da effettuarsi con cadenze bimestrali, l'istituzione di un tavolo tecnico permanente per la gestione in particolare dell'emergenza sanitaria,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della grave situazione in cui versa la casa circondariale di Lecce per il sovraffollamento della struttura, che non permette il pieno rispetto della dignità dei detenuti e l'applicarsi della funzione rieducativa che il carcere dovrebbe avere, per la carenza di organico e, non ultima, per la mancanza di fondi;
se non ritenga doveroso operare affinché sia istituito un tavolo tecnico permanente per la gestione in particolar modo dell'emergenza sanitaria.
(3-02072)
 
ATTO SENATO
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/02071
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 538 del 12/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: BELISARIO FELICE
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 12/04/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
ITALIA DEI VALORI
12/04/2011
ITALIA DEI VALORI
12/04/2011
ITALIA DEI VALORI
12/04/2011
ITALIA DEI VALORI
12/04/2011
ITALIA DEI VALORI
12/04/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02071
presentata da
FELICE BELISARIO
martedì 12 aprile 2011, seduta n.538
BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CARLINO, DE TONI, PARDI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
con atto di sindacato ispettivo 3-01939 del 1° marzo 2011, in seguito ad una visita effettuata il 24 febbraio 2011 presso la casa circondariale femminile "Rebibbia" di Roma, si evidenziava la grave situazione di tale struttura penitenziaria sotto il profilo della capienza e della dotazione del personale, tale da incidere sulla qualità della permanenza da parte delle detenute e sulle condizioni lavorative degli operatori;
i senatori del Gruppo Italia dei Valori, nell'ambito di una iniziativa di solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici della suddetta casa circondariale, a turno si sono recati in visita presso la struttura, potendo riscontrare il permanere delle medesime situazioni di disagio già accertate. La mancata soluzione di queste ha infatti indotto il personale femminile della Polizia penitenziaria a dar vita ad una significativa iniziativa di protesta consistente nel sostare, al termine di ogni turno e ad oltranza, all'interno dell'Istituto, facendo uno sciopero della fame e del sonno, senza mai rientrare presso le rispettive abitazioni;
pur denunciando una situazione operativa insostenibile - con una forma di protesta il cui protrarsi è suscettibile di incidere sulle loro stesse condizioni di salute -, le agenti hanno sempre garantito il regolare svolgimento dei turni di lavoro, nel rispetto dei diritti delle detenute, la cui condizione è già resa problematica dalla presenza di un numero significativamente superiore a quello previsto dalla capienza regolamentare;
a fronte di tale sovraffollamento di detenute, si deve constatare il permanere della gravissima scopertura di organico già più volte denunciata, senza però che ciò abbia indotto il Ministero della giustizia e l'Amministrazione penitenziaria, a porre definitivamente rimedio, con urgenza e priorità, alle drammatiche condizioni di lavoro e salute delle agenti, la cui situazione rappresenta solo la punta dell'iceberg della crisi dell'intero sistema carcerario nazionale;
l'annunciato invio di una decina di unità di rinforzo da parte del Capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, non appare risolutiva, dal momento che mancano ben 80 unità di personale femminile. È quindi opportuno, a giudizio degli interroganti, non fare ricorso soltanto a soluzioni tampone, bensì intraprendere interventi di sistema, per risolvere una volta per tutte le emergenze come quella di Rebibbia, che esasperano il personale in servizio e rappresentano un potenziale pericolo per la stessa sicurezza dell'istituto;
il personale di altri istituti, a cominciare dal carcere maschile nuovo complesso Rebibbia, ha dichiarato una profonda condivisione della necessità di portare alla luce le difficoltà oggettive quali il sovraffollamento, la carenza di organico e la scarsa disponibilità economica impiegata nel settore penitenziario, che da tempo affliggono tutte le carceri italiane,
si chiede di sapere:
quali misure urgenti il Governo intenda adottare per risolvere le problematiche sottese alla protesta di cui in premessa, anche per prevenire ogni possibile conseguenza negativa della medesima sullo stato psico-fisico delle lavoratrici in agitazione;
quali iniziative, in particolare, si intendano assumere al fine di garantire subito la dotazione di nuovo personale per consentire il normale funzionamento della struttura di Rebibbia e condizioni dignitose alle lavoratrici, valutando l'opportunità di utilizzare a tal fine anche il personale femminile che ha partecipato al corso di formazione per allievi agenti di Polizia penitenziaria in via di espletamento;
quali iniziative si intendano porre in essere per lo stanziamento di fondi adeguati a completare l'organico di tutti gli operatori penitenziari, compresi psicologi, educatori e puericultrici.
(3-02071)
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/11544
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 461 del 11/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: EVANGELISTI FABIO
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 11/04/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
ITALIA DEI VALORI
11/04/2011

Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11544
presentata da
FABIO EVANGELISTI
lunedì 11 aprile 2011, seduta n.461

EVANGELISTI e PALOMBA. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

il 30 marzo 2011 un giovane, Carlo Saturno, detenuto per furto presso la casa circondariale di Bari ha tentato, a quanto emerso da una prima ricostruzione, di suicidarsi impiccandosi;

il 7 aprile 2011 alle ore 11 è stata dichiarata la morte cerebrale del giovane e alle 19 dello stesso giorno sono state staccate le macchine che lo mantenevano in vita;

nei giorni precedenti alla disgrazia Carlo era stato protagonista di una violenta lite con un agente di polizia penitenziaria in seguito alla quale è stato trasferito in cella d'isolamento, dove il 30 marzo viene rinvenuto dagli agenti di polizia penitenziaria appeso ad un lenzuolo;

i medici che lo assistono nel reparto di rianimazione del policlinico di Bari hanno manifestato alcune perplessità sul fatto che Carlo possa essere in fin di vita a causa di una asfissia provocata dal cappio del lenzuolo da lui stesso annodato;

la procura della Repubblica di Bari, a seguito delle perplessità manifestate dal personale sanitario del reparto di terapia intensiva, ha disposto una perizia dalla quale è emerso che i segni intorno al collo sarebbero compatibili sia con il tentativo di suicidio che con un eventuale strangolamento;

il giovane in passato aveva testimoniato contro 9 agenti penitenziari del carcere minorile di Lecce che nel periodo tra il 2003 ed il 2005 avrebbero commesso abusi e violenze su minori;

secondo quanto ricostruito dalla magistratura (il processo è iniziato il 19 febbraio 2010 dinanzi ai giudici della II sez. del Tribunale di Lecce) nell'istituto minorile di Lecce sarebbe stata costituita una «pseudo associazione di intenti» finalizzata a sopprimere con la violenza qualsiasi dissenso sia da parte dei giovani detenuti quanto del personale operante all'interno della stessa struttura detentiva;

in Italia i magistrati di sorveglianza sono 178 (l'organico è di 204) e ogni magistrato deve occuparsi mediamente di 394 detenuti;

ogni detenuto presenta circa dieci domande l'anno (ricoveri, reclami, liberazioni anticipate, misure alternative ed altro) e ogni giudice di sorveglianza è costretto a portare avanti circa quattromila procedimenti non potendo, così, esercitare le funzioni di controllo di legalità all'interno degli istituti penitenziari attraverso lo strumento delle ispezioni;

in Italia, contrariamente a quanto previsto in ben 22 Paesi membri dell'Unione Europea (Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, ed Ungheria), non esiste un organismo di controllo delle carceri e degli altri luoghi di privazione della libertà deputato a svolgere attività di protezione dei diritti delle persone ristrette;

la raccomandazione Rec(2006)2 del Comitato dei ministri degli Stati membri sulle regole penitenziarie europee (adottata l'11 gennaio 2006 nel corso di una riunione dei Delegati dei Ministri) ha stabilito che le condizioni di alloggio dei detenuti devono soddisfare misure di sicurezza compatibili (tra l'altro) col rischio che i detenuti si feriscano;

la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito, in virtù di quanto previsto dall'articolo 3 della Convenzione (che sancisce in termini assoluti il divieto di tortura, pene o trattamenti disumani o degradanti), che lo Stato deve assicurarsi che ogni prigioniero sia detenuto nelle condizioni che sono compatibili con il rispetto della dignità umana, che le modalità di esecuzione del provvedimento non espongano l'interessato a pericoli o a prove d'un'intensità che eccedano il livello inevitabile di sofferenza inerente alla detenzione e che, avuto riguardo alle esigenze pratiche della detenzione, la salute e il benessere del prigioniero siano assicurati in modo adeguato -:

se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se e con quali strumenti intenda intervenire per appurare gli accadimenti interni e le condizioni dell'istituto penitenziario di Bari al fine di far luce sul probabile tentato suicidio del giovane Carlo Saturno;

se ritenga, inoltre, di adottare iniziative normative urgenti finalizzate ad assicurare ad ogni detenuto condizioni compatibili con il rispetto della dignità umana, così come previsto anche dalla raccomandazione Rec(2006)2 del Comitato dei ministri degli Stati membri sulle regole penitenziarie europee.(4-11544)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/04582
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 462 del 12/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: BERNARDINI RITA
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 12/04/2011

Elenco dei co-firmatari dell'atto
Nominativo co-firmatario
Gruppo
Data firma
PARTITO DEMOCRATICO
12/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/04/2011
PARTITO DEMOCRATICO
12/04/2011

Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
·         MINISTERO DELLA SALUTE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 12/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 12/04/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04582
presentata da
RITA BERNARDINI
martedì 12 aprile 2011, seduta n.462

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute.
- Per sapere - premesso che:

il 3 aprile 2011 la prima firmataria del presente atto è tornata a visitare la casa circondariale di Messina, accompagnata dagli esponenti radicali di Messina e Catania, Palmira Mancuso e Gianmarco Ciccarelli;

la precedente visita si era svolta il 17 luglio 2010 e aveva dato luogo al deposito dell'atto di sindacato ispettivo n. 4-08158 presentato in data 26 luglio 2010 (con solleciti in data 12 ottobre 2010, 1o dicembre 2010, 12 gennaio 2011, 3 febbraio 2011, 3 marzo 2011), a tutt'oggi rimasto senza risposta;

la delegazione è stata ricevuta e accompagnata nel corso della visita dall'ispettore Abate (polizia penitenziaria);

l'istituto è gravemente sovraffollato; i ristretti presenti al momento della visita, secondo quanto riferito, sono circa 350, a cui vanno aggiunti i semiliberi; alla delegazione non è stato fornito con precisione nemmeno questa volta, cosi come in occasione della visita ispettiva del 17 luglio 2010, il dato relativo alla capienza regolamentare; secondo quanto riferito, comunque, la capienza dell'istituto sarebbe di circa 160 posti; è dunque da ritenersi abnorme e del tutto privo di attendibilità il dato presente in una statistica pubblicata sul sito del Ministero della giustizia («Detenuti presenti e capienza regolamentare degli istituti - situazione al 31 dicembre 2010») che indica per la casa circondariale di Messina una capienza regolamentare di 323 posti: tale dato, evidentemente, non tiene conto del fatto che il reparto «Media Sicurezza», che ospitava circa 200 detenuti, è chiuso dal gennaio 2010;

l'organico di polizia penitenziaria effettivamente in servizio si conferma fortemente carente; secondo quanto riferito dall'ispettore Abate «gli agenti sono in affanno, e il trend va a peggiorare: i posti lasciati vacanti dai colleghi che sono andati in pensione non sono stati ricoperti da altri agenti»;

l'istituto non è attrezzato con l'area verde per i colloqui dei detenuti con i familiari minorenni; il reparto cosiddetto «sosta» si compone di 5 celle in cui sono ristretti complessivamente 32 detenuti; le condizioni strutturali e igieniche permangono pessime; le celle sono buie, sporche e fortemente sovraffollate; le finestre delle celle presentano reti a maglia stretta, per cui l'illuminazione e la circolazione dell'aria sono sensibilmente ridotte; il tetto e i muri sono scrostati a causa della muffa e dell'umidità; all'interno delle celle non è presente la doccia; l'utilizzo della doccia comune è consentito tre volte alla settimana; l'acqua è fredda anche in inverno; si segnala un miglioramento nella frequenza del cambio delle lenzuola (una volta ogni 10 giorni); in questo reparto non si svolge alcuna attività: i detenuti trascorrono in cella 21 ore al giorno, potendo recarsi al passeggio soltanto per un'ora e mezza al mattino e per un'ora e mezza al pomeriggio; «qui il barbiere non viene», affermano i detenuti, «e oggi che è domenica non hanno fatto nemmeno la messa»;

la cella n. 5 misura 13,20 metri quadrati e ospita 8 detenuti; sono presenti 2 letti a castello da 4 piani, senza scale («siamo costretti ad arrampicarci come scimmie», affermano i detenuti presenti); il wc è a vista; gli sgabelli sono rotti; non sono presenti armadietti (le cosiddette «bilancette»); nessuno dei detenuti lavora; i detenuti lamentano la presenza di insetti e zanzare («qui alla sosta l'ambiente è malsano»); lamentano inoltre l'assenza di una lavanderia: «abbiamo solo un piccolo lavandino per fare tutto: per lavare i panni, per lavare i piatti e per l'igiene personale»; nella cella n. 4 sono stipati 8 detenuti in 11,70 metri quadrati; lo spazio per ciascun detenuto è inferiore a 1,5 metri quadri; sono presenti 2 letti a castello da 4 piani; il wc è a vista; i detenuti lamentano l'assenza di acqua calda; inoltre lamentano l'assenza di educatori e di assistenza sanitaria: un detenuto di 31 anni riferisce di aver avuto un calo di pressione senza aver ricevuto alcuna assistenza («ho chiamato, ma non è venuto nessuno»); i detenuti sottolineano il disagio dei familiari che per poter effettuare il colloquio «devono mettersi in fila alle 4 del mattino»;

la cella n. 3 ospita 10 detenuti in 23,40 metri quadrati; i detenuti riferiscono di essere stati anche in 14 all'interno di questa cella; il piccolo bagno, che in questa cella è in un vano separato, si presenta in condizioni pessime («il tetto sta cadendo a pezzi», sottolinea un detenuto); i detenuti lamentano il fatto di dover riporre i propri vestiti sotto i letti per carenza di spazio;

un detenuto riferisce di essere stato ammanettato per 11 ore durante il trasferimento, con furgone e vettore aereo, dalla Lombardia al carcere di Messina;

Filippo Santoro afferma di aver ricevuto, da incensurato, una condanna a 8 mesi di reclusione e di trovarsi in questa cella da 10 giorni;

un altro detenuto lamenta il fatto di dover dormire al 4° piano del letto, nonostante sia stato operato alla gamba («c'ho un ferro nella gamba, salire e scendere è un problema»);

Salvatore Cambria, nato a Messina il 30 ottobre 1950, affetto da diabete insulino-dipendente, lamenta l'assenza di adeguata assistenza sanitaria: «quando devo fare l'insulina a volte mi fanno attendere anche 45 minuti, io grido e mi sgolo, il 29 marzo scorso sono arrivato con la glicemia a 340»; Cambria riferisce di non essere sottoposto ad un particolare regime alimentare: «la dieta diabetica non l'ho vista neanche un giorno!»; lamenta ritardi nella consegna dell'acqua (che i detenuti sono costretti ad acquistare, visto che l'acqua corrente non è potabile); sottolinea che non è possibile acquistare più di due confezioni da sei bottiglie alla settimana e che la sua patologia ne richiederebbe, al contrario, quantità superiori («io sono diabetico, ho bisogno di molta acqua, ma più di 12 bottiglie a settimana non mi fanno acquistare, nemmeno con i miei soldi!»); lamenta, inoltre, il fatto che al suo arrivo non gli sia stato fornito il kit con spazzolino da denti, dentifricio e saponetta;

i prezzi del cosiddetto sopravitto, a detta dei detenuti, sono superiori ai prezzi di mercato (ad esempio, secondo quanto riferiscono, una confezione di piatti fondi di plastica da 800 grammi costa euro 3,30); a causa dell'assenza di un servizio di lavanderia, spesso sono i familiari a portare in occasione dei colloqui la biancheria pulita per i detenuti, con gravi conseguenti disagi per coloro che non hanno i familiari vicini;

Domenico Aliquò, con una condanna definitiva (con fine pena nel 2013), dice di non sopportare le condizioni di detenzione a cui è sottoposto in questo reparto: «se mi lasciano 3 anni qui alla sosta, io mi posso impiccare»;

un altro detenuto si chiede: «che riabilitazione abbiamo qua? È giusto che chi ha sbagliato deve pagare, ma non è giusto essere trattati come bestie»;

nella cella n. 2 sono presenti 3 detenuti in 10 metri quadrati; l'unica apertura è costituita da una mezza finestra che non si può chiudere e ha il vetro rotto («l'altro giorno ha piovuto ed è entrata acqua» riferisce un detenuto); questa cella è particolarmente umida e sono presenti scarafaggi e altri insetti;

un detenuto di 27 anni di nome Salvatore Currò, ristretto in questa cella da quasi un mese, vorrebbe essere trasferito a Palermo dove vive la famiglia (in particolare la madre); Currò è sottoposto a terapia metadonica a scalare, dice di stare molto male e di non ricevere alcun aiuto psicologico; i detenuti raccontano che, dopo le ore 23.00, se un detenuto sta male e devono fargli una puntura, la fanno attraverso le sbarre, senza aprire la porta della cella («ci dicono che non hanno le chiavi, è capitato diverse volte a Salvatore Currò, per esempio»);

la cella n. 1 ospita 3 detenuti in 10 metri quadrati; anche qui c'è soltanto mezza finestra; le condizioni dei detenuti ristretti in questa cella destano grande preoccupazione;

un detenuto palestinese di 36 anni afferma: «sto male, sono stanco, voglio stare sempre a letto, mangio poco e tremo», e aggiunge: «sono stato per 4 mesi al centro clinico (che si trova all'interno dello stesso carcere) ma non mi hanno fatto nessun esame»;

un detenuto marocchino dice di non mangiare e di non dormire da 6 giorni;

Antonino Bonasera, nato a Messina il 13 marzo 1981, dice di non mangiare da 9 giorni; «sto malissimo, non ci sono più con la testa, se ingerisco del cibo lo vomito subito, vorrei curarmi»;

Bonasera riferisce di avere avuto negli ultimi giorni un considerevole calo ponderale; afferma inoltre di essere affetto da epatite C cronica e di avere un enfisema polmonare («e ancora sto aspettando lo pneumologo da 2 settimane», dice), e aggiunge: «ho anche un'ernia al disco, dovevano farmi una TAC il 25 febbraio ma alla fine non mi ci hanno portato perché non c'erano gli agenti per la scorta». Mostra un dito gonfio e dice: «ho il dito rotto da 15 giorni perché ho dato un pugno al muro in seguito ad una crisi, e non ho ricevuto nessuna cura: le guardie per fare venire un dottore qui devono litigare»; e conclude: «aiutatemi perché sto malissimo, vorrei andare in un centro clinico a Pisa o a Parma, in un posto dove mi curano, non qui!»;

alcuni detenuti affermano che i topi avvistati nel passeggio sono di grosse dimensioni («sono dei miniconigli: se entrano ce li arrostiamo», scherzano amaramente); inoltre lamentano l'assenza di un bagno nel cortile-passeggio e il fatto che se durante l'ora d'aria un detenuto deve andare in bagno è costretto a rientrare nel reparto, senza che poi gli sia permesso di ritornare all'aria;

il passeggio è uno spazio privo di qualsiasi cosa che i detenuti del reparto «sosta» condividono con quelli del reparto «medicina» del CDT (centro diagnostico terapeutico); non c'è nemmeno una tettoia, per cui i detenuti si bagnano quando piove e non possono ripararsi dal sole quando fa caldo; sono presenti soltanto una fontanella degradata piena di muschio («lippo») e un tavolo da ping pong rotto e senza racchette e palline;

il CDT (centro diagnostico terapeutico) del carcere di Messina si sviluppa su due piani: reparto «medicina» ubicato al primo piano e reparto «chirurgia» al secondo piano; secondo quanto riferito, nel reparto chirurgia è presente una moderna sala operatoria che però non è attiva;

la delegazione visita le celle e incontra le persone ristrette nel reparto «medicina»: si tratta di detenuti e internati affetti da patologie, insieme con detenuti che si trovano in questo reparto semplicemente perché non vi è spazio altrove, a causa del sovraffollamento; il degrado strutturale e le pessime condizioni igieniche, unitamente all'assenza di cure, e alla compresenza di ristretti affetti da patologie e detenuti non affetti da alcuna patologia, fanno ritenere all'interrogante del tutto impropria la qualifica di «centro clinico» attribuita a questo reparto;

le celle non sono provviste di doccia;

la cella n. 1 non ospita detenuti perché inagibile;

nella cella n. 2 sono presenti 2 detenuti che beneficiano del regime di cui all'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario;

nella cella n. 12 sono ospitati 5 detenuti che dicono «noi non siamo ricoverati, stiamo in questo reparto perché non ci sono altri posti»;

nella cella n. 3 sono ospitati 2 detenuti;

nella cella n. 5, che misura 10,35 metri-quadrati, sono presenti 4 detenuti (con un spazio, dunque, inferiore ai 3 metri quadrati per detenuto);

fra questi, Cosimo Berlingeri, nato a Catanzaro il 29 marzo 1972, in dialisi da 3 anni; Berlingeri, detenuto in forza di una condanna definitiva, è stato arrestato nel mese di ottobre e, dopo una breve permanenza nel carcere di Siano (Catanzaro), dal mese di novembre si trova nel carcere di Messina; Berlingeri vorrebbe tornare a scontare la sua pena nel carcere di Siano (Catanzaro) per stare vicino alla moglie, che non ha la patente di guida, e ai tre figli minorenni (di 13 anni, 3 anni, 3 mesi); Berlingeri, che dice di essere in lista d'attesa per un trapianto a Reggio Calabria, ritiene che la sua permanenza al CDT del carcere di Messina non risponda ad alcuna logica: «qui dentro non mi curano, e per fare la dialisi mi portano all'ospedale "Papardo" di Messina; prima mi hanno portato al Policlinico di Messina, che è di fronte al carcere, ma adesso mi portano al Papardo che si trova dall'altro lato della città; anche quando ero al carcere di Siano (Catanzaro) mi portavano a fare dialisi in una struttura esterna, ma almeno ero vicino alla mia famiglia; allora, che senso ha tenermi in questo carcere?»;

la cella n. 6 ospita 6 persone; sono presenti due letti ospedalieri; tutti dichiarano di essere affetti da patologie e sottolineano di non ricevere adeguata assistenza sanitaria o, addirittura, di non ricevere alcuna cura («qui non ci curano, al massimo ci danno i farmaci cinesi»);

Cosimo Lo Nigro, nato a Palermo il 2 maggio 1975, ci mostra quel che resta del suo piede in seguito ad un incidente stradale e alla osteomielite, conseguenza di infezione ospedaliera postoperatoria contratta in un ospedale di Palermo, secondo quanto riferito dallo stesso; «il perito del tribunale ha scritto che la mia condizione non è compatibile con la detenzione in carcere, e cosi dall'Ucciardone mi hanno portato qua», racconta; e aggiunge: «sono passato dal fuoco alla brace, qui non mi curano, non mi danno nemmeno un antibiotico; sono qui da 3 mesi, ma stare qui è la mia rovina totale»; e infine: «vi chiedo di aiutarmi, vorrei soltanto essere curato»;

Antonio Scimone, nato il 2 maggio 1941, dice di soffrire di tachicardia parossistica sopraventricolare; dopo molti anni di detenzione domiciliare, si trova ristretto in questo reparto perché, a suo dire, una perizia medica disposta dal tribunale avrebbe stabilito la sua incompatibilità con la detenzione domiciliare; «ma qui non ricevo alcuna cura, stare qui non ha senso», afferma;

Rocco Cento Domenico, nato il 18 ottobre 1953 a Polistena (Reggio Calabria), dice di avere una ciste al rene e due anelli della schiena schiacciati; il giudice, a suo dire, avrebbe disposto il ricovero in una struttura pubblica della città di Catanzaro, con piantonamento: «e invece mi hanno mandato qua, ma io qua che ci sto a fare?»;

nella cella n. 7 sono presenti 4 detenuti;

Domenico Pacilio, nato a Grumo Nevano (Napoli), è un detenuto non autosufficiente; il suo caso ci era stato segnalato subito, all'inizio della visita ispettiva, dai detenuti del reparto «sosta», preoccupati per le sue condizioni; Pacilio non vede la famiglia da molti mesi e afferma di aver intrapreso anche un lungo sciopero della fame e della sete; Pacilio racconta così la sua vicenda: «sono entrato nel carcere di Bellizzi Irpino (Avellino) il 9 agosto 2010 in forza di una condanna definitiva per calunnia; ero già stato condannato per truffa ed esercizio abusivo della professione, visto che esercitavo la professione legale dopo la laurea in giurisprudenza, ma senza aver conseguito il titolo di avvocato; in carcere sono caduto dalle scale e ho avuto un infarto; sono stato trasferito nel carcere di Secondigliano (Napoli) e il 31 dicembre sono stato portato all'ospedale Cardarelli, dove mi è stato diagnosticato un ictus; io non potevo più muovermi; sono stato ricondotto in cella a Secondigliano: lì nessuno mi assisteva, non ho ricevuto alcuna cura; in carcere ho tentato il suicidio, e mi sono fratturato il collo; il 25 marzo senza alcun preavviso mi hanno trasferito a Messina»; Pacilio non ha un piantone e non ha una carrozzina per muoversi all'interno della cella, sebbene le sue condizioni fisiche non gli permettano di muoversi autonomamente; «per andare in bagno striscio per terra», racconta piangendo; secondo quanto riferito dagli agenti, a Pacilio non è stata data una carrozzina a causa delle limitate dimensioni della porta di ingresso della cella;

nella cella n. 11 sono presenti 6 detenuti;

la cella n. 10 è dotata di scivolo all'ingresso e bagno attrezzato per disabili: è chiusa perché inagibile per infiltrazioni d'acqua;

nella cella n. 8 sono ristrette 5 persone;

Giovanni Di Sarno è un internato napoletano proveniente dalla casa di lavoro di Favignana (Trapani); «sono 15 giorni che sto qua e ancora il medico non mi ha visitato», dice; Di Sarno è molto preoccupato per l'anziana madre con cui non riesce a mettersi in contatto: «ho presentato domanda per poter telefonare a casa, allegando la bolletta dell'utenza telefonica di mia madre, ma mi hanno detto che è necessario lo stato di famiglia»; Di Sarno vorrebbe essere trasferito nella casa di lavoro di Sulmona (L'Aquila) per essere vicino alla famiglia, di cui non ha più notizie; Un altro detenuto della cella n. 8 lamenta la scarsa qualità del cibo: «in questo reparto non possiamo cucinarci perché non abbiamo il fornellino, il cibo che ci portano è immangiabile»;

Sebastiano Zappalà, nato a Catania il 16 novembre 1987, talassemico, è qui da circa 7 mesi; ogni 15-20 giorni viene accompagnato in ospedale a Catania per fare la trasfusione di sangue; «Io sono di Catania e la mia famiglia vive a Catania: che senso ha tenermi in questo centro clinico se poi le trasfusioni me le fanno fare a Catania?», si chiede; e racconta che la traduzione da Messina a Catania e viceversa avviene con una ambulanza blindata sprovvista di qualsiasi apparecchiatura e dotazione di base per il soccorso medico; questa «ambulanza», in cui salgono tre agenti (oltre all'autista), viene abitualmente scortata da una vettura della polizia penitenziaria; ogni traduzione comporta, dunque, un notevole dispiego di personale di polizia penitenziaria;

i ristretti della cella n. 8 lamentano l'assistenza sanitaria «inesistente» e confermano che a volte i medici effettuano le punture attraverso le sbarre, senza entrare nella cella;

nella cella n. 9 sono ristretti 2 detenuti e 2 internati;

Vincenzo Tuccillo, nato il 10 novembre 1963, internato, ha la famiglia a Napoli e ha fatto domanda per il trasferimento nella casa di lavoro di Sulmona; lamenta il fatto di essere frequentemente trasferito dalla casa di lavoro di Favignana al centro clinico di Messina, e viceversa: «pare la sporta do tarallaro» dice, per sottolineare i suoi continui spostamenti;

Giuseppe Sciurello denuncia: «ho avuto un infarto, mi hanno portato in ospedale dopo un'ora e mezza; in questo reparto le guardie vengono ma i dottori non li vedi»;

incontriamo Antonino Caruso, detenuto con problemi al pancreas, che la delegazione aveva incontrato anche nella precedente visita del 17 luglio e che in quell'occasione, fra le altre cose, segnalò la presenza di una serpe in cortile; «Quella serpe c'è ancora, ormai ci siamo affezionati», scherza Caruso;

la doccia comune del reparto «medicina» del centro clinico è dotata di 4 vani doccia, di cui 3 sono rotti e solo 1 funzionante; anche la doccia, cosi come tutto il reparto, è un ambiente fortemente degradato (muri e tetti scrostati, muffa eccetera);
l'infermeria non è dotata di defibrillatore;

uscendo dal reparto, sentiamo le grida delle persone ristrette: «aiutateci! qui ci stanno ammazzando!»;

il «centro diagnostico terapeutico», così come «la sosta», ad avviso dell'interrogante, sono reparti dove vengono costantemente violati diritti umani fondamentali; per questo motivo, la presente interrogazione sarà mandata «per conoscenza» alla procura della Repubblica di Messina, al magistrato di sorveglianza e alla ASL di appartenenza -:

se siano a conoscenza di quanto descritto minuziosamente in premessa;

se abbiano intenzione di verificare le condizioni dell'istituto penitenziario di Gazzi a Messina;

quali provvedimenti urgenti intendano prendere per ricondurre alla legalità costituzionale e normativa il carcere Gazzi di Messina;

se il Ministero della giustizia, nel rendere pubblici i dati riguardanti la capienza regolamentare degli istituti, tenga conto dei reparti chiusi per inagibilità. (5-04582)
 
ATTO CAMERA
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/04576
Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 461 del 11/04/2011
Firmatari
Primo firmatario: GINEFRA DARIO
Gruppo: PARTITO DEMOCRATICO
Data firma: 11/04/2011
Commissione assegnataria
Destinatari
Ministero destinatario:
·         MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 11/04/2011
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 11/04/2011
Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-04576
presentata da
DARIO GINEFRA
lunedì 11 aprile 2011, seduta n.461

GINEFRA. -
Al Ministro della giustizia.
- Per sapere - premesso che:

«l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere» ha dato notizia che il 31 marzo 2011 C.S., 22 anni di Manduria (Taranto), nella Casa Circondariale di Bari, avrebbe tentato il suicidio per impiccagione;

secondo la nota diffusa, «a trovarlo penzoloni sono state le guardie che lo hanno tirato giù quando respirava appena. In suo aiuto è intervenuto il personale dell'infermeria e del 118 di Bari. Trasportato in ospedale è ora ricoverato in condizioni disperate nella rianimazione del policlinico, dove è mantenuto in vita dalle macchine. L'elettroencefalogramma di ieri è risultato piatto, come quello del giorno precedente, per cui da un momento all'altro i sanitari potrebbero decidere di staccare la spina del respiratore.»;

C.S. è parte civile in un processo contro nove agenti di polizia penitenziaria del carcere minorile di Lecce accusati di maltrattamenti e vessazioni nei confronti di alcuni ospiti dell'istituto di pena per minori, tra i quali lo stesso C.S. che era ospite della struttura 6 anni fa;

come fanno sapere i suoi familiari, C.S. soffre da tempo di crisi depressive ed è in cura, assumendo tranquillanti;

il suo avvocato, Tania Rizzo, lo aveva visto l'ultima volta una ventina di giorni fa nel corso di un'udienza che lo riguardava nel tribunale di Manduria;

secondo quando affermato dalla legale che avrebbe rilasciato una dichiarazione a mezzo stampa: «in quell'occasione C.S. era visibilmente agitato, nervoso e scostante.»;

secondo quanto si apprende a mezzo stampa da una nota diffusa dopo il tentativo di suicidio, «il giovane era detenuto per furto, ma era anche parte civile nel processo in corso davanti al Tribunale di Lecce contro nove poliziotti del carcere minorile, che sono accusati di aver compiuto violenze sui detenuti tra il 2003 e il 2005. C.S., che all'epoca aveva 16 anni, sarebbe stato vittima, assieme ad altri ragazzi, di vere e proprie sevizie. Il suo nome compare infatti nell'elenco delle presunte vittime dei nove agenti di polizia penitenziaria del carcere minorile di Lecce che il tribunale salentino sta processando perché accusati di maltrattamenti e vessazioni di ogni tipo nei confronti di alcuni ospiti dell'istituto di pena per minori»;

C.S., infatti, come spiegato ancora da «l'Osservatorio sulle morti in carcere», «è uno dei tre ex detenuti di quel minorile che ha trovato il coraggio di presentarsi come parte lesa nel processo iniziato il 19 febbraio scorso davanti giudice del tribunale di Lecce Pietro Baffa, che vede alla sbarra, per i presunti abusi nei confronti anche di C.S., il capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, sette agenti di polizia penitenziaria, per rispondere tutte della presunta atmosfera di paura instaurata tra i giovani detenuti con minacce, privazioni e violenze non di natura sessuale -:

qualora le notizie diffuse corrispondessero al vero, quali iniziative intenda assumere il Ministro per chiarire l'incresciosa vicenda. (5-04576)
 

Damiano Bellucci