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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/05/2011  -  stampato il 04/12/2016


Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre: una Ferrari mediatica gestita dal Dap come una Fiat 500.

Le Fiamme Azzurre sono la splendida realtà sportiva della Polizia Penitenziaria che veicola, attraverso i mass media, l’immagine del Corpo in Italia e nel mondo.Questa è la realtà. Questo è un dato di fatto.

Ma non è stato sempre così. Le Fiamme Azzurre, pur essendo oggi in assoluto tra le prime società sportive italiane, sono un gruppo relativamente giovane che è nato “soltanto” nel 1983, mentre la prima affiliazione ad una disciplina del Coni risale al 1985.

Nel  1987 arrivano subito i primi titoli nazionali assoluti e la prima medaglia ottenuta nei Campionati Europei juniores (Giuliano Baccani nei 5000 metri a Birmingham), nel 1988 il primo podio nella classifica del campionato di società e i primi record nazionali assoluti (nell'asta e nell'alto indoor ad opera, rispettivamente, di Giorgio Grassi con 5.50 e di Fabrizio Borellini con 2.30), nonché le prime partecipazioni olimpiche per merito, oltre che degli atleti Ezio Madonia e Giovanni Perricelli, anche del pentathleta Roberto Bomprezzi ai Giochi di Seul;

L’ascesa delle Fiamme Azzurre è stata costante e inarrestabile fino a portare il gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria ai vertici dello sport italiano e mondiale.

Voglio fare soltanto alcuni nomi (e chiedo scusa a tutti gli altri grandi campioni non citati):

Pietro MENNEA (che è stato anche il cofondatore del gruppo Sportivo), Walter ARENA, Giovanni PELLIELO, Vera CARRARA, Carolina KOSTNER.

Insieme a tutti questi campioni, voglio anche citare la nostra Sezione Paralimpica – unico Gruppo Sportivo Militare a vantarne una – che a mio parere è il fiore all’occhiello delle Fiamme Azzurre, sia per i risultati (tante medaglie alle paralimpiadi) sia, soprattutto, per l’altissima valenza sociale ed educativa che assume per la Polizia Penitenziaria.

In particolare, in questo momento, possiamo annoverare tra le nostre fila una delle atlete più popolari, più amate e più famose di tutti i tempi: Carolina Kostner.

Al di là del puro e semplice valore sportivo (che pure è di assoluta rilevanza mondiale) Carolina è amatissima dalla gente, dai media e dagli addetti ai lavori per la sua simpatia, per la sua umiltà e per la sua tenera fragilità di giovane ragazza italiana.

E allo stesso tempo, Carolina è un personaggio di assoluta rilevanza sportiva e mediatica.

E Carolina è un Assistente della Polizia Penitenziaria. E questo è un fatto, puro e semplice, ed incontrovertibile.

Carolina Costner ha indossato moltissime volte ed in occasioni di assoluta rilevanza mediatica ed istituzionale la nostra gloriosa uniforme.

Purtroppo, però, nonostante ciò, capisco tutti i colleghi che spesso lamentano che i nostri atleti non evidenziano la loro appartenenza al Corpo e non danno sufficiente rilievo alla nostra uniforme.

Infatti, pur se questo non è affatto vero perché so per certo (e per esperienza diretta) che tutti i nostri campioni danno la giusta rilevanza al Corpo e alla divisa, gli effetti ed i risultati sui mezzi di comunicazione e nelle occasioni pubbliche non sono proporzionati al valore degli sportivi e alle necessità mediatiche del Corpo.

Ma questo vi assicuro non è assolutamente colpa degli stessi atleti.

La colpa va ascritta non solo ai media, che spesso ignorano, eludono e snobbano la parte che riguarda l’appartenenza alla Polizia Penitenziaria, ma soprattutto allo scarso, scarsissimo, interesse che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria riserva alle attività sportive del Corpo.

E questo nonostante l’esistenza di interi uffici deputati soltanto alle “Relazioni Esterne”.

Interi uffici che racchiudono (in tutti i sensi) in se stessi le competenze per le relazioni esterne, l’ufficio stampa, il cerimoniale, la rivista ufficiale dell’amministrazione e la gestione del sito web del Corpo.

Uffici assolutamente autoreferenziali e gestiti in estrema autonomia (anzi direi estraneità) dal Corpo di Polizia Penitenziaria che, per questo, non riesce nemmeno a valorizzare mediaticamente i migliori risultati mondiali dei propri atleti.

Per questa ragione, debbo convenire che pur avendo uno dei Gruppi Sportivi più forti agonisticamente e più rilevanti mediaticamente non riusciamo a raccogliere adeguati risultati pubblicitari per il Corpo di Polizia Penitenziaria.

Insomma, il Dap con le Fiamme Azzurre, ha in mano una Ferrari mediatica ma la gestisce come se fosse una Fiat 500 (e la fa guidare da un minorenne senza patente).

Ed è per questo che, più che criticare chi indossa con onore la nostra divisa dandoLe lustro e gloria, dovremmo chiedere una migliore gestione delle Relazioni Esterne ma, soprattutto, dovremmo pretendere di riportare quegli uffici all’interno del Corpo e della sua autonomia.