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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/05/2011  -  stampato il 06/12/2016


Confessioni di un ex Capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria al momento della sua partenza

Queste sono le ultime parole (nella sua veste di Capo Dipartimento) che ho raccolto da un magistrato mentre assistevo al confezionamento degli scatoloni contenenti gli effetti personali da riportare in Procura, dopo il “licenziamento” da Capo DAP.

“Il mio più grande rammarico è di non essere rimasto un altro anno qui al DAP. Proprio ora che avevo finalmente capito come funzionava questo carrozzone, devo fare le valigie perché mesi fa il Governo è cambiato. Questa da Capo DAP è una carica politica e, dopo aver scelto i Ministri, passato il turno dei Sottosegretari. È arrivato il tempo di mettere al posto giusto anche quelli del mio livello e si sta procedendo all’avvicendamento dei Capi Dipartimento.

E’ un vero peccato, proprio ora…

IL PRIMO ANNO DA CAPO DAP
Il primo anno non c’ho capito nulla. Non avevo idea realmente di come funzionasse l’amministrazione penitenziaria. Certo, da magistrato conoscevo le competenze, le attività del DAP e conoscevo pure i direttori delle carceri del mio circondario, ma è solo quando ci sei dentro che ti accorgi di quanti uffici e singole persone possano condizionare il funzionamento dell’amministrazione penitenziaria. Questo è un luogo in cui il segretario del capo del personale conta più di un Sottosegretario. E’ così in molte altre amministrazioni, ma qui si raggiunge l’eccesso. Qui non ci sono regole o meglio le regole, quelle vere, sono molto più difficili di una Procura.

I FACCENDIERI
I primi mesi si è subito circondati dai “faccendieri”, quelli che ti sommergono di “regali” ed opportunità: modifiche all’alloggio di servizio, macchine, visite, restailing dell’ufficio compresi gli accessori tecnologici… sono molte le sirene da ascoltare ed è facile perdersi.

IL TEMPO DEI CONSULENTI
Poi arriva il tempo dei “consulenti”, quelli che qui dentro ci sono cresciuti, ma cresciuti fisicamente, non professionalmente, quelli che si sono occupati sempre e solo di amministrazione penitenziaria e che oggi, ho capito che potrebbero fare solo quello tanto è complesso l’argomento e tante sono le peculiarità di questa amministrazione. Altrove non sarebbero capaci di nulla. Ti fidi dei consulenti, hanno le soluzioni pronte e poi sei costretto a farlo, a qualcuno ti devi pur appoggiare/fidare.

Con il passare del tempo, ma intanto i primi dieci/quindici mesi sono trascorsi, inizi a renderti conto che le soluzioni che ti avevano prospettato, non risolvono nulla. In genere sono vendette e faide che si trascinano da anni qua dentro. Inizi a non fidarti più così ciecamente di quelle persone che pure ti erano state consigliate da amici fidati, inizi anche a comprendere di come questi “consulenti” presentino una faccia rispettabilissima all’esterno, mentre in realtà qui dentro sono degli autentici “capi-banda”.  Inizi a cercare i riscontri di quanto ti è stato detto, inizi a sospettare di tutti, rallenti e passa un altro anno.

IL TEMPO DELLA CHIAREZZA
Dopo arriva il tempo in cui tutto è più chiaro, più semplice. Il terzo anno avevo finalmente capito come funziona questo DAP, quali sono gli uffici realmente importanti, quali sono le persone di cui mi potevo fidare e quelle che è meglio lasciar perdere, anzi, semmai quelle da emarginare.

Ma arrivati a quel punto è troppo tardi. Nonostante ora abbia le soluzioni in tasca e saprei come attuarle con l’aiuto delle persone oneste, ecco che mi devo congedare.

Un vero peccato…”

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