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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/05/2011  -  stampato il 05/12/2016


Stress e burnout professionale.

Dello stress  nella professione si parla da anni:  lunghi orari, straordinari  coatti, esigenze eccessive, pesanti oneri di lavoro creano  squilibrio tra la vita famigliare e la vita lavorativa che diviene vero e proprio disagio occupazionale.

La sindrome di burnout, accertata e studiata da quasi trenta anni, riguarda l’esaurimento emozionale, la spersonalizzazione e la riduzione delle capacità individuali che colpisce chi esercita professioni d’aiuto, nel momento in cui la risposta ai carichi eccessivi di stress diviene inadeguata. Il burnout interessa medici, poliziotti, poliziotti penitenziari, insegnanti, vigili del fuoco, sacerdoti, infermieri, educatori, avvocati, volontari e molte altre figure professionali che sono assillate da una duplice fonte di stress: il proprio stress personale e quello della persona da aiutare.

Le conseguenze di tale sindrome possono essere valutate sia a livello individuale (atteggiamenti negativi verso gli utenti e verso sé stessi, verso il lavoro, la vita, calo dell’impegno, peggioramento delle condizioni personali di vita e di salute) sia a livello organizzativo (diminuzione della performance, aumento del turnover e dell’assenteismo).

La cosa che indigna chi è impegnato nel campo della psicologia, è, che tale sindrome, in tutto questo tempo, non ha avuto nessun riconoscimento istituzionale e sovente i sintomi finali, quelli con cui dobbiamo fare i conti, vengono interpretati come incompetenza, scarsa motivazione o addirittura fragilità psicologica.

I professionisti a rischio dovrebbero essere adeguatamente trattati; le istituzioni dovrebbero affrontare cambiamenti e revisioni nelle misure organizzative e procedurali, migliorando la qualità del lavoro, valutando con maggiore attenzione orari e trattamento economico, ma soprattutto tentando di sviluppare insieme agli stessi lavoratori o a chi li rappresenta, in fase di accordi e contratti collettivi, piani di formazione in materia di igiene, sicurezza e salute sul posto di lavoro.

Per venire fuori dall’appiattimento emozionale e dall’insoddisfazione professionale, il lavoratore deve essere convinto che si può davvero cambiare qualcosa, che  l’equilibrio tra l’interesse di chi lavora e di chi dà lavoro può essere ristabilito.    

Terminando, burnout è un fenomeno molto complesso che prevede un intervento individuale con supporto specialistico di tipo psicologico, che aiuti il soggetto a riconquistare una serena attività professionale e una vita relazionale soddisfacente.

La psichiatria ci insegna che si può garantire la salute del lavoro solo ricercando con consapevolezza le motivazioni del pericoloso e soprattutto dilagante disagio occupazionale dei professionisti dell’aiuto che vanno incontro al burnout.

Lucy