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I figli della Polizia Penitenziaria

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Già in precedenza è stato affrontato l’argomento della turnazione, abbiamo pesato quali sono i pro e i contro e bisogna dire che tutto sommato si tratta di uno stile di vita gestibile e al quale ci si abitua, come a tutto nella vita, ma con una famiglia è molto diverso.
Se si hanno figli e soprattutto se i piccoli sono nati dall’unione di due agenti di Polizia Penitenziaria, allora le cose diventano difficili!
Di certo non si può dormire fino a mezzogiorno quando smontiamo dalla notte; così come   non possono essere rimandate le lavatrici sennò si rimane senza bavaglini e tutine, i pasti non sono più sbrigativi e ipercalorici come quando eravamo fidanzatini perché non gli vogliamo di certo dare cibi precotti pieni di schifezze!
E di conseguenza i tempi diventano sempre più ristretti, le corse si moltiplicano e la confusione è a portata di mano: si deve accompagnarli dapprima all’asilo, poi a scuola e a calcetto o a danza; in seguito inizia il catechismo, insomma capita spesso di ritrovarsi davanti la chiesa e invece dovevamo andare al supermercato, oppure a scuola e dovevamo essere a lavoro!
Però che soddisfazione quando riusciamo a fare tutto, a non lasciare niente indietro e soprattutto ad indovinare a primo colpo la strada da fare e non ritrovarsi al campo da calcio invece che all’Ipercoop.
Ma finalmente arriva l’adolescenza, così siamo meno vincolati agli orari, i ragazzi aiutano anche in casa, sono indipendenti, escono e si preoccupano delle loro responsabilità…che sollievo! Sollievo?
E’ proprio ora che iniziano i timori più grandi, eh sì, con l’aumentare dell’età dei nostri figli, di pari passo, aumentano le nostre apprensioni e soprattutto noi, che conosciamo il peggio della società, che vediamo con i nostri occhi l’effetto della droga e le conseguenze del frequentare cattive compagnie, siamo maggiormente in ansia. Le raccomandazioni si sprecano per i nostri ragazzi, gli facciamo una testa così elencando tutte le cose a cui devono stare attenti e le accortezze che devono prestare quando escono.
E se non siamo sereni solo con la speranza che ci ascoltino confidiamo che siano fieri di noi, che indossiamo la divisa e serviamo il paese.
Di certo lo sono e non hanno timore a dirlo a scuola peccato che a volte vengono derisi e non dai compagni bensì dagli insegnanti; parlo per esperienza diretta: una volta la professoressa di musica (di musica lo ribadisco!) alle scuole medie replicò alla mia sorellina che le aveva detto che io ero un agente di Polizia Penitenziaria con tali parole: ”Vedete ragazzi, chi non studia poi si ritrova a fare il secondino! Per questo è importante studiare!”. Fortunatamente la piccola sapevo il fatto suo, nonostante la tenera età, e seppe replicarle dicendo: “Mi è stato insegnato che tutti i lavori sono dignitosi, pensi se non ci fossero gli addetti alle pulizie delle fogne!
A parte questo, comunque, mia sorella è laureata ed anche se non lo fosse ha scelto il suo lavoro, non si è ritrovata a fare il secondino, come dice lei!”.
Allora, facciamo il punto della situazione, in merito a ciò ho già speso molte parole: sul fatto che c’è mancanza di conoscenza del nostro lavoro, che ci confondono con le altre Forze Armate, però un conto è non conoscerlo ed un altro è classificarlo come l’ultimo delle occupazioni, al quale ci si “attacca” in mancanza di altro, e la cosa più seccante è che queste considerazioni sono fatte da coloro che sono incaricati dell’educazione dei più piccoli, da professionisti della pedagogia che dall’alto della loro cattedra impartiscono queste lezioni di vita, umiliando i ragazzi che magari non sempre hanno la risposta pronta.
Ma passando a trattare argomenti meno irritanti; parliamo di come si trascorre il tempo libero: senza dubbio dedicandolo totalmente ai pargoli e per passare più tempo con loro si ha la fortissima tentazione di non mandarli a scuola per goderseli a pieno quando abbiamo la giornata libera infrasettimanalmente, ma ne va della loro educazione e quindi… no, non desistiamo, ce li spupazziamo tutto il giorno e chi se ne frega della scuola, soprattutto se si rischia di incappare in insegnanti come quelli sopra menzionati.
E quanto è bello il periodo natalizio! Sarebbe ancora più bello se potessimo trascorrere tutte le feste con i nostri bambini e invece spesso e volentieri le passiamo in carcere senza di loro a domandarci cosa stiano facendo e se gli manchiamo quanto loro mancano a noi ma soprattutto a sperare che non siano arrabbiati per la nostra assenza. Con i turni, infatti, i genitori devono alternarsi e occorre quindi spiegare, e non a cuor leggero, che stanotte papà non sarà a casa perché deve lavorare oppure che nonostante sia domenica non possiamo andare tutti insieme al cinema perché mamma è in servizio.
D’altronde rimangono ben impressi nella mente i momenti di festa e le occasioni speciali e non si dimentica facilmente che a Pasqua papà non c’era.
Posso affermarlo con cognizione di causa essendo figlia di un collega e quindi posso dedurre che questo si manifesta in tutti i “piccoli” dei colleghi della Polizia Penitenziaria. Con il tempo e la maturità poi si comprende e si accetta questa routine e si spera che come me anche il mio bambino un giorno possa apprezzare i sacrifici dei suoi genitori che ogni giorno vanno ad “assicurarsi che i cattivi non scappino” e che possa vederci come dei supereroi che combattono il male e perdonare così le nostre forzate mancanze.

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