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Il rapporto tra personale anziano e giovani agenti, un punto d’incontro tra esperienza ed entusiasmo

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Finalmente sembra che, nel ruolo agenti-assistenti, qualcosa si stia sbloccando per le assunzioni di nuovo personale.
“Finalmente un pò di gioventù” … in particolar modo nella realtà complessa dell’amministrazione penitenziaria, dove i ritmi frenetici dei turni di servizio e la complessità dei carichi di lavoro dei reparti detentivi, richiedono un continuo ricambio di personale attraverso, appunto, le assunzioni di donne e uomini di giovane età.
In tale contesto riveste enorme importanza il ruolo del Comandante di Reparto e dei Coordinatori di Unità Operative, che devono favorire tutte le condizioni necessarie per creare sinergia tra il personale più anziano di servizio ed il personale neoassunto, allo scopo di realizzare una perfetta integrazione tra di loro ed escludere il rischio di possibili fazioni tra il “vecchio” ed “il nuovo”.
Non ho mai dimenticato la sensazione provata il giorno in cui sono entrata in sezione per svolgere il mio primo turno di servizio.
Un mix di percezioni che ancora oggi, a distanza di tempo, rimangono impresse nella mia mente.
A quel tempo la collega, un assistente capo, mi guardava dall’alto in basso, probabilmente cercando di comprendere i miei pensieri di quel momento.
Ad un tratto, per rompere il ghiaccio, mi disse: “Collé, finalmente! Era ora che arrivasse un pò di gioventù!”.
Poi mi fece un sorriso e mi disse: “… vieni facciamo il giro. Pensare che appena assunta avevo su per giù la tua stessa età. Passano gli anni e come se passano! Mi potresti essere figlia!”.
Si muoveva disinvolta nella sezione, attenta e vigile.  Ad ogni domanda delle detenute che la fermavano, sapeva rispondere senza esitazione e in maniera esauriente. Io le camminavo a fianco, osservavo attentamente il suo modo di fare, risultato di tanta esperienza che lei non esitava a trasmettere.
In un piccolo lasso di tempo, apriva un blindo, rispondeva al telefono, scriveva su uno, due, tre registri, chiamava una detenuta per andare in matricola, un’altra ancora per andare a colloquio e tante altre piccole cose.
I suoi occhi, in quel momento, sembravano non avere confini, erano ovunque, su tutto il ballatoio, per percepire ogni cosa.
Del resto, in carcere, tutto merita la massima attenzione e nulla può essere sottovalutato. I suoi modi di fare erano cadenzati a tempo.
La frenesia di vita quotidiana, propria di una sezione detentiva, è la prima cosa che non si può fare a meno di notare.
C’è davvero molto da fare … e provare a  descriverlo non sarà mai come viverlo in prima persona tutti i giorni.
Da quel momento, di fatto, a ciò che avevo imparato sui libri, ho iniziato ad aggiungere l’esperienza della realtà, quella vera e concreta di tutti i giorni, un valore aggiunto che nel tempo ti completa in termini di conoscenza e professionalità.
Ho sempre avuto, e continuo ad avere, massimo rispetto per le persone con una maggiore anzianità di servizio di me.
Ogni giorno, molte di loro, sono state e sono tutt’oggi i più sapienti maestri di vita del mio percorso di vita professionale.
L’esperienza, nel nostro lavoro, senza termini di paragone, è la cosa più importante che c’è, in particolar modo quella di chi la galera la vive davvero sulla propria pelle, turno dopo turno, giorno dopo giorno.
E’ una conoscenza assoluta, che non si trova scritta sui libri ed è quel tramite che lega il vecchio con il nuovo.
Tuttavia, quando il personale è poco, all’interno di una realtà penitenziaria, tutto diventa più complesso. Perciò, nel momento in cui arriva personale neoassunto, per un Comandante di Reparto e per i Coordinatori delle Unità Operative, è indispensabile adoperarsi per favorire integrazione e sinergia tra il vecchio ed il nuovo, per farli lavorare insieme e per far si che il rispetto dell’anzianità di servizio e lo spirito di corpo diventino l’ABC quotidiano.
Il nuovo ha valore quando si nutre dell’esperienza del vecchio e il vecchio, viceversa, si migliora perché trova nel nuovo l’entusiasmo per fare un passo avanti nel tempo.
Entrambi devono camminare di pari passo, perché necessari l’uno all’altro nel rispetto dell’anzianità di servizio e dello spirito di corpo.
Indossare una divisa significa anche questo: imparare ad operare insieme ai colleghi, valorizzando il lavoro di squadra, affinché l’esperienza dell’anziano si incontri con l’entusiasmo del giovane.


<<Il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e per il gruppo … 
Dinamiche dominanti, signori, dinamiche dominanti.>> (dal film A Beautiful mind)

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