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Non si placa l’ostilità di Ilaria Cucchi nei confronti del Sappe

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In occasione della presentazione del film che racconta gli ultimi tragici giorni di vita del fratello Stefano, la signora Ilaria Cucchi, rispondendo alla domanda di una giornalista, ha ritenuto, nuovamente, di criticare la posizione del Sappe, rispetto alla replica ad un articolo di Pierluigi Battista comparso sul Corriere della Sera.
Secondo la Cucchi: “Battista faceva un discorso molto più ampio rispetto a quello che sostiene Donato Capece del Sappe.  Battista scrive di violazione dei diritti dei cittadini privati della libertà personale in stato di detenzione: ciò è intollerabile. Poi leggo che Capece esprime solidarietà a me e alla mia famiglia. Sinceramente tutta questa solidarietà non la vedo: lui insieme ad altri suoi colleghi è imputato per averci offeso”.
Non si placa, quindi, l’ostilità di Ilaria Cucchi nei confronti del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria
Da parte nostra, confermiamo che il Sappe, fin da subito, espresse solidarietà alla famiglia Cucchi, come riteniamo sia sempre giusto fare quando un lutto colpisce negli affetti più cari, pur dichiarandosi fiducioso nell’operato della magistratura, nella certezza che il personale di Polizia Penitenziaria in servizio nelle celle di sicurezza del Tribunale di Roma non avesse alcuna responsabilità nella tragica vicenda di Stefano.
E’ pur vero che, qualche tempo dopo, in una intervista rilasciata alla trasmissione radiofonica La Zanzara di Radio24, Donato Capece espresse la personale opinione che la famiglia non fosse stata abbastanza vicina allo sfortunato ragazzo deceduto all’ospedale Pertini nel 2009.
Per questa affermazione la signora Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ritenne di essere stata offesa e presentò l’ennesima querela.
All’esito delle successive indagini, il Pubblico Ministero chiese l’archiviazione del procedimento ritenendo la notizia di reato infondata o, comunque, non idonea a sostenere l’accusa in giudizio.
Contro la richiesta di archiviazione la Cucchi presentò opposizione e il Giudice per le Indagini Preliminari ordinò al PM di formulare comunque la richiesta di rinvio a giudizio.
Allo stato attuale, quindi, si è in attesa dell’Udienza Preliminare per formalizzare l’eventuale rinvio a giudizio al quale, ovviamente, i legali del Sappe si opporranno.
Fino ad allora, perciò, il dottor Capece non è affatto “imputato” come la signora Cucchi ha dichiarato.
Il Sappe, ovviamente, condivide pienamente la valutazione del Pubblico Ministero e ritiene, senza ombra di dubbio, che la querela presentata dalla signora Cucchi sia assolutamente infondata, come del resto la precedente che ha presentato nei nostri confronti.
A questo punto, per dovere di cronaca, ma anche per delineare meglio il modus operandi della signora Cucchi, è opportuno ricordare che in occasione di una querela che il Sappe ha presentato nei suoi confronti (in altro frangente), il Pubblico Ministero, pur chiedendo l’archiviazione, considerò che in quella circostanza la signora Cucchi travisò la situazione a causa della sua situazione personale, che la indusse a interpretare negativamente l’operato delle forze dell’ordine.
Peraltro, lo stesso PM osservò che “una maggiore prudenza da parte della Cucchi nel formulare giudizi tranchant sull’agire della Polizia Penitenziaria, prima di rilasciare interviste esponendo come verità rivelata la propria interpretazione degli eventi, sarebbe stata cosa corretta e rispettosa dell’altrui sensibilità, atteso che la Polizia Penitenziaria, intervenuta su richiesta di cittadino, si è vista accusare di comportamenti gravi e illeciti ingiustamente”.
Maggiore prudenza che, invece, non abbiamo affatto riscontrato, perché continuiamo a rilevare un  particolare accanimento da parte della signora Cucchi nei confronti del Sappe e del Corpo di Polizia Penitenziaria più in generale.
Soltanto noi, infatti, e gli sfortunati colleghi che sono rimasti coinvolti nella vicenda, ricordiamo l’acrimonia, l’astio e il livore con cui la Signora Cucchi si espresse ingiustamente nei confronti dei poliziotti penitenziari.
Quella stessa acrimonia con la quale presentò una denuncia nei confronti di altri nostri colleghi e per la quale, appunto, presentammo querela.
Noi abbiamo sempre rispettato, oggi come nel 2009, il dolore della famiglia e, per questo, abbiamo anche scusato e giustificato certe dichiarazioni “a caldo”.
Oggi, però, a distanza di quasi dieci anni, pur continuando a rispettare la legittima pretesa di giustizia, non siamo più disposti ad accettare il furore mediatico della signora Cucchi.
Ella, non solo non ha mai chiesto scusa ai nostri tre colleghi, sbattuti per lungo tempo in prima pagina come “mostri”, ma continua ad attuare una sorta di disinformazione omissiva, con la quale si lascia intendere che il carcere (e quindi i poliziotti penitenziari) hanno comunque delle responsabilità nella morte del fratello.
E questo è quello che sembra trasparire anche dal film presentato a Venezia e dalla campagna mediatica messa in piedi a sostegno e supporto della vicenda processuale.
Nessuno si scandalizzi per quello che stiamo dicendo, perché bisogna essere consapevoli che nessuna vicenda al mondo, per quanto tragica possa essere, può concedere a qualcuno la “licenza” di poter dire quello che vuole contro tutto e contro tutti.
Insomma, crediamo che, a distanza di dieci anni, sia ormai arrivato il momento in cui la signora Cucchi lasci definitivamente in pace la Polizia Penitenziaria, che nella triste vicenda del fratello Stefano non ha avuto alcun ruolo, ne alcuna responsabilità.
E, se proprio non si vogliono porgere le scuse, sarebbero apprezzate almeno due parole di conforto ai nostri colleghi ingiustamente processati in Tribunale e, a quel tempo, spietatamente condannati dall’opinione pubblica e dai mass media.

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