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Polizia Penitenziaria: dopo la forma, attendiamo anche la sostanza …

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Abbiamo scritto più volte sulle pagine di questa Rivista del disastro fatto per la  riorganizzazione dell’Amministrazione Penitenziaria e soprattutto del Corpo di Polizia Penitenziaria, da parte dei nostri più diretti amministratori.

In questi ultimi anni abbiamo assistito alla realizzazione ed al tentativo di realizzazione di progetti a dir poco scellerati, come la riforma dell’ordinamento penitenziario, fortunatamente bloccata dalla maggioranza uscita dalle urne, la sottrazione di posti dirigenziali alla Polizia Penitenziaria a livello centrale, una riorganizzazione degli uffici centrali e di quelli dei provveditorati che mortifica la Polizia Penitenziaria ed i suoi dirigenti che sono tali solo nominalmente, la vigilanza dinamica che potrebbe essere considerata un pretesto per creare il caos negli istituti, ma, soprattutto, nessuna attenzione per coloro che nelle carceri lavorano tutti i giorni e sono la colonna portante di questa amministrazione (la Polizia Penitenziaria)

Un’amministrazione che, spesso, vorrebbe utilizzare la Polizia Penitenziaria come manovalanza a basso costo, senza alcuna gratificazione professionale e di carriera: nuovi profili professionali però privi di alcun potere reale, questo è ciò che ci ha regalato il riordino delle carriere, proprio per volontà di alcuni dirigenti dell’Amministrazione Penitenziaria. Adesso c’è la possibilità di porvi rimedio, ma quei dirigenti continuano ad opporsi. Intanto, gli agenti, e non solo, visto che nei giorni scorsi anche un comandante di reparto è stato aggredito e malmenato da un detenuto, continuano a ricevere botte e insulti in carcere, per pochi soldi al mese.

Però qualcosa nel frattempo è cambiato; è cambiata sicuramente l’attenzione nei confronti della Polizia Penitenziaria, perché non era mai successo che un Ministro si preoccupasse di chiamare al telefono un appartenente al Corpo aggredito e ferito in servizio.

E’ successo la prima volta con il comandante di reparto di Reggio Emilia; qualcuno, commentando l’iniziativa del Ministro Bonafede, ha detto: chissà se fosse successo ad un agente se il Ministro lo avrebbe chiamato.

E’ passata solo una settimana, o forse due, e un assistente è stato gravemente ferito da un detenuto che gli ha gettato addosso olio bollente, provocandogli ustioni di primo e secondo grado; la risposta non si è fatta attendere, il Ministro, anche questa volta, ha preso il telefono ed ha parlato direttamente con l’assistente.

In questo secondo caso anche il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha fatto la stessa cosa e sembra che sia anche andato a fargli visita.

Un collega, commentando la notizia del Ministro Bonafede che ha chiamato l’assistente ha detto: forse, se ci fosse stato il Ministro precedente, si sarebbe preoccupato di chiamare il detenuto per chiedergli se si fosse scottato mentre lanciava l’olio.

E’ evidentemente un paradosso, ma rende l’idea di quale era l’attenzione verso il personale fino a qualche mese addietro e qual è oggi.

Se questi sono i populisti che ben vengano.

Se coloro che hanno scelto di avere un rapporto diretto con il popolo e di rappresentarne al massimo grado le istanze ed i bisogni sono questi, non possiamo che gioirne.

Ovviamente noi attendiamo  iniziative concrete che cambino radicalmente l’impostazione che finora è stata data all’amministrazione ed al Corpo, ma se il buongiorno si vede dal mattino, è molto probabile che oltre alla forma arrivi anche la sostanza.

Per far questo, ovviamente, bisogna anche cambiare gli amministratori che si sono resi responsabili di questo disastro organizzativo, coloro che sono stati in parte le menti ed in parte le braccia dell’autorità politica. Qualcuno è già andato via, ma bisogna soprattutto mandare via qualche dirigente illuso e illusionista, che del carcere ha fatto un luogo di ricreazione, una babele, non solo per la moltitudine delle lingue presenti, ma per la disorganizzazione che vi regna.

La politica dell’esecuzione penale non può essere affidata ad umanisti visionari che odiano la Polizia Penitenziaria e ogni forma di sicurezza nelle carceri, ma a buoni amministratori che abbiano una visione equilibrata e meno partigiana. Quindi, illustre  Ministro, sarebbe bene che lo spoil system andasse un po’ oltre i massimi vertici (anche se qualcuno tra i massimi vertici si è distinto per una maggiore vicinanza al Corpo) e riguardasse anche qualche direzione generale.

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