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Allarme minori: fuori controllo anche nelle comunità di recupero

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Allarme minori. Non solo in strada. Non solo durante le ore pericolose della cosiddetta movida. Non solo per i coltelli. Un nuovo episodio – dopo la gravissima "rivolta" da parte dei giovanissimi detenuti di Nisida – si è consumato in una comunità per il recupero dei ragazzini finiti nel circuito penale. Un nuovo caso è sul tavolo del procuratore capo dei minori Maria de Luzenberger, del presidente di quel Tribunale Patrizia Esposito, e del vertice del Centro giustizia minorile, Maria Gemmabella.

Due ragazzi che si ribellano alle " sanzioni" previste per chi viola le regole di chi sta in comunità. Due appena diciottenni che sbraitano, insultano, minacciano la direzione. Uno dei due è armato di un oggetto appuntito e sibila: "Questo te lo "appizzo" in testa". L'identità della struttura è tenuta sotto riserbo, ma sono già scattate indagini e "aggravamenti" delle misure per i ragazzi coinvolti.

L'assalto risale a giovedì scorso. Nei locali della comunità, poche ore prima, un ragazzo di diciotto anni, D., indagato per furto e in stato di custodia, viene trovato in possesso di un cellulare: è tassativamente vietato, gli operatori provano a sequestrarglielo, lui si oppone e si ribella. Anzi, attacca l'operatore: "Tu non puoi mettermi le mani addosso. È la parola tua contro la mia. Che mi fai?". Scatta la relazione, gli operatori chiedono un aggravamento della sua posizione. Poi, giovedì 4 gennaio scorso, quando è ormai chiaro che per quella ed altre violazioni D. sarà prelevato dai carabinieri e nuovamente condotto nell'istituto penale minorile – non solo per il gesto d'aver nascosto il cellulare, ma anche per altri atteggiamenti – la reazione si fa violenta.

A sostenerlo e a caricarlo, "secondo le logiche proprie del branco che mai avevamo visto ripetersi qui dentro" – sottolineano gli operatori – ecco un altro "ospite" della comunità, G. È anch'egli diciottenne, precedenti per rapina e spaccio. È quest'ultimo che afferra un punteruolo di ferro, lo brandisce contro i responsabili, scava solchi nel muro, di fatto tenendo in ostaggio la struttura, fino all'arrivo dei carabinieri. Che torneranno, appunto, dopo numerosi Sos inviati agli uffici giudiziari minorili che agiscono con tempestività: solo per riprendersi anche G.

I due ragazzi vengono condotti nuovamente in carcere: uno a Nisida, l'altro ad Airola. Resta la sequenza inquietante di violenza. Il segno di "una guerra continua", un conflitto "in cui gli operatori delle comunità non sono tutelati", e "vivono provocati da ragazzi che ormai hanno chiarissimi i loro diritti ma non capiscono minimamente quali siano i loro doveri". Sono giovanissimi, raccontano ancora i responsabili della comunità, "che ormai non accettano un freno, non vogliono divieti. Ma quel che è peggio, è che sentono di poter contare su una larga, diffusa sostanziale impunità. E i fatti, purtroppo, spesso danno loro ragione". Non a caso, la lettera dal tono allarmato inviata, giorni dopo, dalla comunità a tutti i vertici degli uffici ha un titolo eloquente: "Cronaca di un giorno di ordinaria follia". "Senza voler fare sociologismi facili, la violenza di questa generazione di ragazzi – scrivono i vertici della struttura, stimata e da tempo operante nel settore – per la totale assenza di regole e legami con la " tradizione" deviante della delinquenza comune e organizzata, può essere comparata solo a quella raccontata da film come Arancia meccanica". Parole pesantissime. Su cui riflettere.

La Repubblica

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