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Al via la riforma dell’Ordinamento Penitenziario imposta dal Governo Renzi

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Il 17 gennaio scorso è stato incardinato, nei lavori parlamentari, lo schema di decreto legislativo recante riforma dell’Ordinamento Penitenziario e noto anche come Atto del Governo 501.

Come è noto, la legge n. 103 del 2017 (Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'Ordinamento Penitenziario) ha delegato il Governo (art. 1, comma 82) ad adottare decreti legislativi per la riforma della disciplina in materia di intercettazione di conversazioni o comunicazioni e di giudizi di impugnazione nel processo penale nonché per la riforma dell'Ordinamento Penitenziario.

 Il comma 83 delinea i tempi e il procedimento per l’attuazione della delega. Quanto ai termini, la disposizione prevede che tale delega debba essere esercitata entro un anno dall’entrata in vigore della stessa legge 103 e dunque entro il 3 agosto 2018.

I decreti legislativi non dovranno comportare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e dovranno essere adottati su proposta del Ministro della giustizia.

Quanto al procedimento per l’attuazione della delega, gli schemi di decreto legislativo dovranno essere trasmessi alle competenti commissioni parlamentari (appunto come nel caso in ispecie) per il parere, da rendere entro 45 giorni, decorsi i quali i decreti potranno essere comunque adottati. Qualora detto termine venga a scadere nei trenta giorni antecedenti lo spirare del termine di delega, o successivamente, quest'ultimo termine è prorogato di sessanta giorni.

Se il Governo non intenderà conformarsi ai pareri parlamentari, dovrà trasmettere nuovamente gli schemi alle Camere con i necessari elementi informativi e le motivazioni delle scelte legislative. La Commissioni dovranno esprimersi nei successivi 10 giorni. Decorso tale termine, i pareri potranno comunque essere adottati.

In particolare, il comma 85, fermo restando quanto previsto dalla legge n. 354 del 1975 per la gestione delle situazioni di emergenza (art. 41-bis), individua i seguenti criteri e principi direttivi per la riforma dell'Ordinamento Penitenziario:

– semplificazione delle procedure per le decisioni di competenza del magistrato e del tribunale di sorveglianza, anche con la previsione del contraddittorio differito ed eventuale, ad eccezione di quelle relative alla revoca delle misure alternative alla detenzione (lett. a);

– revisione delle modalità e dei presupposti di accesso alle misure alternative, nell’ottica di facilitarne l’applicazione quando la condanna non riguardi casi di eccezionale gravità o delitti di mafia e terrorismo (lett. b). In particolare, per l’accesso alle misure, fissare in 4 anni il limite di pena che impone la sospensione dell’esecuzione (lett. c);

– revisione del sistema delle preclusioni all'accesso ai benefici penitenziari (lettere d ed e);

– previsione di attività di giustizia riparativa (lett. f);

– incremento delle opportunità di lavoro retribuito sia intramurario che

esterno (lett. g);

– valorizzazione del volontariato (lett. h);

– valorizzazione dell’utilizzo dei collegamenti audiovisivi (lett. i);

– affermazione del diritto all’affettività (lett. n);

– revisione delle disposizioni dell'Ordinamento Penitenziario relative alla medicina penitenziaria, anche attraverso il potenziamento dell'assistenza psichiatrica negli istituti di pena (lett. l);

– esclusione del sanitario dal consiglio di disciplina istituito presso l’istituto penitenziario (lett. m);

– interventi specifici per favorire l'integrazione dei detenuti stranieri (lett. o);

– attuazione, sia pure tendenziale, del principio della riserva di codice

nella materia penale, al fine di una migliore conoscenza dei precetti e delle sanzioni e quindi dell'effettività della funzione rieducativa della pena, attraverso l'inserimento nel codice penale di tutte le fattispecie criminose che abbiano a diretto oggetto di tutela beni di rilevanza costituzionale, i beni della salute, individuale e collettiva, della sicurezza pubblica e dell'ordine pubblico, della  salubrità ed integrità ambientale, dell'integrità del territorio, della correttezza e trasparenza del sistema economico di mercato (lett. q).

Lo schema di decreto legislativo attualmente all’attenzione del Parlamento, ossia l’A.G. n. 501, consta di 26 articoli suddivisi in 6 capi.

Il provvedimento dà espressa attuazione ad alcuni dei principi di delega; in particolare, non risulta attuata con questo provvedimento la

delega all’incremento delle opportunità di lavoro retribuito sia intramurario che esterno (lett. g), quella all’affermazione del diritto all’affettività (lett. n) e l’ampia delega per l’adeguamento delle norme dell'ordinamento penitenziario alle esigenze rieducative dei detenuti minori di età (lett. p).

Inoltre, non pare attuata, nonostante il complessivo richiamo della lettera i), la delega per la disciplina della sorveglianza dinamica.

Nel merito, il Capo I (artt. 1-3) dell’A.G. 501 detta disposizioni in tema di assistenza sanitaria in ambito penitenziario. In particolare, la riforma:

– equipara alla grave infermità fisica la grave infermità psichica sopravvenuta al reato, ai fini del possibile rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena e del possibile accesso alle misure alternative alla detenzione;

– adegua l’Ordinamento Penitenziario ai principi affermati dal decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230, di riordino della medicina penitenziaria, confermando l’operatività del servizio sanitario nazionale negli istituti penitenziari;

– amplia le garanzie dei reclusi modificando la disciplina della visita medica generale all’ingresso in istituto, e chiedendo al medico che procede di annotare tutte le informazioni riguardo a eventuali maltrattamenti o a violenze subite. La riforma inoltre estende la gamma dei trattamenti sanitari che i reclusi possono richiedere in carcere a proprie spese;

– istituisce negli istituti penitenziari apposite sezioni per detenuti con

infermità di esclusiva gestione sanitaria.

Il Capo II (artt. 4-5) reca disposizioni per la semplificazione dei procedimenti di esecuzione delle pene e concessione delle misure alternative disciplinati tanto dall’Ordinamento Penitenziario quanto dal

codice di procedura penale. Tra gli interventi di maggior rilievo la riforma:

– distingue le competenze dell’autorità giudiziaria a seconda che vi sia o meno una condanna definitiva prevedendo, prima della condanna definitiva l’intervento del giudice procedente (G.I.P. o giudice della fase

o grado del giudizio non definito) e dopo, a seconda dei casi, del magistrato di sorveglianza e del Tribunale di sorveglianza.

Nell’ordinamento attuale, invece, il magistrato di sorveglianza provvede

anche nei confronti degli imputati dopo la pronuncia della sentenza di

primo grado;

– sopprime, in relazione ai reclami giurisdizionali dei detenuti e degli internati, il giudizio del tribunale di sorveglianza prevedendo la ricorribilità diretta del provvedimento del magistrato di sorveglianza in

Cassazione;

– prevede l’innalzamento da 3 a 4 anni del limite massimo di pena inflitta o residua entro il quale è consentito l’accesso alle misure alternative;

– amplia casi in cui il tribunale di sorveglianza procede con rito semplificato;

– introduce una nuova procedura semplificata e a contraddittorio eventuale per la concessione in via provvisoria delle misure alternative richieste, quando la pena da scontare, anche residua, non sia superiore a un anno e sei mesi;

Il Capo III (artt. 6-13) mira a eliminare gli automatismi e le preclusioni per l’accesso a benefici penitenziari e misure alternative alla detenzione. In particolare, le disposizioni introdotte dal capo III individuano nei più gravi reati associativi previsti dall’art. 4-bis OP, i reati ostativi alla concessione di benefici carcerari e misure alternative.

Tra le principali novità, si segnala:

– la modifica dell’art. 4-bis con la limitazione ai più gravi reati associativi delle preclusioni ad accedere a benefici e misure alternative;

– la soppressione della disposizione che attualmente prevede che non possano essere concesse le misure alternative, il lavoro esterno ed i permessi premio ai detenuti per i quali il procuratore nazionale antimafia segnali l’attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata;

– la soppressione della disciplina che limita la concessione dei permessi premio ai plurirecidivi.

Il Capo IV (artt. 14-22) si caratterizza per l’ampliamento dell’ambito di applicazione delle misure alternative e per la rimozione di numerose preclusioni.

In particolare,

– è modificata la disciplina dell’affidamento in prova al servizio sociale, cui è affiancato il nuovo istituto dell’affidamento dei condannati per infermità psichica;

– analoghe modifiche riguardano la detenzione domiciliare ordinaria e speciale nonché il regime di semilibertà;

– è introdotta la possibilità per il giudice che ha emesso la sentenza di

condanna di sospendere l’applicazione delle pene accessorie, al termine

dell’applicazione della misura alternativa, in relazione alle necessità di reinserimento sociale e lavorativo del condannato;

– la disciplina della liberazione condizionale, attualmente contenuta nel codice penale, viene per ragioni sistematiche ricollocata nell’Ordinamento Penitenziario;

– viene, inoltre, ampliata ad altri soggetti la possibilità di richiesta delle

misure.

Particolare rilievo è dato al reinserimento sociale del condannato e alle attività riparatorie nonché al rafforzato ruolo degli uffici per l’esecuzione penale esterna che, per specifiche attività di controllo, potranno essere supportati dalla Polizia Penitenziaria.

Dal punto di vista procedurale, nuove prerogative sono affidate al magistrato di sorveglianza.

Il Capo V (artt. 23-24) riguarda:

– la valorizzazione del ruolo del volontariato sociale, chiamato a partecipare alla elaborazione e approvazione del regolamento d’istituto, integrando la composizione della commissione competente e il cui accesso al carcere è semplificato sostituendo all’attuale autorizzazione

del magistrato di sorveglianza, l’autorizzazione del direttore dell’istituto;

– l’ampliamento delle competenze degli uffici locali di esecuzione penale esterna, chiamati a svolgere le attività di osservazione del comportamento per l'applicazione delle misure alternative alla detenzione;

– l’estensione dei compiti della Polizia Penitenziaria, chiamata a vigilare

sul rispetto delle prescrizioni impartite dalla magistratura di sorveglianza (art. 24).

Il Capo VI (art. 25), relativo alla vita all’interno del carcere, detta anzitutto misure volte ad integrare i reclusi stranieri: si pensi alle disposizioni volte a garantire ai reclusi una alimentazione rispettosa del loro credo religioso o all’inserimento, tra il personale dell’amministrazione degli istituti penitenziari, dei mediatori culturali e degli interpreti, chiamati anche a far parte della commissione competente per l’organizzazione delle attività culturali, ricreative o sportive.

Ulteriori disposizioni sono volte invece a considerare gli specifici bisogni e i diritti delle donne detenute. Vanno in questa direzione, in attuazione della delega, le previsioni relative alle detenute madri, che riprendono principi già affermati dalla legislazione vigente, e la previsione di una specifica presenza delle detenute donne tra gli organismi di rappresentanza dei reclusi.

La riforma, inoltre, integra le disposizioni dell’Ordinamento Penitenziario con la finalità di garantire il rispetto della dignità umana e la massima conformità della vita penitenziaria a quella esterna. Vanno in questa direzione le previsioni circa l’ampliamento delle ore minime che i detenuti possono trascorrere all’aperto (che passano da 2 a 4), la richiesta prossimità tra l’istituto penitenziario e la famiglia del recluso, le specifiche tutele per i reclusi esposti a minaccia di soprusi a causa del proprio orientamento sessuale o della propria identità di genere, l’ampliamento dei diritti di informazione e comunicazione, con la possibile apertura ai nuovi mezzi di comunicazione su internet, l’ampliamento dei presupposti che giustificano i permessi per uscire dal carcere oltre alle tutele in sede di perquisizione personale. L’articolo 26, infine, chiude il provvedimento affermandone l’invarianza finanziaria.

Queste, dunque le direttrici sulle quali si avvierà la riforma dell’Ordinamento Penitenziario, almeno nell’articolato Atto di Governo che è all’esame del Parlamento. Non è dato sapere se interverranno ulteriori modifiche nel previsto passaggio parlamentare del decreto legislativo del decreto legislativo, arrivato in Parlamento a fine legislatura, a Camere addirittura sciolte!

Certo è che il contributo che anche il Sappe e le altre Organizzazioni sindacali del Corpo avrebbero potuto dare sarebbe stato quantomeno utile, specie in relazione all’operatività degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria.

Ma per fare questo ci sarebbe bisogno di una classe politica attenta e sensibile: attenta e sensibile non solamente alle litanie di radicali, antigoni, amici di Caino ed associazionismo vario, per altro sempre pronti a schierarsi dalla parte dei detenuti a prescindere.

 

 

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