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Amministrazione di cartone o cartoni animati dell’Ammistrazione?

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Se l'animazione è stata da sempre una tecnica sfruttata per realizzare corti e lunghi diretti ai bambini, la sua unione al sistema penitenziario ci aiuta, come spesso avviene all'interno della nostra rubrica mensile, ad affrontare tematiche che, tra il serio e faceto, ci avvicinano alla nostra dura realtà.

Ai miei tempi ricordo tanti cartoni che appassionavano noi ragazzini, intrattenendoci allo schermo televisivo ed immedesimandoci nell'eroe di turno che, a seconda dei casi, potremmo inquadrarlo con i personaggi dei nostri giorni.

Ed allora, iniziamo.

Se partiamo dalla base del nostro immaginario e con riferimento all'attuale Amministrazione, potremmo inquadrare il nostro conclave come un mondo in cui avrebbe gioco il mito di Jeeg Robot d'acciaio. Qui, quindi, ritorna in vita il famoso professor Shiba, noto scienziato giapponese, che si imbatte nelle sue ricerche, la maggior parte delle quali trovano diversi ostacoli. Ed è qui che si scontra con quelli che ai giorni nostri sarebbero le organizzazioni sindacali, queste ultime molto vicine all’ego di Hiroshi.

Ed è proprio il fine principe di Hiroshi (sicuramente il Sappe) che trasformandosi in Jeeg, il robot d'acciaio, si proietta a difendere l'umanità (personale di Polizia Penitenziaria) dai pericoli esterni e dalla crisi del sistema.

Da qui nasce la forza del sindacato, così come il giovane Hiroshi, ribelle ma sicuramente coraggioso, portato a combattere strenuamente per il conseguimento ed il rispetto dei diritti del suo popolo dai perfidi attacchi che un sistema spesso zoppicante caratterizza gli Istituti penitenziari.

Il confronto con la base si inasprisce sempre di più. Carenze di divise, straordinari al limite, mezzi vetusti e chilometrati, la rivisitazione degli organici che ha omesso di considerare i drammatici numeri che affliggono le carceri italiane, non può non rafforzare il proposito arringoso del sindacato (Hiroshi) che solo con un attacco massiccio può portare alla vittoria di Jeeg, con la difesa strenua dei diritti dei lavoratori.

Ma a differenza di Jeeg, nessuna guerra dovrà essere alimentata. Hiroshi (Sappe) è sempre più maturo e ha acquistato una grande sicurezza di sé, sempre disposto a difendere la sua famiglia e il suo popolo, in nome della pace.

Ma anche la famigerata famiglia Addams può comunque aiutarci nel nostro immaginario. Il nostro dipartimento, tanto per gradire, è alla perenne ricerca di una sua connotazione, un po' come gli stessi Addams la cui identità non è mai stata chiarita.

Non andiamo alla ricerca del nostro ipotetico Zio Fester, spesso descritto come qualcosa di simile ad uno scienziato pazzo, anche se, spesso, un po' tutti potremmo definirci come tale (la vigilanza dinamica, per coloro che l’hanno studiata e applicata, può essere figlia dello stesso Fester).

Con gli Addams la nostra categoria potrebbe condividere le numerose amarezze vissute dal Corpo della Polizia Penitenziaria nell’ultimo ventennio, come quello dei numerosi suicidi dei suoi uomini che hanno provocato dolore, camminando spesso da soli in mezzo ad un campo minato, laddove la figura della “mano”, che spesso compare nella famosa serie televisiva, avrebbe aiutato tantissimo, magari individuando sportelli e punti di ascolto.

E proprio come nella famosa serie televisiva, ogni membro della famiglia ha spesso dimostrato alcune caratteristiche contrarie al sistema.

A noi basterebbe avere Morticia, capace di accendere le candele con il tocco delle punte delle dita e rilassarsi emettendo fumo dal corpo.

In breve, un po' di luce in una realtà penitenziaria alquanto cupa, renderebbe meglio a ridare maggior linfa alla categoria dei Poliziotti Penitenziari, anche quando questi avvertono solitudine per provvedimenti politici e amministrativi che appaiono spesso e volentieri discutibili. Come zio Fester, anche i colleghi soffrono spesso di mali interiori, ma a differenza del cartone animato, alleggerire il malanno può avvenire solo con la vicinanza di un sistema efficiente, garantendo sempre più l’ottimizzazione dei servizi istituzionali.

Nel nostro viaggio, trova spazio anche il mito di Capitan Harlock, un emarginato diventato pirata spaziale dopo essersi ribellato contro il governo della Terra e l'apatia generale dell'umanità.

Perché l’uomo bendato che svolazzava con la sua navicella lontana dalla terra dovrebbe servire a comprendere meglio il nostro mondo?

Perché fin troppo spesso, gli uomini dei baschi blù, sono persone che vivono i mali del mondo esterno in uno stato di perenne malinconia, costretti ad un’indifferenza rispetto a quello che accade intorno a loro. Proprio come Harlock, sempre più gli stessi poliziotti subiscono l'avidità dell'uomo e, con esso, lo spreco di tutte le sue risorse ed attenzioni che avrebbero meritato ricevere.

Un contesto in cui, il nostro eroe, inciampa in una dimensione in cui le alte sfere dimostrano difficoltà nella gestione di un contesto difficile, spesso negando l'evidenza dei gravi problemi. Le persone che non condividono questo tipo di mentalità, si appellano ai sindacati, proprio come Capitan Harlock e la sua ciurma, considerati, a torto, come idealisti fuori di senno, un po' come il professor Dayu e la sua famiglia.

Harlock è l'eroe romantico archetipico, il prototipo del sindacalista di oggi, inteso come un pirata spaziale e con una filosofia nobile della vita, che lotta stoicamente solo per il bene del suo popolo.  Harlock non combatte per uno stato o un pianeta in particolare, ma solo per gli ideali che ha nel cuore, quelli che appartengono a tutti gli effetti ai Poliziotti penitenziari.

Ed infine, perché non citare l'eroe che vive a Paperopoli, continuamente colpito dalla sfortuna?

E si, ritorna utile anche Paperino, spesso succube del ricco zio Paperone. Perché?

Semplice: le tasche del  famoso papero, con il passare degli anni, somigliano sempre più a quelle spesso al verde dei nostri colleghi dei baschi blù (basti pensare, oltre allo straordinario sempre più esiguo, alle missioni e agli ai mancati anticipi, alle pensioni sempre più agognate, ai buoni pasto liquidati sempre con maggior ritardi, ed altro ancora).

E con gli organici ridotti all’osso, con l’aumentare delle incombenze lavorative nel contesto penitenziario, gli eroi della Penitenziaria somigliano proprio a Paperino, con quest’ultimo costretto spesso a lavori massacranti, un po' come avviene per i servizi dei colleghi, con turnazioni ed impieghi ai limiti di quanto sancito dalle normative e dagli accordi pattizi.

Ma in fondo in fondo, stiamo parlando solo di cartoni animati…

 

 

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