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Amministrazione penitenziaria in piena zona retrocessione. Ci vorrebbe Zamparini con i suoi tanti esoneri

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Da tempo, tra gli addetti ai lavori, serpeggia in maniera oltremodo evidente, un chiaro risentimento per i nefasti anni in cui versa la nostra Amministrazione Penitenziaria e principalmente dei colleghi impegnati nel duro compito di garantire il fine istituzionale del Corpo.

Molti i cambiamenti che hanno contornato le giornate dei baschi blù, ma, specie negli ultimi tempi, la situazione appare costellata da molteplici difficoltà a cui, sembra, nessuno riesce a dare la giusta sterzata per una auspicata svolta, che sarebbe il preludio ad una nuova era.

Così, come nostro solito utilizzare le pagine di questa Rivista per analizzare temi tra fantasia e realtà, abbiamo pensato bene di considerare l’attualità del sistema carcere, considerando il DAP come una società di calcio impegnata nell’affascinante campionato di serie A.

Diciamocelo subito: oggi, la squadra dell’Amministrazione Penitenziaria, offre un gioco compassato, senza interpreti in grado di cambiare l’inerzia di alcuna gara, con una classifica deficitaria ed in piena lotta per evitare la retrocessione.

Quindi, come spesso avviene in quasi tutte le società del massimo campionato, stampa e tifosi, rivolgono il dito contro la dirigenza della società, invocando provvedimenti in grado di invertire la rotta di un campionato sicuramente disastroso.

La gestione dei detenuti negli istituti penitenziari (divenuta gravosa e di elevata difficoltà), gli organici ridotti all’osso, stabilimenti privi di dirigenti e con numero ridotto di funzionari, provveditori che si occupano contemporaneamente di più regioni, le quotidiane costanti e gravi aggressioni al personale, per non parlare dei disagi dei poliziotti e della necessità di creare punti di ascolto, sono tutti fattori che non possono non determinare una classifica scadente, non avendo, fino ai giorni nostri, trovato contromisure in grado di consentire alla squadra di rilanciarla in graduatoria. Se l’attuale classe dirigente non si dimostra in grado di garantire un trend diverso tanto da far risalire la china, sarebbe il caso di dare mandato ad un presidente duro e tenace l’ingrato comito di individuare soluzioni rapide ed efficienti.

L’identikit potrebbe corrispondere a Maurizio Zamparini, l’attuale presidente del Palermo calcio.

Eccentrico, originale, sanguigno, passionale, vulcanico e, molto spesso, scontroso ed antipatico. Ma c’è un qualcosa per cui il patron dei rosanero è molto noto.

Cosa? Semplice. Gli esoneri!!!

Quindi immaginiamo che tutti i dirigenti (del dipartimento e degli istituti penitenziari) pagherebbero con l’esonero le conseguenze della mancanza di stabilità della squadra, che, sempre tra il serio ed il faceto, rischierebbe la retrocessione.

La serie B, per l’amata Amministrazione, sarebbe un vero e proprio incubo, una sorta di baratro per una piazza così importante come quella che rappresenta il sistema carcere in Italia.

Zamparini è noto per aver esonerato 45 tecnici, spesso frutto di iniziative dettate da un ragionamento istintivo, ma che nel nostro caso (e, nella maggior parte dei casi) risulterebbe oltremodo efficiente.

Non è stato il primo, nè sarà l'ultimo presidente ad essere ricordato per la pazienza pressoché inesistente nei confronti dei tecnici.

Maurizio Zamparini però, più di ogni altro collega, ha dato al personaggio una connotazione personale, il mangiallenatori come modo di essere. Un presidente alla Zamparini, un po' come un gol alla Cesarini per chi segna all'ultimo minuto.

Zamparini, nel corso della sua presidenza, ha incarnato una figura 'light' di satrapo, capace di vivere l'attrazione fatale praticamente con tutti o quasi i tecnici avuti per poi liquidarli al primo impaccio.

Al capezzale della nostra squadra, visti i gravi problemi che l’affliggono, avrebbe un esteso mandato, esonerando tutti gli addetti ai lavori che, per motivi vari, si dimostrano poco in linea con l’ambiente carcere e sistematicamente lontani dal trovare soluzioni risolutive.

Una squadra a cui manca un gioco propositivo, ad oggi eccessivamente difensivistica e sempre in balia degli avversari e con un attacco spuntato.

Le annate precedenti, parlano di contesti più blasonati, da centro classifiche, financo da piena zona Europa League. Poi, un po’ la sentenza Torreggiani (e con essa la tanto discussa vigilanza dinamica), dall’altro le criticità degli organici e delle carenze delle figure professionali in esse riscontrate, hanno determinato un evidente ridimensionamento verso piani meno nobili della nostra ipotetica classifica. Il gioco è oramai statico, senza giocate di rilievo, poco pressing e con inutili fraseggi a centrocampo (come chi si passa la palla continuamente senza assumersi alcuna responsabilità, pur se pagati per farlo), e senza idonee soluzioni all’orizzonte.

Lo scouting (e noi, nel nostro contesto, lo possiamo interpretare come i concorsi di arruolamento) sono lenti e continuamente soggetti a ricorsi amministrativi. Ingiustificati i termini che hanno visto trascorrere almeno un decennio per la definizione del concorso per allievi vice ispettori del Corpo di Polizia Penitenziaria (inizialmente riservato per complessivi 271 posti). Ai detenuti, con il passare degli anni, viene rivolto sempre maggiore attenzione, diversamente da ciò che avviene ai colleghi in divisa.

Non che ciò non debba verificarsi per chi sconta una pena, ma, in simile contesto, non possono pagar dazio gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria.

Un Corpo che oltre ad annoverare disagi di organici ridotti e al di sotto delle soglie minime previste dai dati dipartimentali e ministeriali, non riesce a garantire il vestiario a tutti i colleghi, che continuamente mette mano riducendo straordinari e che riscontra in netto ritardo quesiti su indennità varie (annoso quello dell’ordine pubblico, nonostante ci siano sedi che abbiano più volte documentato in materia alquanto chiaramente e senza l’esistenza di altro che possa indurre a considerare il contrario), con aliquote di personale impegnate in strada utilizzando mezzi vetusti e ultrachilometrati. Tutto questo non può non portarci a lottare per la salvezza, sconfitti in tutti i derby (tanto forte appare la distanza con le squadre “cugine”), senza allenatori in grado di far rifiorire un gioco spumeggiante, e con i tifosi (nel nostro caso i colleghi) che, con piena ragione, si allontanano dal fantomatico pallone (inteso come il mondo penitenziario). E quindi, senza ombra di dubbio ci vuole uno Zamparini che, con i suoi esoneri, è in grado di rinverdire i fasti ormai andati.

 

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