<

Bicentenario costruito a tavolino per liquidare la Polizia Penitenziaria

0
Share.

L’Annuale della Polizia Penitenziaria di quest’anno è stata una celebrazione storica, sia per la coincidenza del bicentenario sia perché tutti i Sindacati del Corpo hanno deciso di protestare proprio durante i festeggiamenti a Roma, così come in tutte le altre celebrazioni periferiche, per denunciare le gravissime difficoltà in cui sono costretti a lavorare i Poliziotti penitenziari.

Una protesta clamorosa che è stata letteralmente ignorata dal Ministro e dai vertici dell’Amministrazione penitenziaria i quali, nei loro discorsi durante la cerimonia, hanno continuato a declamare i successi fin qui raggiunti grazie al loro personale impegno.

Il discorso del Ministro Orlando inoltre è stato molto indicativo delle reali intenzioni di questo Governo, spalleggiato da un’amministrazione penitenziaria che ormai ha abdicato a qualsiasi ruolo di attività ed indirizzo amministrativo e che invece si è ormai ridotta al ruolo di mero esecutore di scelte altrui.

 

Nel suo intervento, Orlando ha posto l’accento sulle capacità di adattamento dimostrate dalla Polizia Penitenziaria in tutti i cambiamenti che hanno caratterizzato la nostra società accompagnandone anche l’evoluzione normativa. Una lode solo apparente, così com’è stato pretestuoso far coincidere quest’anno con i presunti 200 anni di storia della Polizia Penitenziaria.

Una lode che è solo funzionale al prosieguo delle intenzioni del Ministro che sono quelle di procedere alla liquidazione della Forza di Polizia dello Stato che controlla le carceri.

Il Corpo di Polizia Penitenziaria è nato nel dicembre del 1990 e, non a caso, è nato dalle ceneri del “disciolto” Corpo degli Agenti di Custodia.

Un termine, disciolto, che vorrà pur significare qualcosa … oppure no?

Infatti, con quello scioglimento, si era ritenuto necessario dare un segnale forte, smilitarizzando il Corpo e cercando di recidere qualunque legame con il passato annebbiandone la memoria: non è un caso che in tutti i corsi di formazione e aggiornamento, manchi del tutto un riferimento alla storia del Corpo e delle carceri.

Non è un caso che non sia mai stato istituito un Museo della Polizia Penitenziaria. E non è un caso che nel 1989 sia stato celebrato il centenario del Corpo degli Agenti di Custodia e quest’anno, 28 anni dopo, il bicentenario del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Ma siccome in quel dicembre del 1990 non si potevano sostituire gli uomini dall’oggi al domani, si sono cambiati i nomi e le etichette e si è introdotto con l’articolo 5 della Legge 395/90 quel “… partecipa, anche nell'ambito di gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e di trattamento rieducativo dei detenuti e degli internati”.

Il reale significato di quel “partecipa” non è stato mai chiarito, probabilmente con la speranza che nel giro di una generazione si arrivasse ad un completo ricambio degli Agenti che avrebbero dimenticato le loro origini e la loro storia.

E invece no. Qualcosa è rimasto e si è tramandato e anzi, con le nuove generazioni, nonostante tutti gli sforzi durante i corsi di formazione e aggiornamento predisposti dal DAP per amalgamare i Poliziotti penitenziari con la popolazione detenuta (si considerino anche le continue allusioni che detenuti e Poliziotti fanno la stessa vita dei detenuti facendo intendere che ormai sono la stessa cosa), il Corpo di Polizia Penitenziaria ha riconosciuto il proprio compito di prima linea in difesa della legalità, ai confini dello Stato: nelle carceri.

“Una Forza di polizia moderna e capace di tenere insieme le esigenze di controllo e di ordine negli Istituti penitenziari, con quelle di sostegno e recupero delle persone detenute” ha detto Orlando. Una ricostruzione a dir poco fantasiosa dei compiti della Polizia Penitenziaria tra i quali non figurano né la parola “sostegno”“recupero”.

Ma al Ministro Orlando certe sfumature non interessano e anzi nel suo discorso ha continuato sulla stessa linea espressa più volte anche dal Capo del DAP, dichiarando che anche tutta la Polizia Penitenziaria lo segue convinta: “La Polizia Penitenziaria si è adattata alle nuove prospettive della pena, cogliendo, a partire da un’impareggiabile esperienza e conoscenza diretta, l’esigenza della rieducazione e della riconnessione sociale delle persone detenute” e anche “Nello specifico modello di vigilanza dinamica emerso dagli Stati Generali dell’Esecuzione Penale, la Polizia Penitenziaria acquista sempre più il ruolo di osservatore di prossimità. L’idea di una attività diretta esclusivamente alla custodia statica dei detenuti sta infatti lasciando il passo ad un modo più dinamico di realizzare le funzioni di controllo e di sicurezza che sono e saranno anche in futuro indispensabili all’interno del carcere”.

E’ andato dritto Orlando, dritto su di un tracciato iniziato anni prima di lui e portato avanti con metodo, con rigore e che forse nemmeno comprende appieno, ma che segue diligentemente. Un tracciato che ha sempre considerato la Polizia Penitenziaria, e soprattutto le sue funzioni di Polizia Giudiziaria, un ostacolo alla auspicata diretta gestione della popolazione detenuta da parte di funzionari meno vincolati da un giuramento solenne e da una storia, una tradizione e svariati esempi di eroi del Corpo caduti in difesa della legalità e della Costituzione.

Una Forza di Polizia con funzioni giudiziarie, in carcere, è scomoda.

E’ d’intralcio. E va trasformata, disciolta, o almeno convinta ad andarsene, anzi, se possibile, a chiedere di andarsene.

E’ ormai evidente che un piano del genere, che ripeto, non è del Ministro Orlando, è arrivato quasi a compimento.

Va dritto Orlando. Incurante delle contraddizioni delle sue stesse affermazioni e dei segnali evidenti che provengono dalle carceri: record di suicidi di detenuti, affollamento delle carceri in costante aumento nonostante l’incessante travaso di detenuti alle misure alternative, tentativi di rivolta moltiplicati, aggressioni quotidiane ai Poliziotti penitenziari… Voltando le spalle a tutti i Sindacati del Corpo che in quello stesso momento manifestavano davanti al Parlamento per rigettare tutti i presunti miglioramenti fino ad ora introdotti e soprattutto la sorveglianza dinamica e le celle aperte.

Deve andare dritto Orlando, come se la posta in gioco non gli permettesse di fare altrimenti. Costi quel che costi, dovesse evocarlo allo sfinimento quel progetto.

Del resto, una parte del piano lo ha annunciato lui stesso lo scorso anno nel discorso di chiusura degli Stati generali dell’esecuzione penale il 18 aprile del 2016 presso il carcere romano di Rebibbia intitolato al collega Raffaele Cinotti ucciso dalle Brigate Rosse il 7 aprile del 1981:

“Io credo che noi dobbiamo anche fare i conti con il fatto che nuove generazioni di poliziotti penitenziari accedono normalmente con un grado di istruzione molto più alto e quindi, la possibilità anche di intrecciare carriere di dirigenza e carriere di attività di direzione della Polizia Penitenziaria, vanno viste non come un tabù, ma coniugate con adeguati percorsi di carattere formativo. E questo io credo che si debba consentire alla Polizia Penitenziaria di assumere un ruolo più ampio che non è quello del trasformare il carcere e curvarlo verso una dimensione poliziesca, al contrario, trasformare la Polizia Penitenziaria verso una dimensione che sia più esplicitamente di polizia del trattamento orientata secondo le indicazioni e le garanzie costituzionali”.

Il patto con la Polizia Penitenziaria è tutto qui. Promettere ai futuri dirigenti del Corpo addirittura la direzione delle carceri, ma non in qualità di Poliziotti, ma dopo una necessaria ulteriore trasformazione che ripudi le attuali funzioni “poliziesche”, che vanno convertite verso una nuova Polizia del trattamento. I patti con altri eventuali soggetti, non sono stati ancora dichiarati.

Per questo nel 1989 si è celebrato il centenario del Corpo degli Agenti di Custodia. Per questo, nei giorni scorsi si è svolto il bicentenario del Corpo di Polizia Penitenziaria.

 

About Author

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp