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Blocco stipendi 2011/2014: ancora irrisolta la questione per chi è andato in pensione durante quel periodo

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Una grave questione rimasta irrisolta è quella relativa a coloro che, congedati durante il periodo di blocco, hanno continuato a percepire emolumenti e pensioni senza gli effetti economici di eventuali promozioni e/o scatti automatici di anzianità.

La legge di stabilità 2015 ha decretato “ lo sblocco delle progressioni di carriera” ma non ha riconosciuto al personale in pensione gli arretrati degli assegni loro spettanti maturati durante il periodo ricadente tra l’1 gennaio 2011 e il 31 dicembre 2014, a differenza di quanto invece è stato riconosciuto al personale ancora in servizio a decorrere dal  primo gennaio 2015.

Tale penalizzazione ha, di fatto, introdotto una difformità di trattamento tra il personale di pari grado e pari anzianità ancora in servizio e il personale in pensione.

Tuttavia, il 9 dicembre 2016 i giudici del TAR Lazio hanno pronunciato un’interessante sentenza.

Il ricorso riguardava un dirigente della Polizia di Stato, in quiescenza per raggiungimento del limite di età di 63 anni a decorrere dal primo marzo 2012, che ha conseguito la promozione alla qualifica di dirigente generale a decorrere dal 29.2.2012.

Detta promozione ha determinato solo effetti giuridici e nessun beneficio di natura economica.

Il TAR Lazio ha riconosciuto che si tratta di un beneficio previsto dalla legge che incide direttamente sul trattamento pensionistico e che si giustifica proprio in ragione di tali effetti, in quanto altrimenti sarebbe del tutto svuotato di significato.

Il blocco degli emolumenti, riferito solamente agli anni specificamente individuati 2011, 2012 e 2013, riguardava unicamente gli effetti economici delle promozioni tanto che, proprio per questa limitazione temporale, la norma in questione è stata ritenuta costituzionalmente legittima.

Infatti, la Corte Costituzionale, ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale evidenziando il “carattere eccezionale, transeunte, non arbitrario, consentaneo allo scopo prefissato nonché temporalmente limitato dei sacrifici richiesti”.

L’applicazione di tale norma generale anche all’ipotesi di promozione attribuita il giorno prima del pensionamento non determina invece effetti di carattere transitorio, ma, al contrario, produce effetti permanenti, per tutta la durata della pensione.

Per questa ragione, il TAR del Lazio ha ritenuto il ricorso fondato e lo ha accolto, con annullamento in parte del provvedimento impugnato e obbligo, per l’Amministrazione, di attribuire al ricorrente gli effetti economici derivanti dalla sua promozione a dirigente generale.

Ovviamente, la sentenza è applicabile al solo ricorrente e al solo caso specifico e, pertanto, non ha risolto definitivamente la questione anche se sarà utilissima come precedente per tutti gli altri ricorsi pendenti.

Tra l’altro, non possiamo dimenticare che la Legge Fornero aveva pure bloccato la perequazione delle pensioni per gli anni 2012/13, togliendo così ai pensionati il 5-6% della pensione, anche per il futuro.

Questa legge è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte con deliberazione n. 70 del 2015, ma il Governo ha aggirato la sentenza con una nuova norma del 2015, che ha tolto ai pensionati i loro diritti, ordinando all'INPS di pagare poco (dal 2% all' 8%) o addirittura nulla.

E, così, decine di migliaia di pensionati hanno promosso un'azione collettiva per far dichiarare incostituzionale la nuova norma cosi che numerosi Giudici hanno inviato gli atti alla Corte Costituzionale.

La sentenza 70/2015, infatti, aveva dichiarato illegittima la Legge Fornero che ha introdotto il blocco della perequazione automatica per gli anni 2012/13, con effetti che non vennero mai più recuperati negli anni successivi.

Il blocco, quindi, non si è esaurito in quei due anni, perché la perequazione non è stata semplicemente “sospesa”, ma è stata tolta per sempre, con una decurtazione stabile e permanente della pensione mensile futura del 5-6%, che si estenderà un giorno anche alle future pensioni di reversibilità.

Aspettiamo fiduciosi la nuova pronuncia della Corte Costituzionale che, contrariamente alla sentenza del TAR Lazio, produrrà effetti per tutti.

 

 

 

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