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Chi non riesce a contraddire il ragionamento, aggredisce il ragionatore

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Ci sta… sicuramente ci sta.

Nella polemica sull’esecuzione penale ci sta che Massimo Bordin, ex comunista extraparlamentare, ex sessantottino, ex (?) radicale, prenda le parti di Santi Consolo.

Ci sta perché da quelle stesse parti stazionano la Bernardini, l’immancabile Manconi e tutto l’affollatissimo mondo dell’associazionismo e del volontariato carcerario. E ci sta pure che Bordin contesti le posizioni del Sappe.

Quello che non ci sta è che un giornalista come Bordin, vincitore nel 2009 del  “Premiolino” (assegnato in passato a personaggi come Ennio Flaiano, Oriana Fallaci e Giorgio Bocca), invece di attaccare il ragionamento attacchi il ragionatore.

Bordin, infatti, con l’evidente intento di indebolire l’attendibilità della più grande organizzazione sindacale della Polizia Penitenziaria, ci definisce “il sindacato più reazionario degli agenti di custodia”.

Una delle cose più importanti che ho imparato all’inizio della mia carriera giornalistica (sono iscritto all’Albo dal 1996) è che prima di scrivere bisogna documentarsi bene sull’argomento e su chi o che cosa si va a raccontare.

E questo prima ancora di imparare a verificare le fonti, a separare i fatti dalle opinioni o ad applicare "la regola delle cinque W”.

E’ evidentemente impensabile, quindi, che un giornalista del calibro di Bordin, tra l’altro direttore di Radio Radicale per vent’anni, non sappia perfettamente chi è il Sappe e cosa rappresenti.

Ciò nondimeno ci definisce “il sindacato più reazionario degli agenti di custodia”.

Ci qualifica come “reazionari” e rafforza il concetto attribuendoci la rappresentatività degli Agenti di Custodia (Corpo militare disciolto nel 1991).

Reazionario, secondo il vocabolario della lingua italiana, significa: “Dichiaratamente favorevole al ripristino di un assetto sociale e politico storicamente superato; estens., decisamente ostile a qualsiasi spinta o tendenza innovatrice e progressista sul piano politico-sociale.”

Collocandoci negli Agenti di Custodia, poi, ci si vogliono attribuire determinate caratteristiche.

Ovviamente secondo Massimo Bordin.

Purtroppo (per lui), questa “operazione discredito” potrebbe funzionare soltanto se indirizzata a chi non conosce il Sappe e soltanto laddove nessuno la smentisca, rivelando la mistificazione.

Come diceva Lincoln, infatti “…puoi ingannare pochi per sempre e puoi ingannare molti per breve tempo, ma non puoi ingannare tutti per sempre”.

Ebbene, senza soffermarci troppo sulla strumentalizzazione “degli Agenti di Custodia”, se non per affermare che il Sappe è la prima e più grande organizzazione sindacale della Polizia Penitenziaria (dove rappresenta circa il trenta per cento del personale), proviamo a fare alcune considerazioni sull’accusa di essere “reazionari”  mossaci da Bordin.

Essere reazionari significherebbe essere “favorevoli al ripristino di un assetto sociale e politico storicamente superato” e, quindi, “ostili a qualsiasi spinta o tendenza innovatrice e progressista sul piano politico-sociale”.

Insomma, secondo Bordin noi vorremmo ripristinare il Corpo degli Agenti di Custodia (organismo militare privo di rappresentanza sindacale) e saremmo contrari concettualmente e pregiudizialmente a qualsiasi spinta o tendenza innovatrice e progressista sul piano politico-sociale, preferendo lasciare le cose così come stanno.

E’ di tutta evidenza come entrambe le affermazioni, oltre ad essere false, comporterebbero tante e tali ricadute negative su noi stessi da risultare assurde anche a un lettore poco attento.

Salta subito agli occhi il tentativo di voler liquidare l’interlocutore come inattendibile.

Purtroppo per Bordin (e per tutto il partito del “garantismo interessato”), il Sappe è, e rimarrà, un interlocutore autorevole e qualificato dal quale nessuno può prescindere, tantomeno il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che farebbe bene ad ascoltare i pareri e le opinioni di chi nel carcere lavora ventiquattr’ore su ventiquattro, piuttosto che farsi condizionare da movimenti politici e ideologici mossi da ben altri “interessi”. Il Sappe rappresenta, appunto, chi nel carcere ci lavora ventiquattr’ore su ventiquattro e, perciò, ha tutto l’interesse a che la detenzione (e quindi il lavoro di chi ne assicura l’esecuzione) si svolga nel miglior modo possibile. Ma non solo per chi sconta la pena …anche, e soprattutto, per chi lavora lì dentro.

Credere che un delinquente abituale, professionale o per tendenza si comporterà bene perché noi ci comportiamo bene con lui è come credere che un leone non ci mangerà perché noi non mangiamo lui.

Pur tuttavia, il Sappe non si è mai sottratto alle polemiche e al confronto, anche quando questo diventa scontro, e ha sempre avuto consapevolezza della diversità delle opinioni, così come ha sempre riconosciuto il diritto di ciascuno a manifestarle. Non possiamo non stigmatizzare, però, l’atteggiamento di chi, con protervia, si arroga il diritto di qualificare o squalificare gli interlocutori a proprio piacimento (deplorevole il tentativo di squalificare anche associazioni che rappresentano Vittime del Dovere). Ciò nonostante, vogliamo rassicurare sull’inesistenza di qualsiasi sentimento reazionario nelle parole e nelle azioni del Sappe che, piuttosto, potremmo definire – invece – un sindacato progressista e riformista.

Prima o poi, anche quelli come Massimo Bordin si troveranno costretti a discutere sul ragionamento e, quindi, inevitabilmente anche sulla necessità di avvicendare i vertici dell’amministrazione penitenziaria …

 

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