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Come riconoscere le trappole di Facebook

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C’è un libro scritto nel 2002 da monsignor Milivoj Bolobanic che si intitola Come riconoscere le trappole del demonio, che consiglierei di leggere a parecchi colleghi, per aprire un po’ di più gli occhi quando si parla di internet e di social network.

Purtroppo non tutti hanno capito che, ai nostri giorni, la disinformazione la fa da padrona, nascondendo alla maggior parte dei lettori che l'agnello è solo un lupo travestito.

Bolobanic, nel suo libro, sostiene che a prendere il posto dei credenti nel mondo moderno non sono stati gli atei ma i creduloni. E le statistiche sul numero delle persone che abboccano alle alchimie verbali dei maghi del web e alle fake news sembrano dargli ragione.

Nella prefazione di questo libro monsignor Cesare Bonicelli sostiene che Gesù Cristo ridesta nell'uomo il bisogno della verità perché ci dice "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Gv 8, 32).

Adattando il precetto di Gesù ai giorni d'oggi potremmo dire che la ricerca della verità si afferma come esperienza di liberazione dalla fatalità e dal peccato impaginato su Facebook, che ci propone quotidianamente un cammino di salvezza, anche dalle problematiche che vive la Polizia Penitenziaria.

Giovanni Paolo II al riguardo diceva che: “Quando l'uomo è segnato dal dramma della violenza mediatica, della solitudine personale e lavorativa e dell'insignificanza, l'unica risposta che può appagarlo gli viene dall'incontro con colui che è alla sorgente del suo essere e del suo operare sotto mentite spoglie.”

Meditate, colleghi, meditate.

E quando leggete certe minchiate su Facebook, soprattutto quelle che provengono da pagine che sostengono di avere la panacea di tutti i mali, sappiate che con le chiacchiere (e magari pure senza distintivo) non si è mai risolto nulla.

 

Salvatore Gagliani – Segretario Sappe Augusta

 

 

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