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Decreto Orlando sulla mobilità del personale: ma perchè il Ministro invece di perder tempo coi videomessaggi non istituisce la direzione generale del Corpo?

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Ho avuto modo di leggere la bozza di decreto ministeriale che andrà a disciplinare la mobilità del personale del Corpo.

La lettura non lascia dubbi circa la superficialità con la quale viene affrontata la delicata questione.

Infatti, si percepisce oltre alla inconsapevolezza delle necessità e dei diritti dei lavoratori, una totale assenza di conoscenza di quale sia la reale incidenza del personale di Polizia Penitenziaria anche nelle attività così dette “non istituzionali”, oltre ai problemi personali, familiari e sociali che un tale decreto comporterebbe.

La cosa che più dovrebbe far riflettere è il fatto che il ministro sia totalmente disponibile ad assecondare le richieste della signora Rita Bernardini, la rappresentante di quel famoso “ZERO VIRGOLA”, totalmente priva di rappresentatività parlamentare quanto estremamente condizionatrice delle scelte del Guardasigilli in materie delicate quali: Codice Penale. Ordinamento Penitenziario, riforma della Giustizia in generale, tra cui il drastico ridimensionamento del 41-bis con una inevitabile pressione anche sull’istituto giuridico dell’ergastolo ostativo.

In sintesi con quel decreto viene stabilito, peraltro in modo irreversibile ed irremovibile, che il personale che ha prestato servizio anche in modo non continuativo per 10 anni nella stessa sede è soggetto a mobilità obbligatoria, a domanda e, in assenza di questa, d’ufficio.

Tale disposizione vale per tutti i ruoli e gradi.

Mi domando se il Ministro Orlando, si sia posto alcuni semplici quesiti relativi alla così detta “normale amministrazione”.

Premesso che la legge 395/1990, e successive modificazioni ed integrazioni, prevede analoga mobilità dei dirigenti penitenziari e la medesima è stata pressoché disattesa, la domanda riguarda nello specifico la sede dipartimentale.

La considerazione principale è: gli istituti penitenziari quali benefici potranno avere qualora dovessero “assorbire” personale che è fuori dal carcere anche da trent’anni?

La domanda anche se può sembrare futile in realtà è molto significativa. Tolto che sulla carta molti istituti della Capitale avrebbero risolto i problemi di organico, nella sostanza non cambierebbe nulla, anzi forse si andrebbero a peggiorare situazioni già critiche, effettuando una “iniezione” di personale che potenzialmente porterà più problemi che benefici.

Questo perché oltre al malcontento, che da sempre rappresenta un ostacolo in qualunque ciclo produttivo, si porterebbe negli istituti personale “vecchio” che sono anni che è fuori dalle dinamiche gestionali penitenziarie attuali, quando sarebbe invece indispensabile portare nuova linfa, non fosse altro per la “freschezza” atletica dei giovani…

Il secondo aspetto, comunque non meno importante, riguarda la gestione di materie direttamente correlate alla vita di tutti i poliziotti penitenziari, materie quali: amministrativa e sanitaria, trasferimenti, arruolamenti disciplina, ced, automobilistico, gruppi sportivi rappresentanza etc …

Ora, pensare che la gestione di queste materie sia da delegare ad altro personale è semplicemente ridicolo.

Pensate solo se un tizio qualunque che per opportunità politica pensasse di presentarsi al Comando Generale dell’Arma e chieda, di far mettere mano semplicemente su assegnazioni e trasferimenti del personale, pensate che la risposta sia “prego si accomodi”?

Per buona pace della signora Bernardini, del Ministro e di chi gli propone certe idiozie, si potrebbe, anzi si dovrebbe, fare più di un passo indietro, intanto chissà se l’onorevole Ministro ha pensato anche di far rientrare alle “proprie” competenze il personale della Guardia Costiera che “naviga" dentro via Arenula.

I passi indietro sarebbero semplici, riconoscere innanzi tutto la professionalità di chi sono anni che opera senza demerito nei settori descritti, poi si potrebbe ripristinare la buona vecchia usanza che trovai quando arrivai al Dipartimento, ovvero quei bei turni di 15 gg che venivano effettuati nella maggior parte dei casi presso Regina Coeli.

Quei turni avevano finalità nobili: in primis non facevano dimenticare per quale lavoro ci siamo arruolati, facevano mantenere in “allenamento”, davano un pochino di respiro ai colleghi degli istituti, facevano sentire la presenza del “ministero” al direttore e al comandante.

Ricordo anche che, quando in un istituto “X” si aveva sentore di qualche problema, la vecchia “direzione generale”, non mancava mai di mandare in missione uno o più sottufficiali, questo serviva innanzi tutto a limitare e debellare le angherie dei “cani sciolti” locali, che fossero stati direttori o comandanti così da far tornare al normale funzionamento l’istituto “X” di turno.

Inoltre, la presenza del personale del Corpo, presso l’attuale DAP, era comunque contingentata e soprattutto chi era distaccato al dipartimento, di qualunque natura fosse stata la raccomandazione era ben conscio che alla prima “cazzata” il rientro all’istituto di provenienza era immediato.

Ecco, queste sono vecchie sane abitudini che sono andate perse velocemente all’entrata in vigore della nefasta riforma del 1991.

Ora, il ministro (la figura istituzionale, non lo pretendo dalla persona perchè chiederei troppo), invece di rincorrere fantasmi, avrebbe il dovere di analizzare altre strade, ad esempio quella di istituire finalmente la Direzione Generale del Corpo, al cui vertice ci sia una dirigente generale che risponda personalmente al vertice politico di ogni attività del Corpo stesso, come avviene per le altre Forze di Polizia, a tal riguardo, sarebbe utile leggere con attenzione la 395/1990, che prevede senza ombra di dubbio un “ufficio del Corpo”, Scuole del Corpo, ecc.

L’istituzione di una Direzione Generale, comporterebbe altresì una profonda revisione degli organici dei dirigenti, un ridimensionamento circa il numero dei dirigenti “amministrativi” ed una aliquota adeguata di quelli per i Corpo, non fosse altro per il doveroso rapporto di numeri in un quadro opportuno ed attuale, consentirebbe anche di far assumere all’organismo, oneri appropriati al rango di vera Forza di Polizia.

 

 

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