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Fermate il mal di vivere dei poliziotti penitenziari!

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E’  successo ancora. Un poliziotto penitenziario di 31 anni di origini sarde, effettivo alla casa circondariale di Aosta, sposato da pochi mesi, in forza al Gruppo Operativo Mobile della Polizia Penitenziaria e in questo periodo operativo in Sardegna si è tolto la vita a Oristano lo scorso 18 aprile.

Tragedie che ogni volta che si ripetono determinano in tutti noi grande dolore e angoscia. E ogni volta la domanda che ci poniamo è sempre la stessa: si poteva fare qualcosa per impedire queste morti ingiuste?

Si poteva intercettare il disagio che caratterizzava questi uomini e, quindi, intervenire per tempo?

Non sappiamo se vi siano correlazioni con il lavoro svolto.

Ma è luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese: il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette “professioni di aiuto”, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza.

Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere.

L’Amministrazione Penitenziaria non può continuare a tergiversare su questa drammatica realtà.

Non si può pensare di lavarsi la coscienza istituendo un numero di telefono – peraltro di Roma! – che può essere contattato da chi, in tutta Italia, si viene a trovare in una situazione personale di particolare disagio.

Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del personale di Polizia Penitenziaria.

Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria.

La Guardia di Finanza, ad esempio, a seguito del successo riscosso dall’attivazione, in via sperimentale, di sportelli di ascolto psicologico gestiti da professionisti civili presso gli Istituti di Istruzione del Corpo, ha deciso di estendere tale servizio a tutto il territorio nazionale.

L’incarico ha per oggetto l’esecuzione del servizio di assistenza psicologica erogata tramite l’attivazione di uno sportello di ascolto, ad accesso gratuito e volontario, volto ad offrire supporto in forma individuale e/o gruppale, in relazione a problematiche di natura personale, socio-relazionale e lavorativa, riservato agli appartenenti al Corpo in servizio, inclusi gli allievi frequentatori dei corsi, il personale amministrato di altre FF.AA. ed il personale civile impiegato all’interno dell’amministrazione, presso la Scuola Polizia Tributaria della Guardia di Finanza.

Il servizio è svolto da uno psicologo-psicoterapeuta civile, un professionista, che garantisce una presenza di 4 (quattro) ore settimanali.

La distribuzione delle ore, nell’arco della settimana, è concordata dal professionista con il Dirigente del Servizio Sanitario presente alla sede il quale individuerà l’ubicazione più idonea, in termini di funzionalità, decoro e riservatezza, ad ospitare lo spazio di ascolto.

L’ubicazione non è assegnata in uso esclusivo e varia in corso di esecuzione in ragione delle esigenze istituzionali della Scuola.

Solo in occasione di gravi eventi che colpiscano il personale (decesso di familiari, incidenti o suicidi), su richiesta della Scuola, il professionista deve assicurare l’immediata assistenza psicologica anche al di fuori dei luoghi e degli orari stabiliti.

Nello svolgimento dell’incarico attribuito, il professionista è tenuto all’osservanza del Codice deontologico degli Psicologi italiani. 

L’organizzazione del servizio (giorni ed orari di fruizione dello Sportello di ascolto, nominativo del professionista selezionato e contatti con il medesimo) è pubblicizzata tramite idonea comunicazione cartacea ed intranet, in modo da garantire la massima diffusione presso gli utenti.

Possibile che Ministero della Giustizia e Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non sia in grado (o non abbiano la volontà) di predisporre un analogo servizio anche per gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria ed al Comparto Sicurezza?

 

 

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