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Finalmente il DAP ammette la propria inettitudine. ” … siamo sterili, fini a noi stessi e senza obiettivi.”

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Finalmente, dopo lunghi e travagliati anni, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ammette la propria (è proprio il caso di dirlo) DAPPOCAGGINE (o meglio quella dei suoi dirigenti).

Il nuovo Vice Capo Dipartimento Marco Del Gaudio mette nero su bianco le sue conclusioni dopo tre mesi di ricognizione coi dirigenti del DAP (Nota m_dg-GDAP 0878516 del 27 novembre 2017).

“… dal mese di settembre 2017 ho avuto modo di incontrare i dirigenti, i funzionari e, più in generale, gli addetti agli uffici di questo dipartimento.”

Ebbene, queste le conclusioni di Del Gaudio:

  • “ … carenza di risorse informatiche e inadeguatezza dei sistemi adottati.”
  • “ … mancanza di programmatori e assenza di corsi di formazione e aggiornamento degli operatori (amministrazione dipendente da operatori esterni).”
  • “ … difficile comprensione della distribuzione delle aliquote di personale presso ciascun ufficio.”
  • “ … assenza di rilevazione dei carichi di lavoro.”
  • “ … processi lavorativi con soluzione di continuità (interruzioni, ritardi, rinvii N.D.A) senza essere inquadrati nell’alveo dei procedimenti amministrativi in modo riconoscibile.”
  • “ … talvolta manca il responsabile del procedimento.”
  • “ … in alcuni casi non sono rispettati i termini.”
  • “ … prestazioni dell’amministrazione percepite come sterili e fini a se stesse, senza il raggiungimento dell’obiettivo.”
  • “ … molti uffici svolgono funzioni simili, facilmente accorpabili.”
  • “ … non si riesce a comprendere la titolarità della gestione amministrativa di talune competenze.”
  • “ … le competenze degli uffici non sono disciplinate in maniera chiara e riconoscibile.”
  • “ … sono emersi ritardi e difficoltà nella comunicazione con le articolazioni territoriali, con i Provveditori, con le Organizzazioni Sindacali e con le altre Istituzioni.”

 

Tutte cose scritte e sottoscritte in una nota ufficiale dal Vice Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Marco Del Gaudio !!!

Alla fine di questa impietosa disamina, il Vice Capo Dap ha chiesto ai dirigenti generali del dipartimento:

  • I nominativi di tre referenti (un dirigente e due funzionari) che provvederanno a predisporre un’analisi;
  • L’organigramma di ogni singolo ufficio;
  • La dotazione organica conseguente ai DD.MM. 29 settembre e 2 ottobre 2017 ed il corretto dimensionamento del singolo ufficio con l’illustrazione della programmazione, delle progettualità in corso e dei referenti dei singoli processi amministrativi;
  • Il personale assegnato afferente al comparto ministeri e al comparto sicurezza, specificandone profilo professionale e qualifica, generalità, titolo di studio e sede;
  • Indicazione delle sovrapposizioni di competenze riscontrate nell’azione amministrativa ordinaria e delle principali cause di censura dei processi lavorativi;
  • Una breve illustrazione della programmazione delle attività lavorative;
  • Una descrizione dell’effettivo, circostanziato fabbisogno informatico.

Tutto questo inderogabilmente entro il 4 dicembre 2017.

Ma vi rendete conto ???

In una situazione del genere, nella quale non si sa quanto e quale personale serve, non si sa quanto e quale personale lavora nei diversi uffici, non si conoscono programmazioni e progettualità, non si conoscono i carichi di lavoro e non si conosco competenze e processi amministrativi è stato proposto e fatto firmare al Ministro Orlando il Decreto sulle piante organiche del DAP e delle altre sedi diverse dagli istituti penitenziari !!!

Adesso abbiamo la prova certa che si è trattato di NUMERI DA GIOCARE AL LOTTO !!!

Qualcuno li ha sognati e, al risveglio, li ha trascritti su un foglio che aveva sul comodino !!!

E, purtroppo, anche le piante organiche dei provveditorati e dei singoli istituti sono state fatte allo stesso modo …

Adesso abbiamo la conferma che quello che abbiamo detto nell’ultima riunione sulle piante organiche e sulla mobilità del personale, lo scorso 28 novembre, è la sacrosanta verità.

Le osservazioni del Sappe hanno preso le mosse proprio dalle critiche sul metodo e sul merito del DM 2 ottobre 2017. A tal riguardo, infatti, si è eccepito sulla opportunità di procedere così velocemente nel recepire le modifiche organiche apportate dalla Legge Madia. Ad avviso del Sappe, infatti, lo sciagurato taglio degli organici operato dalla Legge Madia poteva essere un’occasione per una riflessione seria ed approfondita sulle reali necessità organiche di ciascun istituto penitenziario, sulla base dei reali carichi di lavoro e magari rivisitando profondamente il modello organizzativo della Polizia Penitenziaria. Invece, per l’appunto, la dirigenza del Dap si è affrettata a sottoporre alla firma del Ministro Orlando una revisione degli organici studiata a tavolino, senza alcuna corrispondenza con le esigenze reali e basata su una sorta di algoritmo matematico avulso da ogni corrispondenza funzionale. Insomma, ancora una volta, si è trovata una soluzione ai problemi del dipartimento, piuttosto che a quelli della periferia dove si è costretti a fare il 'lavoro sporco' sulle spalle e ai danni dei poliziotti penitenziari. Una riflessione seria ed approfondita, invece, poteva (e doveva) essere fatta anche sull’organizzazione strutturale dell’esecuzione penale …”

E, ancora:

“Pur tuttavia, laddove si fosse stati costretti comunque a determinare in tempi ristretti un nuovo organico che recepisse la riduzione della Legge Madia, ad avviso del Sappe, meglio sarebbe stato operare un taglio lineare nella stessa misura operata dalla legge (8,5%) indistintamente per tutti, sempre in attesa, però, di rideterminarlo in un successivo momento in base alla verifica degli effettivi carichi di lavoro di ogni sede. Peraltro, sono attualmente in corso lavori di analisi in tal senso da parte di una apposita commissione presieduta dal dirigente generale Turrini Vita.”

Ebbene, lasciatecelo dire ancora: AVEVAMO RAGIONE !!

Così come abbiamo ragione, da tanti anni a questa parte, a lamentare l’inefficienza della dirigenza del Dap.

Abbiamo ragione a denunciare l’inadeguatezza di una organizzazione nella quale dirigenti civili comandano, governano ed amministrano un Corpo di polizia militarmente organizzato.

E le cose sono peggiorate con il DM 2 marzo 2016 che, non solo non ha posto rimedio alle disfunzioni organizzative, ma ha ancor più aggravato la situazione riservando ai dirigenti penitenziari ulteriori posti di funzione addirittura con compiti di polizia (USPEV, UCTP e DNA).

E anche il DM 2 marzo 2016 se lo sono scritti da soli …

 

 

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