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Firenze Sollicciano tanto tuonò che NON piovve

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Le carceri sono una polveriera, un luogo in cui si gestisce, allo stesso tempo, il disagio umano più miserevole ed una collettività violenta e riottosa alle regole.

Le carceri sono allo sbando, colpa di una politica che le ha rese sempre più vicine ad asili nido e sempre più lontane dai quei luoghi in cui si garantisce, con autorevolezza e nel rispetto della legge, la sicurezza nazionale.

Il personale di Polizia Penitenziaria vive quotidianamente questo dramma e soffre una condizione di disagio lavorativo mista all’impotenza di dover subire atteggiamenti in cui, talvolta, la mortificazione fa più male del dolore fisico che si prova a ricevere un pugno in sezione.

C’è un sindacato nel capoluogo toscano che tutto questo lo sa bene e per questo motivo  si fa in quattro per aiutare i lavoratori, con tutti i mezzi possibili e tutti  i sistemi consentiti.

Sì, perché quando  le condizioni  del lavoratore ti stanno a cuore, anche se magari non sei portatore sano  di grossa voglia di  lavorare, lotti contro tutto e tutti per contrastare i prepotenti, quelli che ogni giorno si presentano in servizio con un solo obiettivo: rovinare la giornata al prossimo … solitamente il più debole.

L’unico obiettivo di questi rappresentanti è dare voce ai più deboli, far valere le loro ragioni e ripristinare l’ordine, la sicurezza e la disciplina.

Qual è il segreto del bravo Paladino della Giustizia e del sostenitore dei diritti del lavoratore?

Sicuramente rendersi visibile agli altri (lavoratori) perché questi possano incontrarlo e chiedere il suo intervento e la sua protezione.

Occorre, però, trovare il luogo migliore, la piazza virtuale, il posto in cui tutti, per un caffè o un cappuccino, si trovano a passare.

Ed è qui che il bravo Paladino edifica una sorta di seconda casa, un ufficio distaccato, nel quale poter accogliere, seduto a un tavolino, le doglianze del collega bisognoso.

Naturalmente, maggiore sarà la sua permanenza in questa sede distaccata, maggiori saranno i problemi di cui potersi far carico.

E così, il collega bisognoso fa la sua apparizione fugace, giusto il tempo di bere un caffè  per confidare l’ultima vessazione;

Il Paladino, invece, resta lì il più a lungo possibile, pur di aiutare la maggior parte della gente.  

Altro importante strumento che un buon rappresentante dei lavoratori deve necessariamente avere a disposizione è un gruppo fidato di collaboratori, anch’essi lavoratori, di quelli che stanno in mezzo alla gente, con la base, e che con la base discutono dei problemi e delle doglianze.

In tal modo, potrà rappresentare al Capo tutto quello che non va … perché lui se ne faccia carico. Naturalmente, un buon collaboratore deve essere persona credibile, seria, di esempio  sul  lavoro. Immaginate un rappresentante dei lavoratori spesso assente per malattia o che abbandona il servizio quando questo non è di suo gradimento.

Sarebbe un rappresentante poco credibile, certamente da non prendere ad esempio, uno al quale difficilmente ci si rivolgerebbe per far tutelare un diritto negato.

La condizione di disagio e le malefatte dei mobbizzatori devono, però, essere portate a conoscenza del maggior numero di persone, affinché tutti sappiano quali e quante ingiustizie vengono commesse nel giglione fiorentino.

E allora l’”ufficio distaccato” non basta più, occorre uno strumento che  dia voce al Paladino, che sia accessibile a tutti, anche a coloro i quali, magari poco interessati alle beghe di corte, possono leggere, commentare, esprimersi su fatti e persone che nemmeno conoscono.

Ma si sa … quando c’è di mezzo la tutela del lavoratore, tutto è permesso.

Arriva, infine, il momento in cui il Paladino deve raccogliere i risultati dei suoi immensi sforzi, il giorno in cui, cioè, si raccoglie il frutto delle giornate trascorse al servizio degli altri (lavoratori), dove il virtuale deve fare spazio al reale.

A quel punto, quando sembra che la pentola a pressione del malcontento stia per esplodere, il Paladino convoca tutti quelli che hanno dovuto subire le angherie del “Padrone”, per presentare a costui il conto e cacciarlo via tra due ali di folla oceanica che lo scherniscono e lo sbeffeggiano.

E invece?

Il povero Paladino si ritrova solo, contornato da un numero di seguaci che si possono contare sul palmo di due mani, (forse) ancora una volta, a far proclami sul peso specifico dell’aria.

Qual è la morale di questa storia?

I problemi ci sono. E sono tanti.

Ma per risolverli occorre dare il  buon esempio.

Perché la gente non è stupida e non accetta di ricevere tutela da chi, nei momenti difficili è altrove, a godersi i propri privilegi inviolabili.

Allora è inutile tuonare e gettare fango quotidianamente su chi lavora, e lavorando sbaglia, perché sono tuoni che non portano mai pioggia.  

 

 

 

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