<

Il Ministro Orlando, la riforma penitenziaria e il depotenziamento del GOM

0
Share.

L’altro ieri, il 23 maggio, ricorreva l’anniversario della strage di Capaci.

Il pensiero è andato a Giovanni Falcone e agli uomini della sua scorta … al loro sacrificio.

Ci sono state celebrazioni e manifestazioni del popolo onesto e delle Forze dell’Ordine, che nel loro sacrificio si sono riconosciute.

Probabilmente, ci saranno stati anche i benpensanti e i politici presenzialisti e, forse, per qualcuno è stato soltanto un impegno istituzionale come tanti altri.

Qualche politico che, verosimilmente, non riesce a comprendere fino in fondo cosa ha rappresentato la strage di Capaci e che cosa significa, davvero, combattere la mafia.

Anche Andrea Orlando, in qualità di Ministro della Giustizia, ha onorato la memoria di Giovanni Falcone.

Quello stesso Orlando che, fino all’ultimo momento del suo dicastero, ha continuato a chiedere insistentemente l’approvazione della “sua” riforma dell’ordinamento penitenziario, nonostante le critiche, anche autorevoli, di magistrati, studiosi, accademici e addetti ai lavori.

Invero, la “sua” riforma dell’ordinamento penitenziario è stata un vero e proprio cavallo di battaglia, con il sostegno della Bernardini, dei Radicali, di Ristretti Orizzonti, del Dubbio e di tutta una platea molto rumorosa (ma per fortuna altrettanto piccola) di riformisti di professione.

Forse Orlando, e i riformisti di professione, non si sono resi conto che oggi le mafie non agiscono più con le stragi e la lupara, ma si sono incuneate nelle pubbliche amministrazioni, nella finanza e in ogni altro ambito della vita economica del Paese.

E il cosiddetto carcere duro non esiste più dall’abrogazione dell’articolo 90 dell’ordinamento penitenziario …

La definizione di carcere duro continua ad essere usata per impressionare chi non conosce la reale condizione dei mafiosi in carcere, che sono sottoposti ad un regime speciale che di speciale ha soltanto una maggiore vigilanza e osservazione da parte della Polizia Penitenziaria.

Ci chiediamo se Orlando si è reso conto che il depotenziamento del Gruppo Operativo Mobile, compiuto sistematicamente durante il suo ministero, è stato una concessione, anche se indiretta, ai mafiosi detenuti.

Quel Gruppo Operativo, un ufficio interno al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che è nato proprio per difendere il Paese dalla longa manus dei delinquenti in carcere per mafia, ndrangheta, camorra e sacra corona unita e il cui compito istituzionale è quello di evitare che questi continuino a gestire i loro loschi affari attraverso “pizzini” e altre subdole forme di comunicazione con l’esterno.

Non vogliamo nemmeno lontanamente credere che fosse ben chiara la funzione e la finalità del Gruppo Operativo Mobile ma politicamente non gradita, preferiamo pensare che il nostro Ministro non sapesse cosa gli facevano firmare i suoi dirigenti.

Anche se, indubbiamente, è stato proprio il Ministro della Giustizia che ha firmato il decreto che imbriglia, riduce e assottiglia funzioni e compiti del Gruppo Operativo Mobile, con modifiche che ne colpiscono il cuore pulsante.

Innegabilmente, è stata una scelta politica quella di svilire la finalità della vigilanza e dell’osservazione sui mafiosi, attraverso la riduzione della pianta organica, senza nessuna relazione di accompagnamento che ne abbia spiegato il senso e la portata e senza mai colmare neppure gli avvicendamenti.

Al GOM è stata tolta l’autonomia contabile, ovvero la necessaria condizione per un’azione snella e di rapida operatività in risposta alle criticità. 

E l’autonomia contabile è stata tolta nonostante il dimezzamento dei costi di funzionamento del Gruppo Operativo Mobile ottenuto in questi ultimi anni (quindi con risultati di buona amministrazione).

Quella stessa autonomia contabile che è stata concessa, invece, ai servizi di scorta e tutela del Ministro e delle altre autorità ministeriali e dipartimentali … Un paradosso!

Ammesso e non concesso che fosse stato indispensabile riconoscere autonomia contabile anche alle scorte, perché togliere autonomia a chi l’aveva da almeno vent’anni?

Tutti incompetenti quelli che hanno preceduto Orlando?

O possiamo affermare che fosse una reale esigenza oggettiva, insita nel servizio operativo del Gruppo?

Altrettanto paradossale il fatto che, mentre da una parte si riduceva, dall’altra il D.M. del G.O.M. del 28 luglio 2017 ha aggiunto alle sue competenze la gestione dei terroristi islamici, anche internazionali (cosa che, peraltro, già avveniva) istituzionalizzando un nuovo servizio nelle condizioni di sfacelo in cui si è scientemente condotto il Gruppo, che vi dovrebbe provvedere con occhi, gambe, orecchi, braccia e capacità esperienziali mutilate… e senza nemmeno il supporto di una carrozzina quale presidio sanitario (con l’aggiunta di tempi farraginosi per la liquidazione delle spettanze).

In queste condizioni, il Gruppo, depotenziato della sua operatività,  rischia di non poter più esercitare la sua funzione di prevenzione per impedire la comunicazione dei mafiosi con i sodali allo scopo di mantenere il mercato delle loro attività delinquenziali.

Ma forse è più importante garantire macchine efficienti per i ministri e per i grand commis de l'état, senza interpelli e con anticipi sull’unghia, e soprattutto con rapidità di procedure….

Però “fa figo” fare il buonista … e forse procura pure qualche voto (… magari più di qualcuno).

 

 

About Author

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WhatsApp Ricevi news su WhatsApp