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In ricordo del Sovrintendente Capo Italo Giovanni Corleone

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      Si è spento il 16 gennaio scorso, consumato dal male del secolo Italo Giovanni Corleone, sovrintendente capo della Polizia Penitenziaria in pensione, per gli amici solo Giovanni. Un omone grande e grosso con un faccione sul quale era sempre stampato un sorriso bonario. Con Giovanni  se ne va un pezzo di storia dell’Ucciardone dove aveva prestato servizio, all’Ufficio Matricola, per quasi tutta la sua carriera.

    Conobbi Giovanni Corleone  tantissimi anni addietro, negli anni ’80 quando venne inviato in missione alla C.C. Trapani  per organizzare l’ufficio matricola in vista dell’arrivo dei più  pericolosi mafiosi che sarebbero stai poi i protagonisti del primo grande maxi processo alla Mafia siciliana. Ebbi modi di apprezzare le sue grandi doti umane e professionali, e la sua vicinanza per alcuni mesi in ufficio mi fece crescere professionalmente; sotto la sua guida divenni un valido e abile matricolista.

     Se oggi sono un Commissario di Polizia Penitenziaria con una particolare formazione professionale alle spalle, sicuramente lo devo anche a lui, a Italo Giovanni Corleone che per primo credette nelle mie qualità e che non si stancava mai di ripetere agli altri che era stato lui a scoprirmi e io a dire che era stato lui il mio maestro.

     Ma Giovanni, nel suo piccolo, con la sua umiltà e con la sua grande abnegazione ha scritto anche una pagina di storia, infatti durante il maxi processo alla Mafia (dove lo volle a suo fianco l’allora Capitano Enrico Ragosa) – come ricordava l’amico comune Nunzio Brugugnone, educatore all’Ucciardone – fu  un validissimo punto di riferimento del presidente Giordano in quanto  memoria storica e grande matricolista, di quelli di vecchio stampo che ricordava a memoria le posizioni giuridiche dei tantissimi imputati.

     Insomma, Giovanni Corleone è stato un pezzo di storia; ha fatto la storia. Un validissimo collega che ha dato lustro al Corpo degli Agenti di Custodia prima  alla Polizia Penitenziaria dopo. Era doveroso ricordarlo alle giovani generazioni di poliziotti penitenziari che sconoscono il passato e non sanno di che pasta erano fatti i loro predecessori ; era un dovere per me ricordare un “maestro” – uno di quelli che ha lasciato una traccia positiva nella mia vita di Poliziotto Penitenziario.

 

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