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In ricordo dell’Assistente Capo Benedetto Lo Cascio

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Il 2 novembre scorso, giorno dedicato al ricordo dei defunti è stato celebrato il funerale di Benedetto Lo Cascio, 51 anni, assistente capo della Polizia Penitenziaria in servizio presso la C.C. Trapani.

La chiesetta della Madonna del Rosario di contrada Spagnola in Marsala è diventata di colpo troppo piccola per contenere quella folla straboccante di amici, parenti, paesani e colleghi, segno dell’affetto e della stima che Benny Lo Cascio godeva nel suo Paese ma anche tra i colleghi.

Un male incurabile ce lo ha portato via in meno di 6 mesi; mesi di sofferenza durante i quali Benedetto ha lottato come un leone, aggrappandosi alla vita con tutte le forze. Un “guerriero” l’ha definito la piccola Giorgia, sua figlia che con una grandissima forza d’animo ha letto, alla fine della cerimonia funebre, una lettera così struggente dal strapparci a forza le lacrime, fino a quel momento a stento trattenute.

Volevo bene a Benedetto Lo Cascio; un uomo semplice e generoso, un collega competente, con la passione per la poesia; infatti lo avevo soprannominato “Il Poeta” per quella sua capacità di scrivere pensieri profondi su vari argomenti. Ricordo che all’inizio di questa terribile malattia mi telefonò scusandosi perché era assente e non poteva venire in servizio in quanto un terribile mal di schiena lo teneva inchiodato a letto, denotando un grande attaccamento al suo lavoro, e rispetto per i colleghi.

Davvero, non c’era un collega che non volesse bene a Benedetto Lo Cascio e con la sua semplicità e genuinità era riuscito a diventare amico di un signore ottantenne, piccoletto dalle buffe orecchie a sventola, che negli ultimi dieci anni della sua vita aveva eletto Marsala e quella meraviglia della natura che è lo Stagnone e le sue isolette, poste di fronte a quella contrada marsalese, a sua sede di residenza.

Questo signore misterioso, di cui non conosceva nemmeno il nome, – come mi raccontò un giorno –  veniva sempre più spesso  a scoprire quella Sicilia che da giovane non aveva frequentato e non disdegnava di passeggiare e ammirare il paesaggio con lo sfondo delle isole Egadi, con Benedetto con cui discuteva del più e del meno, dei suoi piccoli problemi familiari; e fu confidandogli che suo figlio aveva qualche problema a scuola, che quel signore dall’aria così distinta e discreta si offerse di dargli gratuitamente delle lezioni di Italiano e di altre materie, il cui risultato straordinario permise al figlio di scalare le posizioni nella sua classe, fino ad affermarsi come uno dei migliori.

Fu solo il 5 gennaio scorso che, nella triste occasione della sua morte, il nostro Benedetto Lo Cascio scoprì dalla stampa nazionale che quel signore ottantenne di cui era diventato amico conquistandolo con la sua semplicità, altri non era che il Professore Tullio De Mauro importantissimo linguista e professore di linguistica e di filosofia del linguaggio, direttore del Dipartimento di Scienze del Linguaggio nella Facoltà di Lettere e Filosofia e successivamente il Dipartimento di Studi Filologici Linguistici e Letterari nella Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università la Sapienza di Roma, nonché Ministro della Pubblica Istruzione con il Governo Amato e fratello minore del giornalista del L’Ora  Mauro De Mauro ucciso dalla Mafia nel 1970. Questo aneddoto la dice lunga sulla simpatia di Benedetto e sulla sua capacità di conquistarti con la sua genuinità. Sei stato un grande collega, caro Benedetto e soprattutto un bravo marito e un padre esemplare per i tuoi figli.

Ci rivedremo nell’altro mondo e rideremo insieme ascoltando le tue storielle.

 

 

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