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Indovina chi NON viene a pranzo (col Papa)?

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Basta! Mi sono stancato di tutto questo buonismo. Ora ci si mette anche Papa Francesco il cui pensiero una volta giunto a Bologna è quello di organizzare un pranzo presso la Basilica di San Petronio con mille poveri: immigrati, senza casa e detenuti.

Capisco che la Chiesa è a fianco dei poveri e degli emarginati ma quello che non capisco è perché nell’organizzare questi eventi la Chiesa non si rivolga anche a quelle famiglie che pur non essendo povere, (ma che sfiorano la povertà) pur non essendo senza casa (ma pagano affitti da capogiro, stringendo la cinghia ogni mese e privandosi di tante cose) pur non avendo commesso reati (ma talvolta vittime dei reati di coloro che magari hanno l’onore di sedere a tavola con il Papa) non vengono prese in considerazione.

Quelli però a cui non manca mai la considerazione sono sempre loro: i poveri carcerati – in questo caso internati (i peggiori).

Sempre al centro dell’attenzione dalla lavanda dei piedi, ai pranzi caritatevoli con Vescovi e prelati i detenuti catalizzano le attenzioni della Chiesa Cattolica, della associazioni di volontariato, dei radicali……

Ed è giusto a mio parere che sia così; tante volte la Chiesa, nella sua infinità bontà sopperisce laddove lo Stato latita e quindi si sostituisce spesso ad esso fornendo ai detenuti meno abbienti i generi di prima necessità, vestiti e talvolta anche caricando loro qualche 5 – 10 euro nel conto corrente per permettere a qualche detenuto di telefonare alla famiglia nel proprio paese d’origine (anche se questo è un fervente musulmano).

Ma, fatto questo doveroso inciso e riconoscendo il valore assoluto del conforto spirituale e materiale che la Chiesa offre ai “carcerati” mi chiedo se è giusto che i “carcerati” debbano avere sempre e comunque tutte queste attenzioni da parte della Chiesa, che nel caso specifico, vengono ricambiate con due evasioni. Infatti, due internati (i peggiori tra i detenuti) hanno pensato bene di non mangiare la frutta e il dessert, – anche se erano a tavola con il Santo Padre – e infischiandosene delle attenzioni della Chiesa verso i poveretti emarginati, si sono eclissati.

Ciò oltre a produrre un danno d’immagine per l’Amministrazione Penitenziaria, perché è davvero difficile spiegare all’opinione pubblica la differenza tra una evasione da permesso e una evasione dall’Istituto, con tutta una serie di commenti negativi sui giudici che li concedono (i permessi) e l’istituzione carcere che è diventata – a detta di molti – una villeggiatura, mi induce a fare delle riflessioni: perché il Papa, durante questi pranzi o in altre manifestazioni non invita le vittime dei reati? Perché anziché invitare i detenuti non invita quei Poliziotti Penitenziaria che hanno subito aggressioni, ferimenti in servizio? Perché il Papa non invita a pranzo le povere ragazze violentate o perseguitate, anziché i loro aguzzini?

Credo che sia ora di finirla con tutto questo buonismo che ci rende ridicoli in tutto il mondo, che ci fa apparire agli occhi dei c.d. “migranti” come il Paese di Bengodi; un Paese che ignora le vittime del reato, le forze dell’ordine ma è sempre più vicino alle esigenze di chi si è macchiato di reati orribili.

 

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