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Italicum, Porcellum, Mattarellum e Consultellum

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Il nuovo Governo Gentiloni si è insediato da poco, con il principale scopo di varare una riforma della Legge elettorale che consenta di andare al voto, senza creare instabilità successive.

Questo, però, non è l'obiettivo di tutti i partiti e gli schieramenti politici, soprattutto quelli minoritari, i quali, da un esito elettorale incerto e di equilibrato, sperano di trarne vantaggio facendo l'ago della bilancia:

un vecchio sistema, questo, tutto italiano che per tantissimi anni soprattutto nella prima Repubblica ha consentito a piccoli partiti di poter partecipare alla formazione dei vari governi democristiani e anche socialisti.

L'esigenza di una riforma della legge elettorale nasce dalla mancata approvazione  della riforma costituzionale.

L'Italicum è la legge elettorale voluta dal governo Renzi che, con l'abolizione del Senato elettivo, come lo conosciamo oggi, avrebbe dovuto funzionare solo per la Camera dei Deputati.

La mancata approvazione, da parte dei cittadini italiani con il referendum del 4 dicembre 2016, della riforma Costituzionale, ha lasciato in eredità due leggi elettorali diverse per Camera e Senato: da una parte l'Italicum e dall'altra il c.d. Consultellum, ciò che rimane del Porcellum (riforma Calderoli), dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2013.

L'Italicum prevede che dei 630 seggi previsti per la Camera dei Deputati 618 provengano dai voti espressi sul territorio nazionale ed i restanti 12 da quelli degli italiani all'estero.

Dalle attuali 27 circoscrizioni si passerebbe a 20, una per ogni regione e le regioni verrebbero divise in collegi; ad ogni Collegio spetterebbe un determinato numero di seggi, in proporzione ai suoi abitanti.

Sono previste delle soglie di sbarramento, in base alla percentuale di voti ottenuti a livello nazionale: 12% se si tratta di una coalizione di liste, 8% se è una lista singola, 4,5% per una lista singola all'interno della coalizione.

Ciò che ha fatto maggiormente discutere di questo nuovo sistema elettorale è il premio di maggioranza, inviso ai partiti minori.

In base ai risultati elettorali si potrebbero determinare i seguenti scenari.

Intanto bisogna evidenziare che per l'attribuzione del premio di maggioranza bisogna ottenere il 37% dei voti.

Se la lista o coalizione di liste non ottiene il 37% si va al ballottaggio tra le due che hanno raggiunto il maggior numero di voti; se ottiene il 37% dei voti, ma meno di 340 seggi, vince e ottiene il premio di maggioranza.

Se raggiunge il 37% e 340 seggi vince senza premio di maggioranza.

Al Senato si dovrebbe invece andare a votare con il c.d. Consultellum, sistema elettorale proporzionale, le cui soglie di sbarramento sono pari al 2% per i partiti coalizzati e al 4% per quelli non coalizzati.

E' un sistema entrato in vigore in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2013.

La Corte ritenne incostituzionale sia il premio di maggioranza, sia le liste bloccate senza preferenze.

Tali liste erano state approvate con la Legge Calderoli che, in seguito, lui stesso definì in una trasmissione di Porta a Porta «una porcata», da qui il termine Porcellum.

Le modifiche della Corte lasciarono in vigore una legge proporzionale pura, priva del premio di maggioranza e con la possibilità, per gli elettori, di esprimere una sola preferenza.

Renzi, nella recente riunione della direzione nazionale del PD, ha lanciato la proposta di partire dalla legge elettorale che porta il nome dell'attuale presidente della Repubblica.

La legge Mattarella fu approvata il 4 agosto del 1993, dopo il referendum del 18 aprile dello stesso anno. Fu introdotto un sistema elettorale misto, così composto:

• maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi;

• recupero proporzionale dei più votati e non eletti per il Senato, attraverso un meccanismo di calcolo denominato scorporo, per il rimanente 25% dei seggi assegnati al Senato;

• proporzionale con liste bloccate per il rimanente 25% dei seggi assegnati alla Camera;

• sbarramento del 4% alla Camera.

Tale sistema riunì tre diverse modalità di ripartizione dei seggi: quota maggioritaria di Camera e Senato, recupero proporzionale al Senato, quota proporzionale alla Camera.

Tale proposta potrebbe essere la base di partenza, almeno da quanto si è appreso attraverso le reazioni della maggior parte dei partiti presenti in Parlamento, una buona base di partenza per giungere ad un accordo che vada oltre l'attuale maggioranza parlamentare.

 

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