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La legge è uguale per tutti ma per qualcuno è un po’ più uguale

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Una vecchia massima, ispirata a George Orwell, soleva ripetere che “tutti gli uomini sono uguali dinanzi alla legge, ma alcuni uomini sono più uguali di altri…”. Nella mia ventennale esperienza di sindacalista, ho avuto più volte occasione di riscontrare la veridicità del vecchio detto “due pesi e due misure”, riconducendolo a tutta una serie di provvedimenti ed azioni amministrative poste in essere dall’Amministrazione Penitenziaria, in alcune circostanze anche in maniera contraddittoria ed irriverente.

Procedimenti disciplinari, ricompense, provvedimenti legati alla mobilità, corsi di formazione, ed altro ancora, hanno in più circostanze evidenziato palese discordanze per fatti e situazioni sostanzialmente identiche.

Mi sono adoperato spesso nell’analisi delle documentazioni di numerosi procedimenti disciplinari, impegnandomi personalmente nella difesa dei colleghi dinanzi ai vari Consigli di Disciplina, e ho, spesso, ravvisato vere e proprie discrepanze e sproporzione in ordine alle decisioni assunte di volta in volta, non trascurando, in tale ottica, le motivazioni e le relazioni conclusive dei vari funzionari istruttori.

In sostanza, se un ritardo nell’assumere un servizio di un’agente viene ritenuto meritevole di essere censurato o, se in caso di recidiva, soggetto alla più incisiva pena pecuniaria, di certo non può considerarsi di pari rilievo la circostanza che impone identica contestazione in colui (soprattutto se trattasi di un Comandante di Reparto) che – quale responsabile dell’ufficio di P.G. di un’Istituto Penitenziario – trasmette in (notevole) ritardo cento notizie di reato in un biennio.

Ritardo, si apprende, che non si identifica con giorni o poche settimane, ma addirittura di svariati mesi. E, quindi, come non può dirsi affermata la massima ispirata a George Orwell, se tale ultima violazione viene addirittura posta sullo stesso piano di un ritardo in servizio?

Se non sbaglio, il (notevole) ritardo nella trasmissione delle notizie di reato integra ben altre e più gravi violazioni, interessando addirittura il Procuratore Generale della Repubblica, ma tant’è…

Di recente mi sono dovuto interessare di analizzare un procedimento disciplinare redatto in danno di un mio delegato in servizio presso un’istituto dell’Emilia Romagna.

A questi veniva contestato rapporto disciplinare per aver prestato servizio in un turno notturno calzando scarpe fuori ordinanza.

Fin da subito, ho comunque preso le distanze dal collega, ritenendo violata la disposizione che disciplina il regolare utilizzo dell’uniforme del Corpo di Polizia Penitenziaria (indipendentemente dalle memorie difensive che lo stesso collega avrebbe proposto). Ma poi, analizzando un po' meglio il contesto, mi sono reso conto che “i due pesi e le due misure” trovavano larga applicazione anche in tale circostanza. Infatti, la meticolosità del rilievo disciplinare (ripeto, giusto!!!) per il collega con ai piedi scarpe fuori ordinanza, non trovava, per altri appartenenti al Corpo in servizio nello stesso Istituto, identico trattamento: in questo senso, trova spazio la violazione alla circolare ministeriale che impone il divieto di postare su qualsiasi social foto e documenti che rilevino attinenza con la sua appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Per essere più chiari, si riscontravano post inseriti sul profilo facebook di un collega che lo ritraevano in numerose foto in divisa, in una di queste con cinturone piastrellato di manette d’ordinanza e fuori ordinanza, di voluminosi mazzi di chiavi, di torce, in altra con ben in vista la propria placca di ordinanza con tanto di matricola ben visibile (di colore argento), in un’altra ancora con altra placca con impressa la stessa matricola ma di colore oro (e, quindi, sovviene lecito chiedersi – ironicamente, ma non più di tanto – se sia stato beneficiato di una doppia placca, ovverosia quella riservata agli agenti/assistenti e, nel contempo, ai sottufficiali, trattandosi, nel caso di specie di un Assistente Capo).

Fatti ben conosciuti (prova ne sia l’amicizia e i commenti alle foto postate), oggetto di opportuna segnalazione a chi di dovere, purtroppo senza alcun esito e riscontro…

Ad ottobre, ho dovuto seguire anche il caso legato ai colleghi di Ferrara che avevano rilasciato interviste sul caso Igor.

Ebbene, giustamente, se nei confronti dei due Ispettori si è ritenuto pacifico avviare inchiesta disciplinare, non si vede il motivo per cui, nei confronti di altre figure professionali che hanno avuto accesso nell’Istituto ferrarese, pur rilasciando interviste apparentemente ben più contornate e dettagliate in ordine alla vicenda del ricercato Igor, si apprende, non sarebbero state adottate identiche iniziative.

Come mai e perché??

Infine, un pensierino anche alle commissioni arbitrali e alle delibere in esse adottate.

Possibile che uno strumento di garanzia come quello della CAR, venga di fatto svilito senza alcuna conseguenza per le Direzioni nei cui confronti viene deliberata violazione a normative e accordi pattizi?

Un esempio?

Subito: delibera dello scorso 8 settembre che ha sancito la violazione a maggioranza assoluta dell’intera Commissione su un caso riguardante la Casa Circondariale di Modena; nonostante la decisione all’unanimità, a distanza di oltre 50 giorni dalla delibera, la stessa Direzione non ha per nulla inteso adottare quanto deciso dal massimo organo di garanzia regionale.

Ed allora, ci si chiede a cosa serve la CAR, atteso che ogni seduta interessa una movimentazione di almeno 16 unità e, per i dirigenti e funzionari, quello di lasciare per intere giornate i propri Istituti, raggiungendo la sede con l’utilizzo di auto di servizio (spreco di carburante) e di autisti (colleghi sottratti ad altri compiti istituzionali), gravando ulteriormente sulle casse dell’erario?

Lecito quindi chiedersi: Possibile che le contestazioni disciplinari investono solo il personale di Polizia Penitenziaria, nella maggior parte dei casi perché dimenticano di comunicare prognosi di malattia o perché giungono in servizio in ritardo?

Vogliamoci bene…

 

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